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La chiusura dell’ospedale di Corigliano è un asino che vola

corigliano rossano

Gli ispettori ministeriali non avrebbero dato alcuna indicazione sulla chiusura ma hanno evidenziato la necessità improrogabile di riorganizzare lo spoke: area chirurgica a Rossano e area medica a Corigliano. 

Speriamo siano solo asini che volano nel cielo e niente più. Anche perché la storia della paventata chiusura di uno dei due presidi dello Spoke di Corigliano-Rossano, e nello specifico lo storico “Compagna” di Corigliano, ha più il sapore di una boutade che non di altro. Di ragioni per crederlo ce ne sono tantissime. Una su tutte: siamo sotto elezioni. E quale politico, sotto elezioni, si assume la responsabilità di sopprimere un servizio così importante per la popolazione? È vero che sono capaci di tutto ma non fino a questo punto (speriamo!). Men che meno è pensabile lo faccia il ministro alla Salute, Roberto Speranza.

Poi, ci sarebbe un problema tecnico e logistico evidente. Da quanto si sussurra insistentemente da stamani, l’intero Spoke dovrebbe essere trasferito interamente nello stabilimento di Rossano. Un’idea curiosa ma materialmente impossibile da attuare, perché la struttura del “Giannettasio” seppur grande non ha gli spazi per contenere tutti i reparti e i posti che al momento sussistono tra i due presidi (e che tra l’altro sono anche sottodimensionati rispetto a quanto previsto dal famigerato Decreto 64). Altra cosa, utile a smentire quello che a mente fredda sembrerebbe un procurato allarme, è che gli ispettori ministeriali – da quanto se n’è saputo – pare abbiano lavorato in fase costruttiva e non distruttiva. Magari evidenziando le tante criticità che ci sono e sono palesi e “suggerendo” un metodo oggettivamente più semplice e funzionale per far erogare al meglio il servizio sanitario, rispetto all’organizzazione cervellotica e babelica che al momento vige all’interno dei due nosocomi.

Cosa avrebbero “suggerito”, allora, gli ispettori ministeriali? Semplicemente di applicare quanto previsto dal Decreto 64 e quindi di spostare il blocco chirurgico e dell’emergenza-urgenza su Rossano e di insediare l’intera area medica su Corigliano. Questo, è vero, significherebbe un mare di spostamenti tra i due ospedali, come quello del punto nascita, con tutti i suoi annessi e connessi, che dovrebbe essere traslocato in tronco a Rossano insieme al blocco chirurgico; mentre la Nefrologia, così come anche l’Oncologia, dovrebbero raggiungere l’impianto di medicina sulle alture di Corigliano.  Insomma, sarà sicuramente uno stravolgimento che potrebbe cambiare i connotati ai due stabilimenti dello spoke. Ma da qui a dire che l’ospedale di Corigliano chiuderà ce ne vuole. Ed è sicuramente una congettura assai ardimentosa.

Insomma, fortunatamente ed almeno per ora, non dovrebbe chiudere nessuno dei due ospedali, ma sicuramente dovranno essere messi meglio a sistema per renderli efficienti.

Intanto domani il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, incontrerà a Roma proprio il Ministro Speranza, sarà questa l’occasione giusta del primo cittadino della terza città della Calabria per rivendicare quei diritti e quei servizi sanitari che oggi qui ancora mancano inspiegabilmente: a partire dai posti letto (di cui siamo in deficit di oltre 100 unità) per finire alla possibilità di accedere ad una rete sanitaria non efficientissima ma quantomeno umana.


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