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L’ex sindaco Filareto sulla centrale Enel

franco-filaretoI recenti due articoli su un settimanale locale (L’eco dello Jonio, nn. 20 e 21 del 28 e 5 u.s.), nei quali si fa richiamo anche alla mia persona (pure con una vignetta !), mi stimolano a ri-tornare sulla “vexata quaestio” dei propositi dell’ENEL Produzione SpA per la centrale di Rossano, nonché sulle posizioni e proposte dell’Amministrazione Comunale che ho avuto l’onere-onore di guidare negli anni 2006/2011. Lo faccio per almeno tre buoni motivi:  per chiarire i termini della questione;  per sventare equivoci, ambiguità e propositi di chi le cose le manda a dire o di chi le dice a mezze parole e a mezzi scritti, che potrebbero generare false attese e speranze (è spudoratamente falso tentare di indurre a credere che il carbone crea sviluppo e occupazione, come dimostrerò dopo), oltre che veleni e disorientamento nell’opinione pubblica o peggio azioni diversive;  per contribuire a costruire un progetto di sviluppo sostenibile per Rossano e per la Calabria del Nord-Est e offrire prospettive di speranza ai nostri giovani.

Ritengo, perciò, che sia utile ricordare – ancora una volta-  ai concittadini e alle Istituzioni di Rossano e di tutto il territorio  alcune informative veritiere e oggettive, ricavate dagli stessi documenti ufficiali dell’ ENEL S.p.A., che, sollecitati dallo scrivente ripetutamente negli anni scorsi, sono agli atti del Comune di Rossano:

1)  l’ENEL S.p.A. persegue, almeno dal 2004/05, il proposito di utilizzare il “carbon fossile”, la più inquinante fonte di energia, per riconvertire l’obsoleta Centrale termoelettrica di Rossano, proponendo un cosiddetto “progetto integrato policombustibile”;

2)  tale subdolo progetto, invece, è una sorta di cavallo di Troia; esso, infatti, propone – esplicitamente – che la Centrale Enel di Rossano venga trasformata di fatto in industria a carbone fossile, in quanto, contrariamente al nome dato al progetto, le energie a fonti rinnovabili avrebbero un apporto del tutto marginale, meno del 5 %, mentre l’impianto  risulterebbe alimentato “per il 95 % a polverino di carbone” (tutt’altro che  “policombustibile” !);

3)  la Centrale Enel a carbone, per alimentarsi, prevederebbe la “movimentazione di 1.950.000 t. di polverino di carbone” (sic !) nel Golfo di Rossano-Corigliano e non in mare aperto (come si esprime ambiguamente la Società Enel), per almeno 100 giorni all’anno e mediante un traffico di circa “20 navi oceaniche da 100.000 t.”, che attraccherebbero ad una boa di ancoraggio posta a 3-5 Km dalla costa; il carbone verrebbe poi trasportato dalla boa alla banchina della centrale (da costruire su pali a 60 m. dalla costa e a questa collegata con un pontile … in zona sismica !) da “due chiatte” dotate di “due  benne” per il carico del carbone dalla nave oceanica alla propria stiva;  nella fase di scarico presso la banchina di centrale, il “polverino di carbone”, fatto ricadere in una tramoggia per mezzo di una ruspa, verrebbe trasferito, con un “nastro trasportatore”, ai silos di stoccaggio (è intuibile che cosa succederebbe nelle frequenti giornate di vento !);

 

4)  la Centrale Enel a carbone, per l’ “approvvigionamento annuo del calcare (55.000 t.)”, prevederebbe un traffico di “circa 1.800 camion da 30 t.” via terra (sulla famigerata SS. 106 !) da località della Regione  e di Regioni limitrofe;

 

5) la Centrale Enel a carbone, “durante il processo di combustione del carbon fossile e di produzione di energia elettrica”, libererebbe nell’atmosfera, nell’ambiente e sulle popolazioni milioni di tonnellate di gas tossici e di polveri fini e delle famigerate polveri ultrafini (con conseguenze devastanti sulla qualità ambientale, sull’economia, sulla salute e sulla vita dei cittadini-persone dell’intero territorio !);

 

6) la Centrale Enel a carbone, per “lo smaltimento annuo delle ceneri da combustione del carbone (oltre 250.000 t. !)”, prevederebbe un traffico di “circa 50 navi da 5.000 t.” dalla banchina centrale per oltre 50 giorni all’anno;

 

