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Mazzuca indica la via: “La Sibaritide guidi la Calabria”

mazzuca-confiIn lui, Natale Mazzuca, gli industriali calabri hanno trovato la figura di riferimento. Per questo e per mille altri motivi, con il coordinatore di Unindustria Calabria ci siamo voluti soffermare su economia, Piana e futuro.

L’economia calabrese sembra regredire, attanagliata da mille problemi. Nella sua veste di massimo esponente dell’associazione degli industriali della regione, come immagina i prossimi cinque anni?

«Le ultime analisi economiche e congiunturali non lasciano scampo e spazio a commenti diversi da quelli che si ascoltano per la strada, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e dove il lavoro non c’è: siamo davvero arrivati ad un bivio, o intraprende con consapevolezza la strada dello sviluppo grazie ad interventi nuovi, veloci  e risolutori oppure la Calabria rimarrà una terra desolata, desolante e chiusa nel suo stesso guscio, affossata da classi dirigenti non all’altezza della situazione, da una domanda per politiche di cortissimo respiro che alimentano fallimenti ed insuccessi. I prossimi cinque anni saranno il banco di prova per il futuro economico e sociale di tutti i calabresi. È l’ultima chiamata. Il tempo è finito. Tutti dobbiamo sentirci responsabili e contribuire attivamente, con grande senso civico, alla costruzione del nostro futuro e di quello dei giovani. Non possiamo dare deleghe in bianco più a nessuno, c’è bisogno della partecipazione di tutti. Non dimentichiamo il significato di “democrazia”: potere del popolo!»

Quali le prospettive di un futuro migliore? «Potrà esserci un futuro migliore per tutti se ciascuno farà fino in fondo la propria parte. Con senso di responsabilità e di onestà, per quanto sarà possibile fare, nella legalità e per la collettività. La trappola del sottosviluppo non si rompe se non si cambia atteggiamento, se si continua a stare fermi in attesa che gli altri si muovano. Per rompere la paralisi bisogna muoversi, fare, esporsi, indipendentemente da ciò che fanno gli altri. Solo così può crescere la fiducia, la risorsa più importante per la ripresa. Il declino non si arresta senza altruismo, senza assunzioni di precise e vincolanti responsabilità individuali e collettive. Come imprenditori mettiamo a disposizione la rete di Confindustria, il suo ramificato e denso sistema di imprese come una porta d’ingresso per favorire forme di sviluppo integrato della nostra regione e per attrarre imprese esterne».

È d’accordo con l’idea che la Calabria può voltare pagina solo facendo rete fra tutti i settori produttivi?  

«La Calabria può avanzare se si apre alle relazioni istituzionali, sociali ed economiche; continuerà ad arretrare se si chiude nel suo guscio, nei risentimenti, nell’antistatalismo, nella mera protesta. Ne siamo così consapevoli che abbiamo iniziato noi stessi a promuovere lo stare insieme fattivamente. In primis costituendo consorzi tra imprenditori associati. Mi riferisco, per esempio, all’esperienza del “Consorzio Assapori” tra i ristoratori d’eccellenza, al “Brutium Energy” per l’acquisto sul mercato liberto dell’energia e del gas, a “Kalos” per l’internazionalizzazione delle imprese dell’agroalimentare, a “Rete Destinazione Sud Italia” per la promozione di un’offerta turistica integrata, al progetto “Itinerari” che punta a proporre al visitatore dei percorsi di riscoperta del territorio che mescolino turismo religioso, enogastronomico, sportivo e culturale. In seconda battuta faccio riferimento alla nostra esperienza di Unindustria Calabria, la rete tra le cinque Associazioni Industriali provinciali che abbiamo creato da poche settimane».

La Piana di Sibari, troppo spesso dimenticata ed emarginata, ha tutte le potenzialità per diventare il polmone economico ed ergersi, quindi, a guida della Regione. Cosa ne pensa? «Sono d’accordo in senso assoluto. La fertile e bella terra dello jonio cosentino è un’area vocata per il sistema dell’agroalimentare, per il turismo e per tanti altri settori. Bisogna però creare le condizioni per operare al meglio, partendo dalla conoscenza piena dei problemi e dei vincoli ma anche e soprattutto delle opportunità effettive per ridurre il rischio di fallimento delle politiche pubbliche in situazioni, come quella nella quale siamo immersi, connotate da forte incertezza. Bisogna assolutamente agganciare questo territorio ai grandi mercati nazionali ed europei. Sono necessarie le grandi opere, le grandi infrastrutture, non tralasciando le piccole opere locali che servono per aumentare l’integrazione dei centri urbani, lo sviluppo locale ed innalzare la qualità della vita dei cittadini. È necessario un vero e proprio sistema integrato di mobilità delle persone e delle merci, mettendo in rete il sistema viario con quello aereo e portuale. Questa è la sfida da vincere per partire!»

m. f.
s. t.

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