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Jonio, l’idea di Unione non piace al territorio

di ROSSELLA MOLINARI


mandatoriccioL’idea di “Unione”, o peggio ancora di “Fusione”, sembra proprio non piacere al territorio della Sibaritide e della Sila Greca, nonostante le condizioni attuali in cui versa e che si sperava potessero far comprendere che le divisioni del passato non hanno portato nulla di buono.
La considerazione di cui gode questa fetta di Calabria è ormai quasi pari a zero, eppure un territorio così altamente popolato e dalle potenzialità così elevate avrebbe in più occasioni potuto far sentire la propria voce. Se solo fosse stata una voce unanime e corale, se solo si fosse davvero messo in moto quel meccanismo della ricerca di un’unione seria, di intenti e di obiettivi. Tesa a dare la giusta dignità alle popolazioni, che in ordine sparso, come si è dimostrato negli anni, non hanno raggiunto e ottenuto nulla. Anzi, hanno subito “scippi” e declassamenti che determinano isolamento e mancato sviluppo. Sarà forse un retaggio della mentalità greca della “polis”, oppure la umana paura di perdere potere e poltrone che scatena ritrosia, ma a queste latitudini qualsiasi idea di unione stenta a decollare. E se lo fa rischia di fallire miseramente subito dopo. Il riferimento è alla Unione dei comuni, un ente locale di secondo grado disciplinato da apposite norme, che costituisce una forma associativa realizzata tra enti contigui, appartenenti alla stessa provincia.
L’Unione può essere formata da due o più comuni per l’esercizio congiunto di funzioni specifiche e servizi di propria competenza. La titolarità diretta della funzione o del servizio, in pratica, viene sottratta al Comune e assegnata all’Unione. Ed è in questo che si differenzia rispetto ad una “convenzione di gestione di servizi in cui la titolarità del servizio resta in capo al comune convenzionato, mentre il comune capofila semplicemente esercita lo stesso su delega degli altri”. Esempi di Unione di comuni ce ne sono pochi, e quello che c’è nell’alto Jonio (“Le vie del mare”) nato con tutti i buoni propositi rischia di rappresentare un fallimento, anche per via di uno scetticismo difficile da superare. Un esempio positivo è invece quello in progetto tra i Comuni di Spezzano Albanese, Terranova da Sibari, Tarsia e San Lorenzo del Vallo, dove l’idea di Unione è accarezzata e inseguita da tempo, con gli attuali sindaci che hanno deciso di dare un nuovo impulso anche alla luce degli incentivi previsti per gli enti che decidono di accorparsi per ridurre i costi di gestione e programmare la messa in sicurezza del territorio, la coesione sociale e lo sviluppo economico e civile delle comunità.

La norma regionale dovrebbe inoltre prevedere l’accesso a fondi comunitari da parte dei comuni associati che ne facciano richiesta. Intanto, nel territorio della Sila Greca, mentre si avverte la necessità di fare rete, si puntualizza: “Né unione, né fusione dei comuni; qui si parla di progettazione e ricerca di soluzioni condivise”. Il progetto riguarda Cropalati, Longobucco, Bocchigliero, Caloveto, Campana, Terravecchia, Calopezzati, Paludi, Mandatoriccio e Pietrapaola (sarà coinvolto anche il Commissario prefettizio di Scala Coeli) al fine di dare vita ad una “sola voce per i piccoli comuni della Sila Greca, capace di rappresentare le problematiche che interessano ed accomunano il territorio davanti agli enti sovracomunali; da quelli più prossimi come Provincia e Regione, passando dal Governo nazionale e fino alle istituzioni comunitarie”. L’esigenza di intraprendere un cammino comune c’è, ma la metodologia scelta è diversa.

 

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