7)  la Centrale Enel a carbone, “per lo smaltimento annuo del gesso (90.000 t. !)” prevederebbe l’utilizzo di “circa 3.000 camion da 30 t”., impegnati nel trasporto con destinazione “circa 18 navi da 5.000 t. nel Porto di Corigliano” (sic !);

 

8)  la Centrale Enel a carbone, “per l’approvvigionamento annuo delle biomasse (250.000 t.)”, prevederebbe un 50 % via mare (dal Porto di Corigliano alla centrale e viceversa, con circa 25 navi da 5.000 t. e camion da 20 t.) e l’altro 50 % via terra da località della Regione e di Regioni limitrofe con camion da 20 t. e l’utilizzo di circa 12.500 camion (sulla strada della morte SS. 106 !);

 

9)  la Central Enel a carbone, “per le operazioni di funzionamento” (trasporto biomasse, approvvigionamento di calcare, smaltimento di gesso e di ceneri), prevederebbe “il transito sulla SS. 106 di circa 17.300 camion pesanti da e per il Porto di Corigliano”, trasformato, in gran parte, in porto a servizio della Centrale a carbone, con conseguenti immaginabili ripercussioni sull’ambiente, sulla sostenibilità dello sviluppo, sulla pesca, sulla qualità della vita, sulla salute dei cittadini di oggi e delle future generazioni;

 

10)  la Centrale Enel a carbone, a fronte della previsione di un incremento sulla SS. 106 di traffico di ben “17.300 mezzi pesanti” (chi li fornirebbe ?), nulla  prevede come potenziamento della viabilità terrestre;

 

11)  la Centrale Enel a carbone, “nella fase di esercizio”, manterrebbe – soltanto – gli attuali livelli di occupazione (meno di 100 unità) e, quindi, non porterebbe – assolutamente – nuova occupazione;  mentre nella fase di cantiere richiederebbe, per la maggior parte, manodopera e aziende specializzate, delle quali il nostro territorio non dispone affatto (è la stessa ENEL SpA a smentire categoricamente i suoi propagandisti che la centrale una volta trasformata a carbon fossile possa assumere stabilmente nuovi tecnici e operai !);

 

12)  la Centrale a carbone non porterà all’insediamento nel territorio di nuove attività industriali e imprenditoriali, per le quali l’ENEL SpA non assume alcun impegno come non assume impegni per l’utilizzo di imprese locali nell’indotto;

 

13)  la Centrale a carbone, viceversa, porterà conseguenze gravi e irreversibili, con sicure contrazioni degli investimenti e dei livelli occupazionali,  nei comparti economici del territorio, oggi attivi e in espansione, dell’agricoltura, del turismo, del commercio, della pesca, dell’artigianato, della piccola Impresa e persino dell’industria edilizia (chi verrebbe a investire o chi resterebbe in un territorio con una centrale a carbone ?  Le esperienze di città devastate da centrali a carbone insegnano, come Porto Tolle, Genova, Brindisi, Civitavecchia !);

 

14)  la Centrale a carbone si collocherebbe in un contesto visivo ampio e aperto sulla Piana e sul Golfo di Sibari-Corigliano, pertanto essa risulterebbe visibile anche a grandi distanze, con un impatto visivo traumatico;

 

15)  la Centrale a carbone sorgerebbe in un’area di straordinaria importanza ambientale, rara se non unica, in Italia,  posta dentro la pianura di Sibari, ai piedi del Parco della Sila, del  Parco del Pollino, dell’Oasi WWF Cozzo del Pesco ed è nelle immediate vicinanze della secca di Amendolara e dell’Oasi marina di Zolfara, specchi acquatici ricchi di poseidonia;

 

16)  la Centrale a carbone sorgerebbe in un territorio individuato nel PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) della Provincia di Cosenza ad Alto Valore Agricolo, come zona delle clementine (con una produzione di 4.000.000 di q.li), dell’olio (con una produzione di 1.000.000 di q., tra queste la rinomata “Dolce di Rossano”), delle pesche (500.000 q.), di seminativo (500.000 q.), di riso pregiato e di alta qualità (50.000 q.), tanto che la Regione, con apposita Legge, ha dotato il Territorio di Distretto Agro-Alimentare di Qualità (DAQ), unico in Calabria, per tutelare le eccellenze agricole identitarie dei luoghi;

