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Magna Graecia con opere da terzo mondo e oggi in Consiglio il ponte sullo stretto

Il Comitato denuncia la politica miope del centralismo che pensa a riprogettare infrastrutture faraoniche mentre per la fascia jonica puntualmente non ci sono fondi

Si ripropongono opere faranoiche come il Ponte sullo Stretto mentre l’area jonica continua a essere puntualmente boicottata dai soliti antiquati poteri centralisti. Se l’andazzo è questo invitiamo i cittadini residenti e amanti del popolo magnograeco, tesserati e simpatizzanti dell’intera partitocrazia a strappare le tessere dei partiti e ad ipotizzare una sorta di sciopero fiscale che compensi il prelievo esercitato sulla comunità magnograeca in una giusta e proporzionata relazione costo/benefici.

Di giorno in giorno aumentano i segnali di intolleranza democratica nei confronti di chi non perde occasione ad avventurarsi in politiche ottuse e miopi, sprovviste di consapevolezze. In queste ore, in Calabria, si presenterà in Consiglio regionale una mozione per la riprogettazione del Ponte sullo Stretto dal presidente dell’Assise, il catanzarese Domenico Tallini. Per la Sibari-Crotone non ci sono i fondi: né per l’adeguamento all’alta velocità, né per la progettazione della statale 106, tanto meno si lavora per un vero rilancio dello scalo aereo di Crotone, però la politica centralista rilancia il Ponte sullo Stretto, ritenuto più importante rispetto alle esigenze di una fascia di territorio tenuta in condizioni da terzo Mondo: stazioni ferroviarie chiuse, tratta a binario unico e non elettrificato, convogli obsoleti; una statale 106 a carreggiata unica a doppio senso con svincoli e accessi abusivi. Nessun accenno alle vie del mare! Questo è il contesto in cui vengono lasciati i cittadini della Magna Graecia, gli stessi che aiutano a infoltire le casse regionali e gli stipendi dei parlamentari regionali, ivi incluso quello del Presidente Tallini.

Non meno importante è da ritenere la grave affermazione del Ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, che in un intervista rilasciata alla stampa in occasione dell’inaugurazione al cantiere del 3°Megalotto SS.106, si è espressa in merito alla prosecuzione a Sud del tracciato riguardante la strada statale jonica nel tratto Sibari-Crotone palesando elementi ostativi al potenziamento dell’arteria (a 4 corsie esattamente come la Roseto-Sibari e Crotone-Catanzaro)  poiché “il tragitto è costellato dalla presenza di moltissimi paesi, anche piccoli. Il problema allora è circumnavigare questi paesi per garantire sicurezza e velocità di percorrenza senza far schizzare i costi alle stelle” – afferma la Ministra!

Non ci sembra che nei tratti già ammodernati o in via di cantierizzazione sia in ambito Pugliese-Lucano, così come nei tratti calabresi di Catanzaro e nella Locride o nel costruendo Megalotto 3, gli stessi siano esenti dalla compresenza di molteplici comunità, anche più di quelle presenti nel tratto Sibari-Crotone. Insomma per l’arco jonico spuntano sempre mille problemi, come per l’interruzione dei lavori di elettrificazione ferroviaria Sibari-Crotone ad opera del Ministero dei Beni Culturali molto attivo e sensibile quando si tratta di interrompere i lavori che prefigurano forme di sviluppo. Una disparità di trattamento che si tocca con mano, che grida giustizia, e calpesta la dignità di un popolo.

Stupisce la mancata indignazione di chi rappresenta questa fascia di territorio, allineata e coperta. Non è più né tempo di inviti-appelli né auspici, ma di agire partendo dal basso. Ai cittadini il compito di reagire, alla classe dirigente jonica l’obbligo morale di interrogarsi circa le condizioni di sotto sviluppo in cui quest’area è tenuta e il perversare di quest’atteggiamento ostativo e preclusivo di chi è pagato con i soldi di noi tutti.


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