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I leader politici evitano la Sibaritide. Ma noi siamo ancora Calabria?

L’ultima (ed unica) volta di Salvini nella Sibaritide. Correva l’anno 2016

E’ da tempo che i grandi esponenti di partito non fanno più capolino in questo territorio. Ecco cosa si è inceppato nei rapporti tra la politica ed il popolo della Sibaritide

Ma noi siamo ancora Calabria? La Sibaritide, ormai, sembra essere diventata una terra di mezzo avvolta dal nulla e dal vuoto. Che persino l’onnipresente politica non riesce (o forse non vuole) più colmare. Anche quella imponente macchina elettorale che un tempo quando si metteva in moto in questo territorio, mieteva consensi a iosa per destra, per manca e per centro sembra aver spento definitivamente i motori. I paradossi dei tempi. Proprio qui, nella Sibaritide, dove nacque la leggenda delle vacche di Fanfani (una delle trovate elettorali più formidabili dei governi democristiani della seconda metà del secolo scorso), non viene più nessuno. Sembra proprio che i grandi leader di partito e di governo schifino letteralmente questa zona. Eppure è qui, in questa striscia di terra chiusa tra Rocca Imperiale e Cariati, che si produce più di un terzo del prodotto interno lordo dell’intera Calabria. È proprio qui che sorge Corigliano-Rossano, quella che è diventata per fusione la terza città della regione. È proprio in questo territorio che ci sono all’incirca 200mila voti utili.

Oggi Salvini – per esempio – è stato per l’ennesima volta, nell’ultimo anno e mezzo, nella nostra Regione. Il “capitano” della Lega, la Calabria se l’è girata tutta, in lungo e in largo, da nord a sud, ma quest’area non l’ha toccata nemmeno di striscio. A dire la verità lo ha fatto una volta, la sua prima volta in terra calabra, nel 2016. Il leader del carroccio scese nella Sibaritide, andò prima a Cassano poi venne a Rossano, in piazza Le Fosse, davanti ad una folla impressionante, composta da acclamatori e contestatori. Una bolgia, dove al Matteo di Pontida, arrivò pure un sasso lanciato da un contestatore, subito braccato dalle forze dell’ordine. Erano altri tempi. Erano i tempi dell’inizio dell’ascesa nazionalpopolare della Lega, anche in Calabria. Era il principio del fenomeno Salvini.

Salvini, ma non solo Salvini. Ad essersi dimenticati di questa terra, di questo angolo di Calabria, sono stati un po’ tutti. Un altro esempio eclatante è il Partito Democratico, i cui generali (e li sono tantissimi) non si vedono da lustri lungo le coste sibarite. Ma qui non ci vengono più nemmeno i grandi nomi di Forza Italia (un tempo un personaggio come Maurizio Gasparri era quasi di casa qui). Sabato prossimo toccherà anche a Giorgia Meloni scendere nella punta dello stivale. Aprirà la campagna elettorale per le regionali ma nella sua agenda di appuntamenti, anche in questo caso, non risulta la Sibaritide. Ma l’elenco dei “dispersi” sarebbe lunghissimo. Ci fermiamo qui.

Ci siamo posti una domanda semplice: perché? Perché ci scansano? Una risposta ce la siamo pure data. Probabilmente, politici (vecchi e nuovi), hanno terminato il l’elenco delle scuse e delle giustificazioni plausibili da dare ad un territorio che in poco più di dieci anni (caso strano da quando da qui non passa più nessuno dei Vip) è stato depredato di qualsiasi diritto, dalla giustizia, alla sanità per finire alla mobilità; e dove gli investimenti pubblici latitano a più non posso. La politica, di questo, ne è consapevole ed è per questo che probabilmente ci evita. È difficile (forse impossibile) spiegare perché qui, in un territorio così grande, difficile e privo di servizi, è stato chiuso un tribunale. È difficile dire alla gente che non ci sono ospedali perché la politica, per far quadrare i suoi conti, qui ha deciso di chiuderne ben due lasciando uno Spoke che fa acqua da tutte le parti e promettendo la nascita di un nuovo nosocomio di cui al momento non v’è traccia. È difficile  giustificare l’assenza di strade e di una mobilità moderna (un frecciargento non fa primavera). È difficile per la politica giustificarsi, davanti ad un popolo che per forza di cose è diventato un popolo di ribelli.

Perché l’esito delle urne, di tutte le urne (dalle politiche alle europee passando per le comunali), degli ultimi due anni, portano ad una sola parola: ribellione. È finita la destra e pure la sinistra. Vanno avanti solo i movimentismi antisistema, anche senza prospettiva. E sarà così per lungo tempo se dalle promesse non si passerà presto ai fatti. Nel frattempo – così parlò Bellavista – “o voi che soffrite nel budello oscuro… Resistete!”  


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