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Giù le mani dall’Enel. Prevalgano il buon senso e bene comune

enelEnel, sempre Enel, fortissimamente Enel. Ne parliamo perché ancora nessuno, concretamente, ha pensato a che fine faranno tutti i lavoratori che verranno buttati fuori a gennaio. Espulsi dal mondo produttivo, resi disoccupati. E così, qualche cretino che ha pensato che la nostra preoccupazione fosse diversa da questa, rimane un cretino.
Noi non ci stiamo occupando di problemi così seri perché abbiamo un disegno, che non riusciamo, sinceramente, nemmeno a immaginare. Le favole su sostegni a questo o a quell’imprenditore, restano favolette da fotoromanzo e “L’Eco dello Jonio” è un settimanale di attualità, politica e cultura.
Ci siamo preoccupati di verificare le voci che circolavano sulla intenzione dell’Enel di staccare le chiavi dal cruscotto e spegnere i motori. Abbiamo attivato le nostre fonti, interpellato soggetti di sicura e provata affidabilità ed abbiamo lanciato la notizia. Lo abbiamo fatto perché, in questo territorio, dopo aver perso tutto il perdibile e qualcosa in più, riteniamo che rimangano pochissimi margini per dare a questi lavoratori la possibilità di rientrare al lavoro.
Tutto qua, non una virgola in più, né una in meno. Ci siamo prodigati per stimolare la politica, per dire alla stessa: sveglia, che qui dopo Tribunale, Asl, Comunità Montana, Uffici dell’Agenzia delle Entrate, chiuderanno anche la centrale, senza un disegno per il suo futuro. Abbiamo anche scritto che a noi il carbone non interessa ma, di grazia, fateci sapere che fine farà questo mausoleo post-industriale.
Da quel dì, è calato il silenzio. Allora, siamo andati ad interpellare la politica, gli operai, i sindacati, insomma abbiamo fatto quello che ritenevamo giusto. E continueremo a farlo, con ferma convinzione.
Vogliamo, però, rimarcare un elemento che ci sembra importante: abbiamo detto che non ci sono secondi fini nella nostra azione. Noi non peroriamo la causa di nessuno, solo dei lavoratori.
Se, però, così come qualche voce sostiene, qualche furbetto di quartiere vorrebbe approfittare dell’operazione, magari acquistare quelle aree a buon prezzo, imbastire qualche mega speculazione con fondi europei, a quel punto noi ne daremo conto ai nostri lettori e, soprattutto, a quei lavoratori che dal 1° gennaio resteranno senza stipendio.
Ci sembra il minimo, in un contesto così difficile, in una situazione così complessa, che merita la massima trasparenza da parte di tutti.
Noi faremo la nostra, gli altri vengano alla luce del sole ad illustrare programmi e prospettive future, stante l’interesse generale della vertenza.

Il Brigante

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