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La Calabria non è una terra per i bimbi

Cresce il numero di bambini in condizione di povertà, così come siamo ultimi per spesa sociale dedicata ai minori. Mentre oltre tre ragazzi su quattro non leggono un libro. Così anche il futuro dei giovanissimi calabresi è segnato fin dai primi anni d’età

calabriaSempre più poveri, con una spesa sociale dedicata da ultimi della classe ed un livello culturale che si inaridisce sempre più. Nascere in Calabria così diviene svantaggioso rispetto alla altre aree del Paese. Una regione in cui – complice anche la congiuntura economica non positiva – negli ultimi dieci anni sono nati sempre meno bambini, con una percentuale di nuovi nati che è scesa del 15,7% rispetto al 2008, mentre il numero di bambini e adolescenti con cittadinanza non italiana nel 2018 rappresentavano il 5,8% della popolazione dei minori nella regione. È quanto emerge dal rapporto “Il tempo dei bambini” curato da Giulio Cederna per Save the Children in cui fa il bilancio della condizione dei bambini e adolescenti in Italia negli ultimi dieci anni.

Una condizione che ha portato l’Italia ad acquisire il triste record negativo tra i Paesi europei che ha visto un peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, quando il tasso dei bambini in povertà assoluta passò dal 5% al 10%. Stando a questi studi che verranno presentati oggi in dieci città – in occasione del lancio della campagna “Illuminiamo il futuro” in Italia sono oltre un milione e 260mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta; negli ultimi dieci anni sono triplicati: passando dal 3,7% del 2008, pari a 375 mila, al 12,5% del 2018. E di questi bambini 563mila vivono nel mezzogiorno, 508 mila al nord e 192 mila al centro. Stesso trend anche per quei bambini e adolescenti che fanno parte della cosiddetta “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000 e a 10 anni di distanza sono aumentati a 2.192.000.

500MILA BAMBINI E RAGAZZI NON CONSUMANO REGOLARMENTE PASTI PROTEICI

Proprio considerando la povertà relativa si registrano fortissimi divari territoriali: in Emilia Romagna e Liguria poco più di un bambino su 10 vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, mentre la condizione peggiora in regioni del Mezzogiorno con la Campania (37,5%) e la Calabria (43%). Dall’Atlante emerge anche un altro dato inquietante: sono circa 500.000 i bambini e ragazzi sotto i 15 anni che crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici e 280.000 sono costretti ad un’alimentazione povera sia di proteine che di verdure. Nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari.

ULTIMI PER SPESA SOCIALE PRO MINORI

In un paese impoverito, sottolinea ancora Save the Children, in cui si fanno sempre meno figli e in cui il tema dell’integrazione dei “nuovi italiani” diventa sempre più urgente, l’Italia continua a non avere un Piano strategico per l’infanzia dotato di adeguati investimenti. L’Italia resta uno dei paesi europei che investe meno nell’infanzia, con divari tra le diverse regioni nel reale accesso ai servizi per i bambini e le loro famiglie. Basti pensare che a fronte di una spesa sociale media annua per l’area famiglia e minori di 172 euro pro capite per interventi da parte dei comuni, la Calabria si attesta sui 26 euro e l’Emilia Romagna a 316.

In Calabria primato negativo anche per l’accesso ai servizi per la prima infanzia, che riguarda solo il 2,2% dei bambini (nel 2008 era il 2,7%), con una spesa media pro capite da parte dei comuni per questi servizi che si attesta su 88 euro, il dato più basso. Un divario che penalizza il Sud e in particolare tutte quelle aree che sono state colpite dalla mancata definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali (Lep) previsti dalla riforma del Titolo V della Costituzione. In mancanza di un intervento di riequilibrio da parte dello Stato centrale, i divari territoriali e regionali sono cresciuti, piuttosto che diminuire, nel corso degli anni.

PREPARAZIONE CULTURALE QUESTA SCONOSCIUTA

In Italia 1 giovane su 7 ha abbandonato precocemente gli studi: la percentuale nel 2018 è 14,5% e per il secondo anno consecutivo fa registrare “un pericoloso trend” di ripresa della dispersione scolastica; quasi la metà dei bambini e adolescenti non legge un libro oltre quelli scolastici durante l’anno, con profondi divari regionali che vedono Campania (64,1%), Calabria (65,9%) e Sicilia agli ultimi posti (68,7%). Nel 2008 i “non lettori’ erano il 44,7%, dopo 10 anni la percentuale è salita al 47,3%. Il tema della deprivazione culturale nei minori resta un tema di allarme: nel corso dell’ultimo decennio la quota dei “disconnessi culturali” è diminuita in tutto il paese di 4 punti, sebbene i minori che non svolgono sufficienti attività culturali restino ancora 7 su 10, la Calabria supera il dato nazionale, attestandosi al 78,4%.

E sul tema della dispersione scolastica, le differenze tra regioni sono molto ampie e la Calabria si attesta sul 20,3%, unica insieme a Sardegna e Sicilia a superare il tetto del 20%, superiore alla media nazionale (14,5%) e peggiorato per giunta negli ultimi 10 anni, aumentando di 1,8 punti. Ma l’impoverimento culturale dei giovanissimi segna poi il loro futuro visto che il numero dei cosiddetti Neet (Not in emplyement, nor in education and training) tra i 15-29 anni in Calabria raggiunge il 36,2% (in Italia è fissato al 23,4%), con la crescita di 7,9 punti rispetto a dieci anni fa, la più alta tra tutte le regioni. L’impoverimento materiale ed educativo dei bambini in Italia, si accompagna anche ad un impoverimento “ambientale”.

BAMBINI E ADOLESCENTI CRESCONO IN UN PAESE IN CUI C’E’ SEMPRE MENO VERDE

Mentre il dibattito mondiale si accende sull’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, i bambini e adolescenti italiani crescono in un paese in cui c’è sempre meno verde, con un aumento di 30.000 ettari di territorio cementificato dal 2012 al 2018. Il 37% di dei minori si concentra in 14 grandi aree metropolitane, in ambienti non propriamente a misura di bambino, e in 1 città su 10 non si raggiunge la dotazione minima di verde pubblico di 9 metri quadri per abitante prevista dalla legge. Il fatto che ben il 44% dei bambini ed adolescenti italiani vada a scuola in macchina non stupisce (50,1% nella regione), soprattutto se si considera che il rapporto tra ogni neonato che nasce in Italia e le macchine immatricolate nello stesso anno è di 1 a 4 (in Calabria quasi di 1 a 2).

PESSIME LE CONDIZIONI DELLE SCUOLE E POCHI I RAGAZZI CHE FANNO SPORT

Nel dossier viene anche evidenziato che su oltre 40mila scuole, sono oltre 7.000 quelle vetuste e più di 21 mila quelle senza il certificato di agibilità. Un dato che in Calabria arriva addirittura al 77,3% degli edifici scolastici privi del certificato di agibilità, un numero superiore alla media nazionale del 53,9%. Anche per questo Save the Children ha voluto rilanciare una petizione on line per riqualificare gli spazi abbandonati da destinare a bambini e ragazzi e mettere in sicurezza le scuole.  Anche lo sport resta per molti un privilegio: in Italia meno di un minore su cinque (tra i 6 e i 17 anni) non fa sport, in Calabria il 29%. Numeri che dimostrano come nascere in Calabria risulta particolarmente svantaggioso rispetto al resto del Paese. Rischiando di compromettere il futuro dei giovanissimi calabresi fin dai primi anni di vita.


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