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Libertà di stampa e presunzione d’innocenza, il difficile equilibrio nel dibattito de L’Eco

di MARTINA FORCINITI e SAMANTHA TARANTINO

dibattito-ecoLibertà di espressione e di stampa, da una parte; presunzione d’innocenza e tutela della dignità della persona, dall’altra. Due diritti fondamentali nelle nostre società pluraliste e nei nostri stati di diritto. Due capisaldi delle nostre civiltà il cui equilibrio è molto spesso difficile e complesso da preservare. Perché se è doveroso impegnarsi ad assicurare alla stampa il potersi esprimere sempre liberamente pur di dare la notizia, senza incorrere in censure e condizionamenti di nessun tipo, è altrettanto doveroso non rischiare di ledere l’immagine delle persone e di intere comunità, quando oggetto e vittime di vere e proprie gogne mediatiche preventive o al di là di ogni reale fondamento. Bisogna far prevalere la sobrietà, il senso di responsabilità, il buon senso. Ma soprattutto bisogna evitare di cedere al sensazionalismo ed a processi popolar-mediatici destinati a durare lo spazio di un giorno.
È stato, questo, il passaggio ed il momento più forte dell’articolato dibattito che, per circa un’ora e mezzo, ha tenuto attenta la gremita platea della Sala Rossa di Palazzo San Bernardino. “Libertà di stampa, lobbying e laicità. Diritti umani e terrorismo. Ma chi è Charlie?”
Attorno a questa traccia, già di per sé complessa, lo staff de L’Eco dello Jonio, in occasione del suo anniversario, ha chiamato a confrontarsi, moderati da Lenin Montesanto, la Presidente del Tribunale di Castrovillari Caterina Chiaravalloti, il Direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni e la giornalista della redazione nazionale di France 3 Nathalie Perez.
Quelle prime pagine ad effetto, costruite solo per vendere, non sembrano forse dei veri e propri banchi per imputati in cui certa stampa sostituisce al principio di non colpevolezza il suo esatto contrario? Ciò che il giornalista non dovrebbe mai fare è sbagliare per conto terzi, trasformandosi così in uno strumento di lotta politica o di altro. La libertà di stampa, del resto, non te la regala nessuno; è una conquista quotidiana. È uno dei tanti passaggi del direttore Pollichieni che – rimarca – mi sento certamente Charlie, ma non sono un cretino, quando so di confrontarmi rispetto a poteri ed interessi costituiti, più o meno evidenti. Ma Charlie può essere anche un comico francese (Dieudonné M’bala M’bala) – come spiega la Perez – che posta su Facebook “Je suis Charlie Coulibaly” (usando, quindi, il cognome dell’attentatore al supermercato ebraico di Parigi, unendo vittime e carnefici) e per questo viene immediatamente condannato, nella stessa Francia laica e libera, per apologia del terrorismo. La sua difesa in aula è stata più o meno questa: «Sono stato educato al Cristianesimo. Gesù amava sia i buoni che i cattivi». D’altro canto, parafrasando la chiosa dell’ultimo editoriale del nostro editore, è difficile fare giornalismo senza perdere la propria tenerezza. Così come non è facile rispettare sempre l’equilibrio tra la libertà d’espressione e altri diritti, principi e valori fondamentali, sanciti anche nella nostra Costituzione.
Bisogna evitare i processi mediatici, soprattutto in fase di indagine preliminare. E la magistratura ha una grande responsabilità nell’evitare che ciò accada. Anche perché, pur intervenendo poi una sentenza assolutoria, non si riesce a restituire dignità al soggetto leso. (Chiaravalloti).
L’attacco alla redazione di Charlie Hebdo è stato anzi tutto terroristico. Non alla libertà di stampa. È stato, questo, un altro momento di assoluta condivisione nel dibattito. Abbiamo dovuto attendere un attacco diretto a casa nostra prima di accorgerci di un fenomeno che era già in atto da tempo. Si rischia di commettere nei confronti del terrorismo islamico lo stesso errore che il nord Italia ha commesso nei confronti della ‘ndrangheta, sottovalutandola (Pollichieni).
Tutti gli attacchi terroristici, come quello che ha colpito la Francia a gennaio, sono comunque attacchi al principio di laicità dello Stato così come noi lo intendiamo e viviamo. (Perez). Il decentramento delle libertà e l’accentramento dei poteri sono sicuramente gli obiettivi dei terroristi. Dobbiamo quindi evitare che si pensi di poter affrontare questa emergenza soltanto con velocità e muscoli. Perché rischiamo di minare la nostra stessa convivenza democratica e pacifica. (Pollichieni).
Bisogna fare un plauso alle forze dell’ordine italiane per l’ottimo lavoro di intelligence e prevenzione in tema di lotta al terrorismo. Dovremmo prestare però maggiore attenzione al cyber crime. Alcuni Paesi, purtroppo, continuano ad opporre resistenza alla creazione di maggiori controlli sul web, mentre questo desta allarme sociale ben più elevato di quello, ad esempio, dell’immigrazione clandestina (Chiaravalloti). Ok tutela dei diritti umani, ma con i terroristi non si può negoziare, per il loro disprezzo della loro stessa vita. In Francia esiste un’equipe di cinquanta agenti speciali per la lotta al terrorismo, con licenza di uccidere e che dipendono direttamente dal Presidente della Repubblica. Abbiamo gestito con efficacia e velocità gli attentati di Parigi. (Perez). E proprio mentre qui, in Calabria, si discuteva di terrorismo e libertà di stampa, a Copenaghen c’era chi si preparava a rifare Charlie Hebdo, seminando il terrore durante un dibattito come il nostro. Era presente il vignettista dissacratore di Maometto Lars Vilks. Gli agenti speciali francesi sono stati chiamati in soccorso da quelli danesi. E insieme a loro, il giorno dopo, è corsa anche la nostra ospite Perez. Non è stata una mattanza per fortuna, anche se un uomo ha perso la vita. È stata sacrificata ancora una volta la libertà d’espressione. Nel cuore dell’Europa.