17)   la Centrale a carbone sorgerebbe in un territorio ad alta Valenza Culturale, che presenta specificità originali e inconfondibili, che ne fanno un luogo privilegiato di richiamo nel turismo internazionale, in quanto conserva le testimonianze archeologiche, monumentali e artistiche della Civiltà della Mesògaia degli Enotrii e dei Bretii, del primo Ellenismo Magno-greco di Sibari, del secondo Ellenismo bizantino di Rossano e dell’Arberia, delle Civiltà europee di Corigliano e degli altri Centri della Calabria del Nord-Est;

18)   la Centrale a carbone sorgerebbe in un territorio ad alta Valenza Turistica, che offre oltre 72.000 posti letto, registrando la presenza di circa 2.000.000 di presenze annue con una occupazione stagionale di 12.000 addetti oltre l’indotto, unica area della Calabria in crescita, tanto che nel 2009 ha avuto un incremento di presenze turistiche del 4,8% rispetto all’anno precedente (+ 65.000 ospiti);

19) un’eventuale Centrale a carbone rappresenta, pertanto, un vulnus per gli interessi del sistema economico territoriale, vocato all’agricoltura d’eccellenza, alla pesca, al turismo, all’artigianato, alla piccola industria di trasformazione, al commercio, settori portanti per i quali si profilano conseguenze gravi e irreversibili, con sicure contrazioni degli investimenti e dei livelli occupazionali;

20)  la Centrale a carbone sorgerebbe a ridosso del Porto di Corigliano e, perciò, rappresenterebbe un vulnus per gli interessi della flotta peschereccia di Corigliano, la seconda del Mediterraneo (con 260 imbarcazioni da pesca, 750 addetti alla pesca e 2.500 addetti alla filiera), e per la movimentazione di merci e di uomini sia via terra che via mare, quindi anche per il futuro assetto commerciale del Porto di Corigliano; esso, inoltre, è il secondo della Calabria ed è struttura logistica integrante dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro e del Sistema portuale della Regione, Capitaneria di Porto, attracco di navi crociere, scalo di partenza-arrivo dell’Autostrada del mare Corigliano-Catania, e si accinge a svolgere il ruolo avuto nell’Antichità e nel Medio Evo di Porta del Mediterraneo sull’Europa e viceversa;

21)  la Centrale a carbone è assolutamente incompatibile con il P.S.A. (Piano Strutturale in forma Associata) di cui si sono dotati le città di Rossano, Corigliano, Calopezzati, Cassano allo Jonio e Crosia, che ha tra le sue finalità quelle di promuovere lo sviluppo locale mediante la tutela-valorizzazione delle risorse ambientali, naturali ed antropiche (storico-culturali); di migliorare la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini mediante la promozione della qualità ambientale e il controllo dei rischi; di creare un assetto sostenibile del territorio e dell’uso del suolo;

22) la Centrale a carbone è assolutamente incompatibile con l’Accordo Territoriale di Programma (ATP), sottoscritto dalle città di Rossano e Corigliano e dalla Provincia di Cosenza, con l’obiettivo di coordinare le politiche di sviluppo del turismo, attraverso la creazione di un Sistema Turistico Locale (STL), che coinvolga anche i Comuni limitrofi del Basso e Alto Jonio; di coordinare le politiche di sviluppo del territorio con quelle della Provincia e della Regione; di assumere l’Area Urbana Corigliano-Rossano come asse strategico (di qualità della vita, di democrazia allargata, di sviluppo sostenibile, di progresso e civiltà), inclusivo di tutte le aree limitrofe, delle zone interne e montane dell’Arberia e della Sila Greca, finalizzato alla costruzione di un ampio Sistema Territoriale del Nord-Est  della  Calabria;

23)  la Centrale a carbone è assolutamente incompatibile con il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), approvato con delibera di Consiglio Regionale n. 365 del 14/02/2005, il quale stabilisce che l’autorizzazione per la costruzione di nuovi impianti o per il ri-potenziamento  degli impianti esistenti per la produzione di energia elettrica in Calabria è subordinata alla costruzione di “impianti a fonti rinnovabili”, quindi con “esclusione totale e divieto dell’utilizzo del carbon fossile”;

24)  la Centrale a carbone è assolutamente incompatibile con il PTCP della Provincia di Cosenza, approvato con D.C.P. n. 14 del 05/05/2009, il quale ha recepito “in toto” il Piano Energetico Ambientale Regionale;

25) la Centrale a carbone è la manifestazione della volontà dell’ENEL SpA, unilaterale, irrispettosa delle Istituzioni territoriali e regionali, perciò inaccettabile a portare avanti un progetto denominato impropriamente “policombustibile”, ma che è fortemente sperequato sul combustibile carbone (95%), dando prova di non ascolto delle aspettative di tutte le Istituzioni Territoriali (l’Area Urbana Rossano-Corigliano, i 55 Comuni della Sibaritide e del Pollino, la Provincia di Cosenza, la Regione Calabria), di tutte le Associazioni imprenditoriali dell’Agricoltura, del Turismo, del Commercio, della Pesca, del CODIS, totalmente contrari a quella ipotesi.

