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L’oro rosso e la cultura: da Mons. Satriano parole di speranza

di SERAFINO CARUSO

Mons. Giuseppe Satriano con Papa Francesco

Ne abbiamo parlato anche con Mons. Satriano, dell’oro rosso della Calabria. Ovvero delle pregiate e famose “clementine”. Il succulento agrume che si produce soprattutto nella Sibaritide e in special modo nei territori dei Comuni di Corigliano e Rossano. Tante volte, dicevamo, ne abbiamo parlato. Perché non ci capacitiamo come un prodotto così eccellente della nostra fiorente agricoltura non riesca a compiere quel salto di qualità che invece meriterebbe. Eppure, spesso e volentieri le nostre clementine le troviamo appese agli alberi o, peggio ancora, in alcuni casi marcite a terra. Ma cosa accade? Qual è il problema? Lo ha detto ieri ai microfoni di EcoTv anche il Vescovo della Diocesi Rossano-Cariati, Mons. Giuseppe Satriano. Persona di grande umanità e cultura. Che non ostenta. Come un buon “pastore” fa con il suo “gregge”. Satriano ha detto, parlando della povertà imperante in questa parte di Calabria, che non è possibile, ad esempio, avere “l’oro rosso di Calabria”, appunto le clementine, è non saperlo valorizzare appieno.

ARGINARE IL FENOMENO DEGLI SPECULATORI

Gli avevamo chiesto come arginare la crescente disoccupazione, mettere un freno alla povertà. Tra le risposte, padre Giuseppe ha tirato fuori questo fattore. E già. Le clementine. Lui, pugliese, ha conosciuto questo eccellente prodotto della nostra terra. Così come sta conoscendo, piano piano, ogni giorno sempre di più, la nostra terra. Sta conoscendo i calabresi. I fedeli della sua Diocesi. Perché, dicevamo anche a microfoni spenti, un chilogrammo di clementine sull’albero costa 30 centesimi al massimo e poi nei mercati viene rivenduto a quasi due euro? Come mai questa forbice, questo divario? Qualcuno ci specula, abbiamo detto. Si: e si chiamano intermediari. Che con i produttori e i consumatori finali non hanno nulla a che vedere. Si tratta di profittatori. Spietati profittatori. Perché mentre l’imprenditore agricolo rischia il proprio capitale per produrre le clementine, questi intermediari vogliono soltanto specularci. Ed ecco, quindi, spiegato il fenomeno dei prezzi così diversi, all’origine e sui mercati.

COSA FARE? SERVE COLLABORAZIONE. IN TUTTI I SETTORI

Chiaramente con Mons. Satriano abbiamo parlato non soltanto di economia. Seppur correlata a un discorso sulla lotta alla povertà e il sostegno alle famiglie. Perché, ne siamo certi, se qui nella Sibaritide e più in generale in Calabria sapessimo fare rete, cooperare e fare sintesi, potremmo avere più benessere. Con il meraviglioso territorio che abbiamo non possiamo tollerare che ci siano così tanti disoccupati. Così tanti ragazzi e meno giovani che devono fare la valigia per le Regioni del Nord o altri Paesi europei. Le clementine, così come le risorse naturali e culturali, devono poter creare migliori condizioni di vita, in questo territorio. Con Mons. Satriano non potevamo, a tal fine, non parlare del Codex Purpureus Rossanensis. Un tesoro di inestimabile valore. Piano piano si stanno muovendo passi importanti. Certo, bisogna crescere. Attorno a questo catalizzatore culturale si può creare un indotto di turismo culturale di livello mondiale. Pensiamo a quante casette del centro storico, oggi abbandonate, si potrebbero trasformare in piccoli B&B o strutture ricettizie. A quanti posti di lavoro in più si potrebbero creare. Allora, ecco che serve far funzionare l’intelletto e la ragione. Agricoltura, turismo, cultura, montagna: già da questi quattro vettori si potrebbero creare le condizioni per un futuro migliore. Bisogna crederci. Insieme. Così come ha invitato a fare il buon pastore della nostra Diocesi, Mons. Giuseppe Satriano.

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