Home / Attualità / Clementine estere vendute come prodotto locale: è allarme

Clementine estere vendute come prodotto locale: è allarme

di SERAFINO CARUSO

Le clementine: vera eccellenza di Calabria

Autotreni carichi di clementine spagnole e tunisine stanno arrivando in diversi capannoni del nostro territorio nel cuore della notte. Accade, ormai, da qualche giorno. Tutti sanno, ma nessuno parla. Clementine che poi vengono mischiate con quelle coltivate e prodotte nella nostra terra e vendute con etichettatura tipo “Clementine della Sibaritide” oppure “… di Rossano” “… di Corigliano”. Tutto questo è inaccettabile. Si tratta di frode, di inganno. Su cui le autorità di polizia e commerciali dovrebbero immediatamente eseguire controlli per prendere poi i dovuti provvedimenti.

CLEMENTINE PRODOTTO SNOBBATO: AZIENDE IN GINOCCHIO, DISOCCUPAZIONE IN AUMENTO

E se nel bel mezzo della discussione sul referendum per la fusione tra Corigliano e Rossano, iniziassimo anche a pensare anche ai problemi delle persone? Come ad esempio la disoccupazione in crescita in campo agricolo o in altri settori? L’agricoltura, che dovrebbe essere uno dei settori trainanti dello sviluppo del nostro territorio, è in ginocchio a causa di una siccità di oltre sei mesi senza precedenti. Altrove si è fatta richiesta di calamità, qui invece tutto tace. Le nostre clementine rischiano di subìre un danno di proporzioni incalcolabili. Con le conseguenti ricadute negative sui produttori locali e, di seguito, sui lavoratori. Molti produttori ancora non hanno neppure aperto i capannoni di lavorazione. Con la sleale concorrenza spagnola e tunisina non conviene. Ma più che altro non conviene senza i controlli che invece devono essere fatti. Tanti giovani e padri di famiglia sono a casa con le mani in mano. Questo significa crollo dell’occupazione e dei consumi. Con l’imbocco di una pericolosa spirale da cui poi sarà difficile uscire.

OCCORRE PROTEGGERE IL MERCATO DELLE CLEMENTINE CON AZIONI IMMEDIATE

Quello di Corigliano, Rossano e della Sibaritide non è soltanto il territorio di produzione dell’ottimo olio extravergine di oliva. I consorzi a tutela di questa produzione d’eccellenza si sono moltiplicati e funzionano. Ma per le clementine cosa si fa? Bisogna avviare azioni immediate, quindi, anche a tutela del cosiddetto “oro rosso” della Sibaritide. Abbiamo le clementine più buone del mondo, ma non le sappiamo valorizzare. Altrove ci sono riusciti (vedi le mele del Trentino o le fragole della Basilicata). Noi non riusciamo a unirci per fare squadra. Tutto questo è inaccettabile. Le istituzioni sono obbligate a fare qualcosa. I Comuni insieme ai produttori onesti facciano un cartello che possa interloquire con la Regione Calabria e la Provincia di Cosenza. Oltre che con le associazioni di categoria e le Forze dell’Ordine per avviare immediate azioni di contrasto a questo fenomeno di clementine che arrivano da altri Paesi e vengono spacciate per prodotto locale.

 

Commenta

commenti