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“La storia siamo noi”: il sud chiede rispetto

p_regnodelle2sicilie“La storia siamo noi, nessuno si senta escluso.” Cantava così il cantautore Francesco De Gregori.
La storia d’Italia è stata fatta da cittadini che sentivano di appartenere ad un unico popolo, ad un’unica Nazione, di credere nei valori della patria e della libertà dagli invasori stranieri. Appunto invasori esterni, non interni della stessa terra. Questo lo spirito che animò i moti rivoluzionari, soprattutto dalla metà del 1800 fino ai due conflitti mondiali.
Ebbene, non più tardi di una settimana fa risuonavano su tutti i mezzi di comunicazione le parole beffeggianti e irriverenti dello studioso britannico Richard Lynn, che con tutta la prosopopea di chi sa di non conoscere, ha affermato che i cittadini meridionali d’Italia sono meno intelligenti di quelli settentrionali, aggiungendo come se non bastasse che ciò è dovuto alla mescolanza della razza meridionale con le popolazioni provenienti dal Medio Oriente e dai Paesi Africani.
Insomma, c’è da far accapponare la pelle sentir parlare di razze, di meridionali, di poco intelligenti. Ma noi che abitiamo a Sud della capitale siamo abituati a sentirci dire che aspettiamo sempre chi ci risolva i problemi, che siamo avvezzi alle ruberie ed a quel modo di fare del “ma si che ce ne importa e del “non c’è fretta”: grazie a queste frasi sono state riempite pagine di libri e dipinti copioni cinematografici. E quasi ci eravamo abituati anche noi.
Negli ultimi dieci anni però di sud si è iniziato a parlare diversamente, e così sono fioriti documenti dimenticati in polverosi cassetti, che letti ed interpretati con gli occhi dello storico obiettivo, hanno svelato ciò che in molti non sapevano: un Regno delle due Sicilie talmente ricco da avere tutti i servizi più all’avanguardia, e che fosse uno dei paesi più industrializzati al mondo subito dopo Inghilterra e Francia, con banche, regge, musei, tutto poi accuratamente depredato.
E quando si legge che il sud a ridosso del duemila ha mille chilometri di ferrovia in meno, rispetto a poco prima  della seconda guerra mondiale, ci rendiamo conto che ad oggi nel 2014 la situazione è ancora peggiore e che laddove c’era il binario unico continua ad esserci e dove la rete elettrificata non c’era, oggi tanto non la trovi neanche con il lumicino. Non si vuole scadere nella spiccia retorica e riaprire una nuova questione magari settentrionale: ma almeno far capire e conoscere quel Sud che privato di tutto, non piange la sua storia, solo pretende che la si conosca sul serio, senza censure, senza né vinti né vittoriosi. Le verità storiche che il meridione d’Italia merita di avere.

s. t.

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