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«Le privatizzazioni sulla nostra pelle, Gino Strada e il Colonialismo: per favore non aiutateci più»

Ogni giorno una novità per la sanità nella nostra Regione. Da 20 anni assistiamo alla distruzione di ogni diritto sociale

Quella che sta andando in scena in tv, da una settimana a questa parte, è la sagra dell’umiliazione nei confronti della gente di Calabria. Ultimo boccone amaro da deglutire è stato servito ieri sera da Corrado Formigli su La7: «Nino Spirlì si metta in ginocchio davanti a Gino Strada senza dire una parola e dia spazio a chi sarà eletto al suo posto». A ruota è seguito l’intervento di Antonio Padellaro, prima firma del Fatto Quotidiano, che ha bollato la Calabria come terra con una sola alternativa: il controllo esterno. Probabilmente hanno anche ragione e Gino Strada – abituato come pochi alle emergenze – è un nome giusto per risollevare la nostra Sanità. Ma questi, se analizzati, sono discorsi che si usano per le colonie, per il terzo mondo e per l’Africa. Una terra che non ha alternativa, se non il vincolo esterno, è una terra abbandonata, umiliata e, per forza di cose, controllata.

Se di responsabilità si vuole parlare allora si dica, senza dietrologie e strumentalizzazioni politiche, che il controllo esterno è stato il colpevole di tanto sfruttamento, lo stesso che non ha mai ascoltato le ragioni della Calabria, spegnendo la dignità di un mondo non inferiore, bensì in prigione.

Quando i politici calabresi, votati dai calabresi stessi, usavano l’accetta per demolire lo Stato e la Giustizia Sociale lo facevano non per Hobby o per sport, ma perché erano vincolati da Roma. Le logiche del privato più bello del pubblico, l’obbligo dell’austerity, i tagli alla sanità per “il piano italiano in Ue”, oppure le 63 richieste della Commissione europea dal 2011 al 2018 per tagliare la spesa sanitaria e privatizzarla non provenivano da Cosenza, Catanzaro o Reggio. I politici hanno obbedito a scelte calate dall’alto e hanno sfruttato l’autonomia per usare le spese sanitarie regionali come mangiatoie di quattrini e di voti. Quello che è accaduto negli ultimi 20 anni in Calabria sulla sanità è il più grande caso di pagine rimaste appiccicate nel libro della storia delle conquiste sociali dei nostri padri e nonni. Si calcola che il personale medico è stato tagliato del 15% e quello infermieristico del 13%. Il solo Governo Scopelliti ha tagliato qualcosa come 18 Ospedali.

Il Covid-19 ci ha fatto capire che la politica del sempre più famigerato “modello lombardo” non è stata diversa dalla nostra nel laisser faire del privato nel pubblico. Il colonialismo – di cui ci siamo abituati dando ragione a ragionamenti come quelli di ieri – ha fatto sì che nascesse un’emigrazione sanitaria che, inutile girarci intorno, ha portato pazienti non verso strutture sanitarie pubbliche ma verso quelle private. La colpa in questi anni, da bravi e ammansisti sudditi, è andata sempre al medico di provincia inadempiente, dimenticando che Trebisacce, Corigliano, Rossano e Cariati avevano eccellenza nei tempi dell’Usl.

I tagli sono stati fatti non perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre capacità, ma perché l’interesse privato ha avuto la meglio, facendo banchettare anche il malaffare. Gino Strada non deve rappresentare solo un uomo, ma un messaggio di una sanità pubblica, libera, gratuita e forte. Il problema è che, purtroppo, nessun Commissario che si è susseguito ha mai usato questo approccio. Quest’ultimi provenivano da Roma e dalle segreterie e calavano in Calabria come “aiuti”. Gino Strada è inutile se non urliamo “per favore non aiutateci più”, perché l’aiuto serve soltanto se aiuta ad uccidere l’aiuto.  È giunto il momento che i calabresi si assumano il dovere di autodeterminare il loro futuro che passa inesorabilmente dalla sanità. La stessa che ha in mente Gino Strada che, in fondo, è l’unica possibile.

di Josef Platarota


 

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