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Le ragioni della sconfitta e il valore dell’opposizione

DI JOSEF PLATAROTA

È bene dare un senso alle sconfitte, anche se esse si palesano come rumorose e incontrovertibili. Giuseppe Graziano e Gino Promenzio hanno perso queste elezioni ma hanno lasciato qualcosa in eredità e su cui è bene soffermarsi, captarla e respirarla a pieni polmoni per quello che rappresenterà il nuovo corso di Corigliano Rossano.

È bene snocciolare un dato: anche se fosse tornato in vita Cavour, piuttosto che Von Bismarck o Roosevelt, sarebbero stati spazzati via dal ciclone Flavio Stasi. Troppo vigorosa la sua presenza, troppo magnetica la sua aura e troppa la simbiosi creata con il popolo.

Le recriminazioni, per entrambi, stanno a zero. Gino Promenzio ci ha insegnato che la passione per la propria terra si è rivelata in un’arma a doppio taglio. Le conseguenze dell’amore. La sua associazione “Fiori d’Arancio” è stata tra le più effervescenti nella campagna del Sì a favore della fusione. Un amore pagato sui palchi, in cui i sentimenti hanno giocato brutti scherzi, travisando progetti e i programmi.

L’ortopedico silentemente paga l’essere apparso come entità centrosinistra, in un’epoca in cui i progressisti sono al lumicino e non attecchiscono più in grosse fette dell’elettorato. Promenzio ha, però, sublimato l’onorevole silenzio della sconfitta al primo turno.

Totale libertà e voto secondo coscienza, un messaggio di maturità da parte di esemplare di una politica territoriale nuova. La sua saggezza, passione e virulenza serviranno all’intera comunità di Corigliano Rossano a partire da oggi.

Più dolorosa e fragorosa, arrivata dopo il secondo turno, è la sconfitta di Giuseppe Graziano. Le sue grandi capacità di mediatore, unendo ben 13 liste, varie linee ed esponenti politici rimangono una nota di merito da non sottovalutare.

In situazioni di criticità l’unione rafforza un progetto di costruzione di comunità, per questo è stato un mini delitto parlare di accozzaglie o carrozzoni: è compromesso politico ed esiste dalla notte dei tempi.  La sua sconfitta è però assai più decorosa rispetto alla debacle di una campagna elettorale in cui, con varie forme, è stata messa in dubbio l’integrità di un uomo libero. La gogna ai suoi danni è stata una brutalità a cui tanti, nella loro intimità civile, dovranno chiedere scusa soprattutto a loro stessi per un accanimento ostentato e sferzante.

Affermare il contrario va contro le leggi degli uomini e della coscienza, è un atto barbaro che umilia persone, famiglie e onorabilità. Ma il tempo dell’odio dovrà essere messo da parte e le indubbie capacità di Giuseppe Graziano, quelle manageriali e di coordinamento, saranno utili, come già ricordato da quest’ultimo nella giornata di ieri, per una sana e costruttiva opposizione. Uno dei padri della fusione non tradirà questo mandato.

Il tempo dei palchi è passato in archivio, ora è tempo di responsabilità e di coesione. Vinti e vincitori, sconfitti e trionfatori, vecchio e nuovo, sono chiamati alla battaglia campale, allo scontro da cui si deciderà il futuro di almeno due generazioni. Sbagliare in questo quinquennio significa condannare una città e i suoi figli per cinquant’anni.


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