PER  QUESTI  E  ALTRI  MOTIVI

–  i due Consigli Comunali dell’Area Urbana Rossano-Corigliano, rispettivamente con le delibere n. 10 del 27.5.2010 e n. 17 pari data, hanno espresso – all’unanimità, senza “ossessione del carbone” e senza “bizantinismi” –  il diniego – chiaro, netto, forte, inequivocabile, senza se e senza ma –  al progetto dell’Enel Produzione SpA e a qualsivoglia utilizzo del carbone nel Territorio, manifestando attraverso i due Sindaci alla Conferenza Nazionale di Servizi del 2010 la volontà unitaria delle Istituzioni locali,  e invitando l’ENEL SpA a ritirare il progetto di riconversione a carbone della centrale di Rossano e ad aprire subito un tavolo di confronto inter-istituzionale per la riconversione ad energie rinnovabili del sito elettrico di Rossano, aprendo anche a nuovi investimenti nel campo delle energie rinnovabili e compatibili, assicurando gli attuali livelli occupazionali, potenziando e allargando l’indotto delle imprese locali, incrementando l’occupazione territoriale; nell’occasione hanno depositato i relativi atti formali;

 

–  la maggiore parte dei Consigli Comunali della Sibaritide e del Pollino (la Calabria del Nord-Est) ha espresso, in vari modi, la  netta contrarietà all’uso del carbone per la riconversione del sito elettrico di Rossano, senza “ossessione del carbone” e senza“bizantinismi”;

–  il Consiglio Provinciale di Cosenza ha espresso la propria contrarietà, senza “ossessione del carbone” e senza “bizantinismi”, all’ipotesi di conversione a carbone della centrale di Rossano, con la delibera n. 17 del 14.6.2010, e ha invitato l’ENEL Produzione SpA a ritirare il progetto di riconversione a carbone della centrale di Rossano e ad aprire subito un tavolo di confronto inter-istituzionale;

–   il Consiglio e la Giunta della Regione Calabria hanno ribadito il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), di cui alla Delibera n. 365 del 14/02/2005, e quindi l’esclusione totale dell’utilizzo del carbone nei siti elettrici regionali e per la centrale Enel di Rossano, senza “ossessione del carbone” e senza “bizantinismi”, e ha proposto all’ENEL SpA di ritirare il progetto di riconversione a carbone della centrale di Rossano e ad aprire subito un tavolo di confronto inter-istituzionale;

– tutte le Associazioni imprenditoriali dell’Agricoltura, del Turismo, del Commercio, della Pesca, dell’Artigianato, della Piccola impresa hanno bocciato fermamente qualsiasi ipotesi di trasformazione a carbone della Centrale Enel di Rossano, senza “ossessione del carbone” e senza “bizantinismi”;

–   il C.O.D.I.S. – l’Associazione dei Cittadini di tutto il territorio per la difesa del territorio –  è stato sempre, fin dal 2005, in prima fila nell’affermare un fermo e non contrattabile NO al progetto carbonifero dell’ENEL SpA, senza “ossessione del carbone” e senza “bizantinismi”, e, viceversa, un deciso SI alla vita, alla salute, alla qualità dell’ambiente, allo sviluppo sostenibile ed eco-compatibile;

 

–  Il Ministero dell’Ambiente e Tutela del territorio, il 29 luglio 2010, accogliendo le suddette istanze, specificamente quelle dei Comuni di Rossano e Corigliano, della Provincia, della Regione, ha espresso più volte parere negativo al VIA del progetto del’ENEL, presentato in diverse versioni dal 25-4-2005 al 2010, parere ribadito con la recente determina di archiviazione del suddetto VIA del 2 febbraio 2012.

 

Abbiamo detto  NO AL CARBONE  e  SI AL DIALOGO

 

lo abbiamo fatto in modo documentato e responsabile, resistendo alle lusinghe del potere e della forza di persuasione dell’ENEL SpA, paghi di non avere svenduto il nostro territorio e, viceversa, di aver fatto il nostro dovere e di avere servito – disinteressatamente, anzi pagando di persona – la nostra gente e la nostra terra (del presente e del futuro), grati per la stima e il consenso ricevuti.

