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Le ragioni di un successo: dalla Quarta Repubblica all’onda d’urto

Foto di Francesco Sapia

DI JOSEF PLATAROTA

Fatti i Corigliano-rossanesi ora bisogna fare Corigliano Rossano. Il primo merito del nuovo sindaco della città unica è proprio questo: aver sedimentato un valore di comunità attorno alla sua azione e al suo consenso. La notte di lunedì segna il punto di inizio di una nuova fase, di rottura della ruota, di discontinuità da cui non si potrà tornare indietro.

Il dato politico è che Corigliano Rossano nasce nel segno della novità assoluta. Le due città conoscono così la loro quarta Repubblica. Entrambe hanno vissuto, senza saperlo, appesi ad un filo diretto. Dal 1945 al 1993 hanno conosciuto il compromesso storico DC-PCI e PSI, la svolta a Destra nel 1993 con Caputo e Geraci e il bipolarismo degli anni 2000.

Il voto popolare del 9 giugno attesta la fine della politica come l’abbiamo sempre intesa. Se nel 72,56% ci si volesse cercare solo e soltanto protesta si va fuori strada. C’è tanto di ideologico. Come è prematuro parlare di Rivoluzione perché se essa non è permanente non lo è, oppure si trasforma in Restaurazione. Stasi ha vinto anche, e soprattutto, per un programma che è un manifesto della normalità, quello che, in fondo, il cittadino di Corigliano Rossano ha sempre cercato.

È la vittoria di un sottovalutato cronico, lo era nel 2016, lo era mesi fa, lo continua ad essere e lo continuerà. Questo è il primo insegnamento: basta inflazionare la sua forza o si continuerà a crucciarsi chiedendosi come abbia fatto a diventare sindaco della terza città della Calabria. Flavio Stasi non ha sbagliato nulla, politicamente e tatticamente, e non sono solo per le capacità oratorie ma per leadership, carisma, sagacia e sfida nei confronti della vecchia politica.

Il nuovo Sindaco si troverà di fronte ad una situazione di difficoltà e criticità. Tolti gli striscioni, abbassata la voce dei cori, fermate le mani per i fragorosi applausi, la giunta e il nuovo governo della città si troveranno da soli a lavorare a testa bassa per ricompensare 23.000 voti.

La responsabilità è grande e per questo il Comune dovrà aprirsi e creare unità, dialogo e compromesso anche politico. L’unico modo di lanciare questa città è la lungimiranza, caso contrario si continuerà a vivacchiare e continuare a sperperare ciò che si ha.

Oggi se la politica, come abbiamo sempre avuto l’arroganza di concepirla, è morta dall’altro lato nasce un individuo nuovo. Forse non ce ne stiamo accorgendo ma la società sta cambiando e con essa il ruolo del cittadino all’interno della democrazia che sta mutando pelle. In questa età di mezzo l’abitante di Corigliano Rossano deve assumersi le sue responsabilità alla pari di chi governerà, divenendo esempio, creando cultura, lavoro, dibattito, mollando le tastiere e scoprirsi parte attiva.

Per quanto queste ore siano cervellotiche, Corigliano Rossano ha scelto e le analisi nascono per dare un senso agli avvenimenti e in queste latitudini l’hanno fatto davvero grossa. L’onda d’urto che veniva dalle piazze si è trasferita alle urne per tornare nelle piazze, come il ciclo del Karma. Nulla sarà più come prima.


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