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La vita dei calabresi emigrati in Germania

di ROSSELLA MOLINARI

IMG-20160331-WA0003 (1)Il “fascino” della Germania resiste ancora. E come fu per la generazione dei nostri nonni, anche oggi molti sono i giovani che la scelgono come meta per trovare lavoro e, a volte, per ritrovare se stessi. In Italia, e in Calabria in particolare, si sa, avere un impiego più o meno stabile è spesso un’utopia. Da qui la decisione di fare le valigie e partire, staccandosi dai propri affetti, dalla propria terra e dalle proprie abitudini per ricominciare daccapo da un’altra parte. Negli ultimi anni, l’ondata di emigrazione è ripresa in maniera massiccia e città tedesche quali Francoforte sul Meno, Monaco di Baviera, Norimberga e Stoccarda sono tra le più gettonate dai calabresi provenienti dal territorio della Sibaritide. A Francoforte, ad esempio, esiste un quartiere, Bornheim, in cui la presenza dei calabresi (e tra questi moltissimi di Corigliano e Rossano) è così massiccia che sembra di stare in Calabria.
Tra chi ormai ha deciso di vivere lì e chi, invece, lo considera un periodo di transizione prima del rientro definitivo in Italia, le esperienze di vita sono diverse ma tutte accomunate dalla stessa certezza: per quelli che hanno voglia di lavorare e darsi da fare, in Germania, c’è ancora spazio.
Come vivono i nostri emigrati in terra tedesca? Il primo ostacolo da affrontare è senz’altro la lingua, perché «se non conosci il tedesco, sei costretto a lavorare con gli italiani, che spesso ne approfittano». Imparare il tedesco è quindi tappa obbligata per essere autonomi e avere maggiori opportunità e, per questo, si va a scuola. «Ci sono corsi di differenti livelli ‒ ci racconta la giovane Alessandra, coriglianese emigrata da circa un anno in una cittadina a poca distanza da Monaco di Baviera ‒ io sto frequentando quello base e ho intenzione, subito dopo, di passare al livello successivo. Sto investendo su me stessa perché voglio trarre il massimo da questa esperienza».
Le lezioni sono a pagamento ma, se si superano gli esami, una parte della somma viene rimborsata. Ecco come si stimola e si favorisce l’apprendimento e la formazione! Una volta acquisita la conoscenza della lingua, aumentano le possibilità di trovare lavoro presso le aziende tedesche ed è più facile districarsi nei meandri della burocrazia se si ha l’intenzione di avviare un’attività in proprio. Ristoranti, pizzerie, gelaterie o caffetterie sono gli esercizi commerciali scelti dagli italiani che puntano sul lavoro autonomo. E ce ne sono davvero tante su tutto il territorio!
La nostra Alessandra, al momento, lavora in una gelateria ma non è la sua unica attività. Diverse sono le spese da affrontare e, per arrotondare, ha trovato un altro impiego presso un bar-ristorante dove è addetta alle pulizie. Contestualmente, va a scuola. In questo mese, sosterrà gli esami e si sta impegnando molto nello studio. Ha voglia di fare Alessandra e tanta buona volontà. Dai suoi occhi traspaiono la determinazione e la grinta di chi ha intenzione di mettercela tutta, per dimostrare che si può riuscire, che si può trovare la propria strada ed esserne orgogliosi.
Come lei, tanti sono animati dalla speranza di realizzarsi e, per questo, si impegnano a fondo non disdegnando alcun tipo di lavoro. Già, perché in Germania l’equivalente del nostro “Centro per l’impiego” funziona alla grande: durante la fase di disoccupazione, lo Stato non solo aiuta attraverso l’erogazione di un sussidio ma supporta, in maniera fattiva e concreta, nella ricerca di un lavoro creando contatti con chi richiede il profilo professionale posseduto. Perché, ovviamente, in primis è interesse dello Stato che tutti i propri cittadini lavorino e producano. Per non parlare poi del sistema sanitario, di cui si usufruisce quando si ha un impiego, che copre davvero tutte le spese mediche, comprese quelle odontoiatriche. La vita di tutti i giorni è tutt’altro che economica, dalle spese per l’affitto ai costi del trasporto pubblico, ma l’efficienza e la precisione ripagano. Può sembrare un luogo comune, eppure, dalle testimonianze raccolte, si ha l’impressione che realmente all’estero le cose funzionino come dovrebbero. Il che, per un italiano, è quasi impossibile da credere…

Ne dà prova Marco, un altro coriglianese emigrato a Francoforte dove attualmente lavora all’aeroporto. Così come il giovane coriglianese Antonio, già da tre anni a Francoforte. Muratore, appena arrivato in Germania ha lavorato con ditte italiane imparando il mestiere dell’elettricista e spostandosi in diverse città tedesche. Ora fa il piastrellista e ci racconta dell’efficienza del sistema sanitario e di come non si venga mai abbandonati dallo Stato quando si è alla ricerca di un impiego. Antonio parla benissimo il tedesco ed è un perfetto Cicerone lungo le vie e le principali attrazioni della città sul Meno.
Ha intenzione di tornare presto a Corigliano, così come altri che in Germania hanno ormai trascorso tanti anni. I più anziani non esitano a dire che «oggi anche la Germania è finita» e che si stava meglio «quando c’era il Marco» che consentiva di condurre una vita più agiata. Ma le giovani leve non si scoraggiano e, piuttosto che arrancare in Calabria, continuano a credere e ad investire su loro stessi per una vita più dignitosa all’estero.

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