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M5S su rifiuti speciali: «Sosteniamo il No di sindaci e comitati del territorio»

Come Attivisti del MoVimento 5 Stelle, abbiamo più volte sottolineato la mancanza di programmazione che ha reso inefficiente il governo regionale in merito alla gestione dell’emergenza rifiuti che vede interventi sporadici e maldestri.
Ne è un’ulteriore prova la discutibile decisione di acconsentire alla realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti speciali nella zona PIP di Altomonte, precisamente, in contrada Serragiumenta.
Ed è qui che si commette un grave errore di base: viene completamente ignorata la vocazione del territorio.
I primi ad insorgere, infatti, sono i produttori agricoli che difendono il loro lavoro, la loro fatica, la loro terra, nel senso stretto del termine.
E’ impensabile sacrificare la già fragile economia di una piccola realtà di paese che cerca di andare avanti, resiste, ma non può reggere il colpo di un simile stravolgimento.
Stiamo parlando di un impianto che dovrebbe lavorare circa 240.000 tonnellate di rifiuti all’anno, verosimilmente provenienti anche da altre regioni (quali Basilicata e Campania).
Una cifra spaventosa se pensiamo che si tratterebbe di un conferimento pari ad oltre 700 tonnellate al giorno!
Desta, inoltre, curiosità la sicurezza con cui la ditta – per un impianto di 24.000 metri quadrati- ha acquistato 100.000 metri quadrati di terreno nell’area sopraccitata come se fosse quasi certo il via libera ai lavori addirittura prima di presentare il progetto. Eppure, ancora non è detta l’ultima parola sull’approvazione o meno dello stesso.
Così come desta preoccupazione la natura dei rifiuti che verranno conferiti, finora si è parlato di “rifiuti speciali non pericolosi” ma fermarsi alla mera definizione è riduttivo, sappiamo che la classificazione è ben più ampia e variegata ed esige un’azione di puntuale controllo.
Leggendo la “relazione tecnica generale”, reperibile sul sito della Regione Calabria, notiamo una tabella che riporta le tipologie di rifiuti che l’impianto potrà accogliere, contrassegnati dai rispettivi codici CER (codice europeo del rifiuto).
Ebbene, i codici fanno riferimento a materiale di scarto proveniente da cava, rifiuti della pirolisi ed affini. Ma, non è tutto.
Soffermandosi sulla tabella, è possibile notare anche il riferimento a codici CER che prevedono altri tipi di lavorazioni tra cui i rifiuti dei processi chimici organici e inorganici, della raffinazione del petrolio, polveri e particolato di materiali ferrosi, scaglie di laminazione, estratti da ceneri pesanti (alluminio, piombo, zinco) e via discorrendo.
Ragionevolmente, ci aspettiamo una presa di posizione precisa e motivata da parte della Regione che non può prescindere dalla dovuta azione di informazione e trasparenza verso i cittadini.
E’ evidente che, alle preoccupazioni di natura socio-economica, si uniscono le perplessità del tutto plausibili in merito alle ricadute che un impianto di lavorazione di rifiuti speciali possa avere sulla salute dei cittadini, ricordando che il sito indicato dista appena 500 metri dal centro abitato di Firmo.
Mortificare il territorio non può di certo essere una soluzione pertanto siamo solidali con la protesta mossa dai paesi interessati e continueremo ad opporci ad un progetto frutto del cinismo e dell’incuria di una politica locale sempre più distante dai cittadini.

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