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La piccola rivoluzione di “Ecobelmonte” conquista la stampa (nazionale e internazionale)

BELMONTE CALABRO La stampa internazionale (lo aveva già fatto The Guardian) e quella nazionale (Repubblica, sabato) parla di Belmonte Calabro e dell’esperimento che ha fatto “risorgere” il piccolo borgo calabrese che affaccia sul Tirreno. Nato dall’idea di sette amici che hanno tentato di far rinascere la loro casa. Dimostrando, dice al quotidiano romano Giuseppe Suriano, uno dei protagonisti di questa storia che «si può fare anche da soli e senza avere capitali da parte. Molti dati indicano come l’Italia moderna abbia rifiutato l’idea di uno sviluppo economico basato sul concetto di “bellezza”. Facendo questo abbiamo rinnegato le nostre radici e la nostra storia».

Poteva diventare un paese fantasma, uno dei tanti del Sud. E invece ospita turisti anche dal nord Europa. Grazie a un’idea semplice e insieme rivoluzionaria: un nuovo modello di ospitalità nato dal recupero di vecchie abitazioni abbandonate o non utilizzate. I sette amici hanno fondato un’associazione e l’hanno chiamata “A Praca” – nel dialetto locale la roccia dove sorge Belmonte, a 262 metri sul livello del mare – e poi hanno ristrutturato, secondo i principi della bioarchitettura, quattordici casette del centro storico, alcune abbandonate da oltre un secolo, per farne un albergo diffuso, “Ecobelmonte”, l’unico riconosciuto dalla Regione Calabria. Sono partiti dalla dalla parte del borgo che era abitata da contadini e pescatori e hanno coinvolto gli artigiani del posto per utilizzare materiali tipici locali, mantenendo le originali caratteristiche degli interni delle case calabresi e nello stesso tempo seguendo le indicazioni della bioedilizia più attuale.

L’IDEA DI 7 AMICI UNICO ALBERGO DIFFUSO RICONOSCIUTO DALLA REGIONE. OGGI NEL BORGO TURISTI ANCHE DAL NORD EUROPA. 

«Senza passione – dice Giuseppe Suriano a Repubblica – non si può fare accoglienza, si può tutt’al più ospitare, fornire alloggio. Senza passione non si può vedere attraverso gli occhi delle persone alle quali ci si rivolge, capire il loro mondo. Senza passione non si può creare una rete tra gli operatori, perché non si riesce a contagiare gli altri, a dar loro l’entusiasmo necessario per collaborare, anche se sono concorrenti. I vari feedback che i diversi ospiti lasciano alla fine del soggiorno, o il loro ritorno in diversi periodi dell’anno sono la prova di una soddisfazione che gratifica ed incoraggia».

Ma come hanno fatto? «Dopo aver toccato con mano quanto sia complesso e difficile riuscire a presentare progetti ed idee se non opportunamente inglobati nel sistema di imprese di volta in volta supportato dai vari organismi di rappresentanza – racconta ancora Suriano –, non volendo cedere alle lusinghe o peggio ancora al canto di sirene che ci suggerivano di seguire un percorso poco ortodosso fatto di anticamere di politici e compromessi poco onorevoli, abbiamo dunque deciso di chiedere un mutuo trentennale alla banca e di provare a salvare da soli il nostro paese, scrivendo un business plan ed un social plan per fotografare il valore sociale del progetto “EcoBelmonte”». Il tempo e l’entusiasmo li hanno aiutati e oggi a Belmonte il turismo non è un “fatto alberghiero” ma «un episodio nella vita di chi viaggia, un contributo alla formazione dell’intelletto e del gusto, all’educazione al bello, al buono ed al ricordo – scrive Repubblica».

(Fonte Corriere della Calabria)

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