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Intervista ad Amerigo Minnicelli: “Fusione e poi Area vasta: così risorgeremo”

IMG_20141210_183355Area vasta, 200 milioni di euro da spendere in 10 anni e poi Asl, tribunale, infrastrutture, quindi occupazione e sviluppo. Sono le parole, i concetti, le idee esposte da Amerigo Minnicelli, professione avvocato, rappresentante del mondo associazionistico, movimentista accanito.
È fra quelli che ci crede. Fermamente. È uno dei dirigenti del “Comitato 100 associazioni” che più di tutti sta spingendo e stimolando l’operazione “fusione” fra i comuni di Corigliano e Rossano.
Mettendo da parte quelli che saranno i reali benefici, le ricadute immediate e lungimiranti su questo territorio perché ne parliamo ampiamente nella pagina accanto, con Minnicelli, in visita nella nostra redazione, si ragiona già da comune “unico”.
Per il comitato, quindi, si scrive “manifestazione” d’interesse alla fusione, si legge svolta chiave sulla strada che porterà all’unificazione delle due città.
«Ci muoviamo su più fronti – dice Minnicelli – oltre alla strutturazione del comitato, stiamo costruendo tutti quei rapporti, anche coi ministeri competenti, che ci metteranno nelle condizioni di comprendere dove andrà a finire questo processo. Di certo è che per la prima volta in Italia si sta dando seguito ad un’operazione di tale portata. Tanti sono i comuni che si stanno unendo, ma solo Corigliano-Rossano raggiungerà i circa 100mila abitanti: dimostreremo che la Calabria non sempre è il fanalino di coda».
Le delibere che i due consigli comunali dovranno approvare, probabilmente entro Natale, secondo Minnicelli innescheranno ufficialmente la manovra “Area vasta”, ente suburbano che prenderà il posto delle Province. «Le due delibere produrranno l’attenzione dei ministeri – spiega il rappresentante del “Comitato 100 associazioni” – rispetto a tre questioni fondamentali: l’attuazione dell’Area vasta in una città importante come quella che sorgerà, il tribunale e la sanità. Ecco questi sono i cardini di quest’azione, partendo proprio dalle questioni sanitarie, perché da troppo tempo siamo stati completamente abbandonati e quindi dobbiamo recuperare terreno. Dal punto di vista amministrativo, se le aree vaste si insediano seguendo il criterio della concentrazione di abitanti, con città da 100 mila anime, dovranno farla per forza qui».
In questo contesto, «l’ospedale della Sibaritide, ma anche il Piano strutturale associato o la cittadella dello sport che sorgerà nella zona di Sant’Irene, rappresenteranno, tre importanti trait d’union fra le due città».
Amerigo Minnicelli non dimentica poi di rimarcare, facendo riferimenti nemmeno troppo velati a tutti gli scippi perpetrati, come la Sibaritide abbia subìto un’emarginazione «dovuta alla scarsa intelligenza di chi ci ha governato e lo diciamo in senso lato, dai funzionari alla dirigenza politica, perché non hanno compreso che dovevano aggiustare le “carte”, altrimenti le avrebbe aggiustate qualcun’altro a proprio vantaggio».
«Il progetto – specifica poi placando le polemiche sul ritardo nella convocazione del consiglio comunale di Corigliano – è anche culturale e chi appare reticente deve convincersi che le delibere vanno approvate. Solo poi potremo spiegare alle popolazioni quali sono gli enormi benefici, primo fra tutti quello occupazionale. E con le due delibere in mano e già approvate dai consigli potremo già rivendicare e bussare alle porte dei ministeri».
In conclusione, Minnicelli sfodera tutto il suo ottimismo ricordando quelli che saranno i passaggi tecnici della fusione e che vedrà i rossanesi e i coriglianesi decidere con un referendum: «Il popolo non sarà sordo, capirà e avremo successo. E poi l’unione è già iniziata nello sport che ne ha offerto un grande esempio con la fusione delle società di volley che hanno fondato “Corissano”».
«A Peppe più Peppe – così Amerigo Minnicelli simpaticamente chiama i due sindaci, ai quali si rivolge per concludere – chiediamo che facciano il bene di questo territorio: il giorno che avranno firmato le delibere andranno a finire sui media nazionali perché saranno stati capaci di offrire una bella pagina di storia rispetto alle negatività calabresi».

AREA URBANA Al tavolo delle decisioni, ormai, la questione fusione sfilata di mano in mano ha superato lo scoglio approvazione. Manca solo l’atto finale, quelle delibere che una volta trasmesse in Regione possono aprire scenari sorprendenti per un’area che, da troppo tempo, aspetta di contare un po’ di più.

E, d’altra parte, ottantamila persone con la mano alzata per prendere la parola hanno certamente un peso che, anche da dietro una cattedra, non può essere ignorato. E se il passo successivo è quello di educare le popolazioni a vedere il bicchiere mezzo pieno, anche “L’Eco dello Jonio” vuole contribuire alla stesura di quel racconto che ha come soggetto il “buono” dell’operazione fusione.
Un buono da ricercare in molteplici aspetti che, insieme, certamente possono convincere della validità del progetto “comune unico”. Un’unica grande città, in fondo, saprà farsi sentire in particolar modo dal governo centrale che la attenzionerà di più e sotto diversi punti di vista: innanzitutto, per i primi dieci anni, venti milioni di euro all’anno verranno stanziati per l’infrastrutturazione della città unica, con i quali si potrà probabilmente mettere una toppa su quelle criticità che strozzano quasi da sempre la nostra terra. Per cinque anni, poi, i comuni non dovranno rispettare il patto di stabilità, il che gli permetterà di spendere a 360° tutti quei soldi accantonati negli anni e che, finora, non avevano potuto impiegare.

Per non parlare delle conseguenze della creazione di quell’“area vasta” che, in quanto punto di riferimento e polo attrattivo di un gran numero di cittadini, deve essere sede del maggior numero di servizi, inclusi il Tribunale, l’Asl e l’Ospedale unico che sorgerà a cavallo fra i due territori. La nostra area è ricca, qui c’è economia, ma manca ancora qualcosa: abbiamo bisogno che la Sibaritide possa consolidarsi meglio con il potere amministrativo.

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