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Intervista esclusiva a S. E. Monsignor Satriano, discorrendo sull’Enciclica di Papa Francesco “Laudato sì”

di STEFANIA SCHIAVELLI

papa-francesco-satrianoGli ultimi eventi che hanno toccato la città bizantina, hanno scosso le coscienze ed i cuori di tutti. La terribile furia dell’acqua ci ha fatto testare con mano quanto sia sottile la linea di confine tra l’oggi ed il domani, quanto sia facile perdere in pochi minuti il lavoro di una vita. L’evento catastrofico si inserisce, casualmente, sulla scia delle parole di Papa Francesco, che nella sua ultima enciclica intitolata Laudato sì discorre sull’importanza del rispetto della natura, sottolineando lo stretto legame tra degrado ambientale e degrado sociale.
Una Ecologia sociale oltre che ambientale che ci riporta, purtroppo dopo un evento catastrofico, a riprendere quel senno che forse, accecati dall’autoreferenzialità e dalla cultura dell’usa e getta, avevamo un po’ perso. Abbiamo voluto approfondire alcune tematiche legate all’enciclica Laudato sì con S.E. l’Arcivescovo Giuseppe Satriano appunto per ragionare con cura su alcune tematiche e per pensare di rilanciare insieme un domani nuovo fatto di luce e di speranza. Insieme per una Rossano che non si abbatte e che è pronta a rialzarsi con maggiore vigore.

Papa Francesco nella sua enciclica Laudato sì, parla di una relazione tra degrado ambientale e degrado sociale. Un deterioramento etico dato da rapporti labili, basati sull’egoismo e sull’individualismo. Secondo Lei qual è la strada per uscire da questo buio esistenziale e riscoprire la bellezza dell’essere comunità in relazione?

La risposta è già nella domanda. Dobbiamo riprendere in mano la nostra vita valorizzandola a partire dalla relazione che ci definisce come esseri umani. Spesso smarriamo questa verità pensandoci capaci di “badare a noi stessi” e soddisfacendo, senza pudore, i nostri capricci esistenziali. Uno sfrenato consumismo e la ricerca del benessere fine a se stesso ci hanno portato a questo, rendendoci sordi alle istanze più vere che vengono dal nostro cuore, dalla vita degli altri, dalla natura stessa. È per natura che non veniamo alla luce da noi stessi ma siamo il frutto di una relazione. Manipolare questo dono vuol dire votarsi alla morte.

Cosa si intende per Ecologia Quotidiana e Conversione Ecologica, termini cari sia a Papa Francesco  che a  Papa Giovanni Paolo II?  Emblematico è l’esempio dei poveri nelle megalopoli, che pur vivendo in ambienti squallidi, riescono con l’amore a rendere ecologico lo spazio grazie allo sviluppo delle relazioni umane. Il calore dell’amore comunitario può abbattere la sensazione di soffocamento data da ambienti umani dominati dallo smog?

Vorrei rispondere a questa domanda pensando a San Francesco, per molto tempo visto erroneamente come un’ecologista ante litteram. Il pensiero ecologico cristiano fugge da una sorta di assolutismo naturalista, spesso tendente ad impersonificare la natura, ma assume come logica dominante quella del dono. Essa è inscritta nella dimensione personale dell’essere umano e si nutre della relazione. È il volto dell’altro che mi definisce. È nella relazione con l’altro, con il mondo che mi circonda che costruisco la bellezza e la pienezza della vita. Tutto ciò che mi è accanto e avvolge la mia quotidianità, natura compresa, è lo spazio fecondo da rispettare in cui si realizza e declina la relazione. Calpestando quanto mi vive intorno lacero la possibilità di costruire relazioni significative e proietto l’esistenza verso il baratro. Nella visione cristiana della vita tutto questo è frutto del peccato, non tanto inteso da un punto di vista morale ma nella sua accezione esistenziale, dove la parola peccato è indicativa di un fallimento, di un non aver centrato l’obiettivo per cui si è al mondo: ovvero l’accoglienza del dono che è l’altro e il creato stesso. Tutto questo è presente tra le righe del racconto dei primi due capitoli della Genesi, come anche nella vita di Francesco d’Assisi, uomo che parlava con gli animali o che vedeva fiorire un roseto senza spine, da un roveto pieno di spine. Egli è l’icona dell’uomo nuovo che, lasciatosi trasformare dall’Amore di Dio, non trova ostacoli nella relazione con la natura perché proteso in una valorizzazione di ogni essere a partire da un amore autentico per il Creatore e il suo creato. Il futuro della vita su questo pianeta è solo in una relazione colma di rispetto reciproco e di amore autentico per ogni realtà creata.

Altro tema cruciale toccato da Papa Francesco nell’Enciclica è quello del lavoro. Con l’avvento del paradigma tecnocratico, l’uomo viene alienato e messo ai margini del sistema produttivo. Nel libro della Genesi si parla della Terra come di un luogo di cui l’uomo deve prendersi cura  custodendolo ma anche lavorando affinché producesse frutti. In una epoca storica in cui tanti giovani preparati non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, come si può superare questo impasse?

È una bella domanda che non ha una risposta semplice. Proverò a esprimere qualche suggestione personale. È bello leggere la Bibbia come un cammino che partendo dal Giardino terrestre, luogo primordiale della semplicità del vivere, concluda il suo percorso nella Città celeste, la Gerusalemme nuova dell’Apocalisse, luogo della complessità. Penso che l’impegno da maturare sia imparare ad abitare la complessità, vale a dire che non ci sono strategie risolutive a buon mercato ma dobbiamo imparare a dialogare con la realtà accettando le sfide e provando ad aprire nuovi orizzonti. C’è bisogno di una sinergia scevra da interessi autoreferenziali ma capace di mettere insieme varie forze in campo a servizio della persona e del bene comune. Tutti siamo invitati a dare il nostro contributo ma senza barare.

Il patrimonio di una comunità non è solo composto dalle bellezze naturali, ma anche da beni  che caratterizzano l’identità di una città identificandola all’esterno. Rossano è famosa per il Codex, dopo la sua esposizione all’Expo e l’inaugurazione della statua alla rotonda del Frasso. Per curiosità giornalistica vorremmo sapere lo stato dell’opera e quando si potrebbe riabbracciare il nostro amato Evangelario?

La risposta è semplice e non c’è nessun mistero. Il Codex sta vivendo una fase di attesa legata all’ultimazione del Museo Diocesano e alla realizzazione della teca che dovrà custodirlo. Il restauro, pressoché ultimato, vive la fase della rilegatura e appena tutto è pronto sarà nuovamente a casa.

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