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“Le vie d’uscita ci sono ma non le imbocchiamo”. Lo scrittore Pino Aprile parla di questione meridionale e di identità territoriale

pino-aprileQuando c’è chi solleva il velo steso su secoli di storia e lo fa senza armarsi di pregiudizi e censure, piuttosto svuotando gli archivi e riempiendo i propri libri di pezzi di un passato meridionale che sprizza orgoglio da tutti i pori, non è difficile vedere negli occhi dei ragazzi l’entusiasmo di chi riscopre la propria terra. A Pino Aprile, giornalista, scrittore, profondo conoscitore di un sud da cui proviene e di cui parla privo di filtri, non potevamo non chiedere se per il Mezzogiorno d’Italia ci sia una speranza di resurrezione.

«Per il sud le vie d’uscita da questa spirale negativa ci sono eccome, peccato che non le si percorre e quasi sempre non le si imbocca perché ognuno aspetta di vedere “chi va dove”. Per fortuna al sud sta accadendo che in molti si stanno muovendo e in molte direzioni. Certo, nessuno sa quale sia, fra tutte le strade possibili, quella che, se c’è, possa portarci a una soluzione. La cosa positiva, in ogni caso, è che in molti la stanno cercando. Ci sono esempi, nel nostro meridione, di comunità di privati cittadini che stanno facendo ciò che le istituzioni non hanno fatto in trent’anni, scoprendo anzi, ahi noi e ahi loro, che proprio le istituzioni non solo non sono la soluzione, ma quasi sempre sono il problema o parte del problema. Privati cittadini in Calabria stanno creando possibilità di lavoro, nuova moralità».

Da cultore delle bellezze del meridione, di quelle radici storiche e culturali da ricercare nelle tante testimonianze di un sud davvero ricco, non potevamo non chiedere a Pino Aprile la sua opinione sul nostro Codex Purpureus Rossanensis e sulla possibilità, avanzata da “L’Eco dello Jonio”, di un gemellaggio con Matera e i suoi sassi. «Ogni territorio, con la sua propria identità, forte delle proprie ricchezze culturali, sia Rossano con il Codex, San Giovanni in Fiore con la sua Abbazia o Matera con i suoi sassi, potrebbe rappresentare l’anello di una catena identitaria che ci veda tutti uniti nella promozione di una cultura da cui il sud può e deve ripartire. Una cultura che deve indagare la complessità delle idee e delle cose senza farsi schiacciare e appiattire da un potere che, da sempre, vuole solo offuscare le menti».

m. f. 
s. t. 

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