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L’unione fa la forza: come funziona la fusione tra Corigliano e Rossano?

corigliano rossanoCOMUNE unico “Corigliano-Rossano”, come cambieranno le cose? C’è ancora un po’ di confusione sul progetto di fusione dei comuni di Rossano e Corigliano e sulle conseguenze dell’aggregazione dell’Area urbana intorno a una città unica. Anche se un significativo numero di cittadini, di associazioni, di forze politiche e di movimenti sindacali si sta mobilitando volontariamente nell’ottica di una fusione che andrebbe a valorizzare il polo di sviluppo della Sibaritide, quelle resistenze, figlie di mentalità invecchiate all’ombra del campanile, resistono e a tratti impediscono la piena comprensione di un programma che ha poco di deleterio.
I “pro” alla fusione non mancano di certo, anzi, la “nuova città” andrebbe a braccetto con una ricchezza e una qualità di nuovi servizi e risorse tale da fugare qualsiasi dubbio sulla convenienza della sua nascita. Dopotutto, quando in gioco c’è una popolazione di quasi ottantamila abitanti, un numero maggiore anche della stessa città di Cosenza, è quasi inevitabile fare i conti, a un livello non più trascurabile, con la promessa di grandi potenzialità attrattive, turistiche, economiche, imprenditoriali.
E, in effetti, come nelle migliori storie d’amore, tutto è bene ciò che finisce bene a patto che, nella coppia, l’uno non annulli l’altro. Ma qui non c’è da aver paura: nella logica di quell’unione che fa la forza, Corigliano e Rossano costituiranno sì un nuovo comune, con uffici unificati, organi di governo unici e, quindi, con un sindaco comune e un solo consiglio comunale, (come riportato nella legge 267 del testo unico degli enti locali agli articoli 15 e 16) ma mantenendo la loro identità e le tradizioni stesse, nel rispetto degli interessi e delle espressioni di ognuno. Senza contare il rilevante risparmio economico a favore del cittadino stesso, conseguente all’associazione dei servizi di Corigliano e Rossano. Allora, a ben pensare, tutta questa riluttanza è quasi un noioso esercizio di stile e, sulla scia di quell’Area urbana che non ha fatto contenti proprio tutti, è ora di mettere da parte sciocche manie di protagonismo per un “uniti si vince” che, forse, può chiudere in cassaforte una volta per tutte quelle poche cose che ci sono rimaste, che “ci hanno lasciato”.
Il referendum è alle porte, l’opportunità è nelle mani dei cittadini.

m.f.

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