Non ci siamo  ovviamente  limitati a resistere, ma abbiamo proposto – noi per primi – anche per iscritto soluzioni alternative praticabili (e praticate dall’ENEL SpA in altre parti d’Italia) per riconvertire la centrale di Rossano ad energie pulite,  compatibili con la salvaguardia della salute e della vita dei Cittadini, con la tutela della risorsa-Ambiente, con i progetti di sviluppo sostenibile.

Ma l’ENEL SpA ha riproposto – sempre ed esclusivamente – la conversione a carbon fossile (con l’arrogante formula “prendere o lasciare” !), senza peraltro mai assumere alcun impegno a favore di nuovi e stabili posti di lavoro, delle imprese locali per l’indotto, degli investimenti sul territorio, dello sviluppo sostenibile.  L’ENEL SpA ha sempre ostinatamente rifiutato il dialogo !  Mentre non è veritiero, anzi è falso, che l’ENEL SpA avrebbe “rinviato ai tempi in cui” essa “avvertiva gli amministratori dell’epoca circa la necessità di stare seduti a quel tavolo e di discutere del futuro dell’impianto”: non è veritiero, anzi è falso, che l’Amministrazione da me guidata (di altre non rispondo) abbia mai ricevuta una tale volontà o richiesta … anzi è vero l’esatto opposto, come peraltro si evince dai documenti dell’ENEL agli atti del Comune.  Né è vero che l’Amministrazione da me guidata (di altre non rispondo) che “quel tavolo non andava abbandonato”, semplicemente perché a quel tavolo l’ENEL SpA non si è mai voluta sedere: giova ricordare che il dialogo avviene almeno tra due interlocutori !   

  

Ciò nonostante

abbiamo fondati argomenti e serie preoccupazioni per ritenere che la Società ENEL Produzione SpA si stia ancora muovendo per realizzare qui da noi i suoi neo-coloniali inaccettabili progetti.

La cosa pone inquietanti interrogativi :

perché l’ENEL SpA non vuole prendere atto che il suo progetto di riconversione a carbone della Centrale di Rossano è contrastato fermamente da TUTTE le Istituzioni territoriali, provinciale, regionale, da TUTTE le Associazioni imprenditoriali, dai diversi Comitati dei Cittadini, dalla società civile ecc.?  Perché l’ENEL SpA insiste ostinatamente nel suo progetto sapendo di avere TUTTI contro ?  Perché insiste nel rifiutare il dialogo per la ricerca di soluzioni alternative al carbone (l’ENEL sì in modo “ottuso” e “oltranzista”) ?  E se L’ENEL insiste è perché ha dei referenti, alleati forti o semplici apologeti interessati che ne sostengono il progetto ? E chi sono coloro che, nell’ombra nera del carbone, lavorano per gli interessi dell’Enel SpA e propri, e, viceversa, contro gli interessi generali e il bene comune dei Cittadini-persone e dei territori ?

La cosa pone, inoltre, pressanti domande

a ognuno di noi e alle Istituzioni territoriali:  adesso che facciamo ? Come ci adoperiamo per contrastare il progetto neo-colonialista dell’Enel di desertificare il nostro territorio ? Come ci adoperiamo per difendere e tutelare il territorio, la sua economia, il suo presente, il suo futuro, la vita e la salute delle sue popolazioni, già duramente provati dalle rapine violente perpetrate a danno della sanità, degli ospedali, del tribunale, dei trasporti, della mobilità, dei servizi alla persona ecc. ? Come ci adoperiamo per resistere alle pretese dell’ENEL SpA e approntare forme di pressione per indurre il colosso energetico a dialogare – tra eguali – con le popolazioni e le Istituzioni del territorio ?

Poniamo alla responsabile e operativa attenzione di tutti i possibili soggetti-interlocutori i suddetti interrogativi, le domande e le proposte, nella consapevolezza che questo territorio è oggetto di inarrestabili scippi, non è rappresentato a nessun livello sovra-comunale, abbandonato a se stesso, e nella consapevolezza che dobbiamo essere NOI i protagonisti in quest’area della Calabria, facendo il proprio dovere nel non tacere, nell’attivarsi e nel fare la propria parte, in spirito collaborativo, solidale, propositivo, schierati sempre – apertamente, disinteressatamente e con dignità – per la difesa e la tutela della nostra gente e della nostra terra.   

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