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L’arcivescovo e il sindaco “accompagnano” l’Achiropita per le vie della Città

 

Si è rinnovato anche quest’anno l’antico rito popolare e religioso della processione della Vergine Achiropita, co-patrona di Corigliano-Rossano e della Diocesi di Rossano-Cariati. In migliaia, ieri sera, si sono ritrovati sotto il simulacro argenteo della Madonna che ha attraversato le vie del centro storico accompagnata da un corteo in festa ma compito. Insieme al “popolo fidente” (così come recita una delle preghiere più belle dedicate all’Achiropita) c’erano anche il sindaco Flavio Stasi, il presidente del Consiglio comunale Marinella Grillo e la Giunta comunale della nuova grande Città di Corigliano-Rossano.

Ai quali lo stesso arcivescovo Giuseppe Satriano, prima della tradizionale benedizione a chiusura della cerimonia, ha rivolto il suo saluto. «Questo – ha detto il presule – è il primo anno che facciamo festa come Comune unico, con la prima Giunta amministrativa, democraticamente eletta, che saluto insieme a tutte le istituzioni civili e militari presenti. Poniamo tutti loro sotto la protezione della Vergine Santa perché il loro servizio possa essere portatore di bene e costruttore di un futuro migliore per le nostre realtà civiche».

Emozioni – dicevamo – e anche tantissimo carico di commozione nel vedere uscire il monumento della Vergine dalla porta principale del duomo e subito a seguire l’Arcivescovo con a fianco il Primo cittadino. E proprio il giovane Flavio Stasi, ha offerto nelle mani del vescovo a nome della Città, l’olio che illuminerà la lampada votiva dell’Achiropita.

Ma la festa patronale dedicata alla “nostra” Madonna, celebratasi ieri, è stata anche il momento per parlare dei recenti fatti che stanno interessando la nostra Città ed il suo territorio.

«Stiamo vivendo tempi non facili – ha ricordato ancora il vescovo Satriano – dove la rassegnazione può indebolirci e renderci vittime di noi stessi o di chi, approfittando della nostra insicurezza, delle nostre fragilità, tenta di toglierci libertà e respiro, costringendoci a scelte che non desideriamo e non vogliamo. Mi riferisco a quanto la cronaca ci consegna, come ad esempio il duplice omicidio di Apollinara; la vicenda della donna albanese, calpestata nella sua dignità di essere umano; la ripresa del pizzo e dell’usura che avvelenano i tentativi di far crescere il nostro territorio. Sono fatti che ci indignano – ha ricordato ancora il presule – e che non ci devono lasciare in silenzio. Come pastore di questa comunità credo di dover prendere posizione e invitare tutti noi a riflettere, anche in questo giorno di festa, consapevole che noi non siamo questo, noi siamo ben altro in termini di storia, di cultura e di bellezza… Ricordiamolo sempre – ha chiosato l’Arcivescovo di Rossano-Cariati – chi compie azioni criminali non sono dei “mostri”, ma come direbbe un vescovo che ho conosciuto e amato, don Tonino Bello, sono dei “nostri”. Sono figli delle nostre famiglie, della nostra società, figli che non abbiamo saputo educare ad una vita migliore con il nostro esempio di educatori».


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