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La pressione fiscale sulle attività, le difficolta’ dei commercianti ed il semplice mercato dei ” vu cumpra”

noi-con-salvini-rossanoQuesta nostra sesta inchiesta – esordisce Egidio Perri, Coordinatore cittadino di Noi Con Salvini – si collega al tema dell’inchiesta della scorsa settimana che ha trattato il tema dei venditori abusivi sulle spiagge. Li abbiamo anche fatto notare come molti di questi siano bambini e soprattutto nessuno fa niente per arginare questo fenomeno di sfruttamento minorile e tutte le istituzioni, ad ogni livello, si tappa gli occhi e finge di non vedere e non sapere. Oggi, grazie all’inchiesta di Santo Barone, del nostro Direttivo Cittadino, sono messe in risalto le difficoltà dei commercianti, la pressione fiscale alla quale sono soggetti e quindi le tasse che questi sostengono, di contro ad un mondo totalmente abusivo e cosa grave permissivo, nei confronti di stranieri ai quali basta buttare a terra della merce di dubbia provenienza e qualità e poter guadagnare senza nulla dovere a stato, Regioni e Comuni. Il livello di tolleranza – scrive Santo Barone – di un Comune nei confronti di chi commercia senza permesso, senza pagare tasse in Italia, senza merce originale dovrebbe essere zero. Le nostre strade, le nostre piazze, le nostre spiagge, per esempio, sono invase da stranieri che finiscono per alimentare una economia sommersa e/o illecita. I nostri negozi sono soppiantanti anche da chi espone lanterne rosse. Non è questo il modo di aiutare regioni e aree della nostra città povere. Non è questo il modo di sostenere il Made in Italy. Non è questo il modo di tutelare il nostro ceto medio fatto – in larga parte – da piccole e medie imprese di artigiani e commercianti che sono sempre più, vessate da una pressione dell’erario sempre meno sostenibile da commercianti e imprenditori. Operatori che hanno tradizione e che hanno fatto investimenti per aprire una o più vetrine e giovani che si vogliono mettere in proprio fanno fatica, subiscono controlli di ogni genere a cadenza settimanale e restano schiacciati da balzelli e carte di burocrati e esattori per nulla equi.

In condizione strutturale di crisi, può sembrare che portare portare a casa per pochi euro orologi, cinture, custodie per cellulari, parei, costumi, infradito etc. etc. … sia saggio. Invece, contribuisce a fare abbassare saracinesche, a generare nuova povertà, ad aumentare sfiducia e diseconomia. Chi ricorda la storia di quel commerciante che per un giorno – provocatoriamente – si è trasformato in “abusivo”? Non resta la rassegnazione per i commercianti italiani? Bisogna restare vittime dell’importazione di prodotti di bassa qualità, realizzati in Paesi dove non sono rispettati né le misure igienico-sanitarie né i diritti dei lavoratori con sfruttamento dell’infanzia?  Il buonismo di maniera non è una risposta. Le imprese non italiane, secondo una stima di qualche tempo fa, rappresentano oggi il 17,5% del totale nel commercio al dettaglio, ma nel commercio ambulante i valori superano il 50% (51,1%), con un dato assoluto di quasi 100mila unità (97.471). La presenza extracomunitaria sugli stranieri è per il 92,6% nel commercio e cresce di ben 5 punti (97,6%) per l’ambulantato, in pratica totalmente extracomunitario. Secondo una mappatura di categoria sono ben 12 le regioni in cui la presenza straniera sulle imprese dell’ambulantato supera il 50%. Il fenomeno riguarda ancor più il Mezzogiorno (54,3%), e in Calabria si arriva quasi al 70%. Come dire che la crisi non ha influito negativamente sul mercato del falso e della contraffazione. Insomma, chi in Italia è “conosciuto” dal fisco e dagli enti subisce prelievi, ispezioni, contravvenzioni. La pirateria commerciale, visibile a tutti, scorrazza invece indisturbata. Dai dati nazionali Noi con Salvini, Secondo dati ufficiali dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza in Italia entra merce che non soggiace al pagamento dei dazi e dell’Iva per un controvalore di 180 miliardi. I mancati introiti fiscali si aggirano sui 40 miliardi l’anno. Stiamo parlando di un fenomeno dalle dimensioni mostruose. In pratica si tratta di merce non fatturata, merce che per lo Stato non esiste. È una vera organizzazione parallela di distribuzione quella impiantata in Italia che si contrappone al piccolo commerciante e lo soffoca. Se un commerciante italiano ci vende qualcosa senza scontrino, ci facciamo caso. Se usciamo per strada, troviamo decine di stranieri di varia provenienza che vendono prodotti simili, non riflettiamo sull’irregolarità.  Non bisogna continuare – conclude Perri – ad accettare a testa china e ad occhi chiusi anche questi “scippi”. Ci permettiamo ancora una volta, per l’ennesima volta, di sollecitare le varie, sorde, istituzioni, che continuano a danneggiare in maniera diretta e indiretta i nostri commercianti. Ci sono periodi che gli stessi aspettano e programmano, investendo risorse per prepararsi al meglio alla stagione estiva o prossima al Natale, sperando che possa dare una boccata di ossigeno alla loro malandata economia. E invece, sono smentiti e danneggiati da un “sistema abusivo” troppo indulgente verso le categorie di stranieri che tanto guadagno sottraggono ai commercianti rossanesi. Perché non autorizzare i commercianti rossanesi di poter approfittare degli spazi del lungomare, come invece si sta permettendo, in queste serate estive, a venditori ambulanti stranieri che non hanno permesso di occupazione, non rilasciano scontrini, non rilasciano ricevute di nessun tipo? Non abbasseremo la guardia neanche su questa delicatissima questione, che tanti commercianti rossanesi accomuna.

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