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L’osservatorio sulla sanità chiede l’unificazione dei distretti

Franco Cirò: «L’attuale organizzazione non permette di applicare quanto previsto dal Decreto commissariale 65 del 2020»

E intanto c’è chi auspica, a breve, l’unificazione dei distretti sanitari Jonio Nord e Jonio Sud. Che paradossalmente hanno come sede uno Corigliano e l’altro Rossano. Una incongruenza anche alla luce della nascita della nuova terza città della Calabria.

«Dalla fusione dei comuni di Corigliano Calabro e Rossano, il 31 marzo 2018, – scrive Franco Cirò, presidente dell’Osservatorio Permanente sulla Sanità dell’Area Jonio Cosentino – è stato istituito il Comune di Corigliano-Rossano, che è il comune più esteso della Calabria e il più popolato della provincia di Cosenza, terza città della Calabria, dopo Reggio e Catanzaro».

«Ma l’attuale asseto distrettuale – sostiene Cirò – non tiene conto di questa realtà, per cui il Comune di Corigliano-Rossano fa parte per l’ex area di Corigliano del distretto Jonio Nord e  per l’area di Rossano del distretto Jonio Sud, con evidente impossibilità di attuare quanto previsto dal DCA 65/20 e con pregiudizio del diritto alla salute per come inteso nello stesso. Pertanto si rende necessario, urgente ed improcrastinabile la unificazione dei distretti Jonio Nord e Jonio Sud in un unico distretto “Jonio” che includa tutto il territorio di pertinenza dei distretti di origine senza ulteriori frammentazione che aggraverebbero i precari equilibri organizzativi raggiunti».

«Conseguentemente – aggiunge – si dovrà procedere ad una revisione dei fabbisogni assistenziale, per come previsto dal DCA 65/20, in funzione della popolazione da assistere, avendo il nuovo distretto una popolazione di più di 171.000 abitanti. Tale revisione deve riguardare numero e distribuzione delle UCCP e della AFT, ma anche e soprattutto la assegnazione ed attivazione dei posti letto di assistenza territoriale extra ospedaliera, residenziale, semiresidenziale, di riabilitazione estensiva extraospedaliera ambulatoriale e domiciliare riconducibili alle indicazioni del DPCM LEA 2017 attualmente assolutamente carente per non dire inesistente per alcune tipologie di assistenza».

«E’ appena il caso di sottolineare – sottolinea in conclusione il presidente Cirò – che per quanto attiene la specialistica ambulatoriale, per come nella citata delibera 646 del 3-8-2020, la definizione del fabbisogno aziendale odierno di prestazioni di assistenza specialistica, formulata con atto deliberativo n. 147 del 30 gennaio 2018, che comunque non si reperisce negli archivi, in quanto è a dir poco inadeguata vista l’evoluzione purtroppo in senso negativo dello scenario assistenziale territoriale, negli ultimi anni».


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