Home / Attualità / Lavia (Cisl): «Troppi ritardi nell’attività di tracciamento nelle zone rosse di Casali del Manco e di Celico»

Lavia (Cisl): «Troppi ritardi nell’attività di tracciamento nelle zone rosse di Casali del Manco e di Celico»

Secondo il segretario provinciale di Cosenza bisogna superare il prima possibile le criticità nell’attuazione del piano di contrasto al Covid-19

«Nonostante siano trascorsi diversi giorni dall’ordinanza della Regione Calabria che ha dichiarato zona rossa i Comuni di Casali del Manco e di Celico, imponendo una serie di restrizioni agli spostamenti e alle attività produttive per via di una crescita dei contagi Covid-19 – dichiara Giuseppe Lavia, Segretario generale dell’UST Cisl di Cosenza –, tanti, troppi cittadini attendono di essere sottoposti ai tamponi. C’è grande ritardo nell’attività di tracciamento, nel processare i tamponi e nel comunicare gli esiti agli interessati. È, dunque, prioritario rendere più efficiente il sistema in tempi brevissimi.

Si tratta di una vicenda emblematica delle criticità nell’attuazione del piano regionale di contrasto al coronavirus. Registriamo troppi ritardi – prosegue Lavia – nel garantire la piena operatività delle 11 USCA, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, che dovrebbero assicurare assistenza ai positivi Covid-19 non ricoverati e che, per gravi carenza di organico, sono operative a giorni alterni, nonostante siano disponibili le risorse per diverse assunzioni. Non si procede, infatti, alle assunzioni straordinarie che avrebbero dovuto fare i Commissari dell’Asp e dell’Azienda Ospedaliera, nonostante i fondi assegnati.

È il momento di fare presto e recuperare il tempo perduto, di attivare dai primi di novembre, senza ulteriori indugi, per come previsto, il laboratorio per processare i tamponi nel nosocomio di Rossano e di completare le assunzioni straordinarie possibili. È il momento di lavorare su ogni scenario, raddoppiando per come previsto i posti letto di terapia intensiva: oggi ne sono disponibili 152 rispetto ai 106 di inizio pandemia, ma restano in realtà ai livelli del Piano del 2016 che ne fissava a 146 il numero per tutta la regione, ben prima dell’emergenza Covid-19.

Tutto questo, in un quadro di crescita dei contagi che sta mettendo a rischio anche quel che resta di un’offerta sanitaria territoriale ridotta allo stremo, con un Decreto Calabria che non ha risolto nessun problema e che va modificato. Su tutto urge la modifica dell’art 11, che pone limiti alle assunzioni del personale, rapportandole alla spesa del 2018 o del 2004 ridotta dell’1,4%. Una norma che ha consentito di procedere ad assunzioni nelle altre Regioni, non sottoposte a piano di rientro, ma per noi, invece, una norma beffa, in base alla quale, non avendo fatto assunzioni in 15 anni, dovremmo continuare a non farne. Bell’aiuto. È una norma che va cambiata, come è stato chiesto al Ministro Speranza. Se restasse così, sul territorio provinciale di Cosenza potremmo solo sostituire chi andrà in pensione nel corso dell’anno. E continueremmo a negare il diritto dei cittadini alla salute, raggiungendo “grandi” risultati solo nell’aumento delle addizionali regionali».


Commenta

commenti