 

ROSSANO – Il buon giornalismo è quello che fa crescere il territorio. Quello che riesce anche ad accompagnare gli amministratori nelle battaglie di civiltà di un territorio. Quello che sa fare più inchieste e meno gossip. Qualità e approccio riconosciuti, unanimemente, alla redazione de L’Eco dello Jonio dai rappresentanti istituzionali intervenuti per portare il loro saluto all’anniversario della nostra testata giornalistica. Come quello del sindaco di Rossano Giuseppe Antoniotti che è stato un vero e proprio plauso al giornale, un prodotto editoriale di qualità, senza colore politico e catalizzatore dei sentimenti della gente; che ha saputo affrontare con professionalità i temi più importanti della nostra terra. E che, soprattutto, è tra i più importanti motivatori dei due comuni nel processo di fusione. Non si è risparmiato nelle attestazioni di stima neanche il vicesindaco di Corigliano, Francesco Paolo Oranges, che ha rimarcato la necessità di una stampa da cui amministratori e cittadini possano trarre stimoli. Di un giornalismo per il quale, però, dare una notizia non significhi necessariamente martellare, con informazioni a volte inesatte. Il rischio che si corre è di ledere la dignità e la liberta delle persone e di intere comunità (il riferimento è all’indagine Medical Market ed all’annullamento dello scioglimento per mafia per il Comune di Cirò). È sempre difficilissimo, poi, ottenere ristoro del danno mediatico. E proprio L’Eco dello Jonio, secondo il sindaco di Amendolara Antonello Ciminelli, può essere Charlie, in una regione che, per le sue criticità, necessiterebbe di impegno e di inchieste giornalistiche quotidiane. L’Eco è sicuramente Charlie – continua – quando sostiene le principali battaglie dei territori. E su questa strada, di cammino L’Eco ne ha fatto tanto. È questa l’opinione del consigliere regionale Giuseppe Graziano che conclude la serie di saluti auspicando in generale che ci si dedichi un po’ di più al giornalismo d’inchiesta ed alla promozione culturale e meno alla politica. Va dedicato più spazio alle esigenze reali delle popolazioni. Perché sono i cittadini i veri “datori di lavoro” della stampa libera.

 

ROSSANO – È stata una grande festa. Ma all’insegna della sobrietà. Con un parterre di ospiti nutrito e ricco. Non solo di istituzioni e forze dell’ordine quali carabinieri e polizia, ma anche di professionisti e di qualche magistrato in prima fila.
Di tanti affezionati e amici de L’Eco radunatisi in quella bella sala di eleganti poltrone dove, per una volta, il colore rosso ha lasciato il passo all’arancione della nostra testata. Molti gli avvocati, ma per lo più sindaci. Curiosi, attenti, non fosse altro che per la presenza istituzionale, per la prima volta a Rossano, della presidente del Tribunale di Castrovillari Caterina Chiaravalloti.
Fra i primi cittadini, Filippo Sero, Angelo Donnici, Antonio Russo, Domenico Baldino, Antonello Ciminelli, Giuseppe Antoniotti e Mario Caruso, sindaco di Cirò che ci ha raggiunto fin dalla provincia di Crotone.
Vari argomenti, tutti intensi. Ancor più amari per la nostra collega d’oltralpe Nathalie Perez, di cui è difficile dimenticare quell’elegante eco francese. E memorabile è stata anche la passione oratoria del direttore Paolo Pollichieni, che ha rafforzato la stima di chi, come noi addetti ai lavori, fa il suo lavoro per il piacere di farlo.

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