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Inps, sindacati: si rischia lo smantellamento

di MARTINA FORCINITI
inps«Se si toglie l’unica necessità che ha l’utenza di rivolgersi fisicamente all’ìstituto di previdenza, non ci sarà più bisogno di avere un Inps a Rossano». Nel prospettare l’innesco di un circolo vizioso infelice per il territorio sibarita, non usa mezzi termini Vincenzo Casciaro, Segretario Generale della FP CGIL Territoriale. Durante la conferenza stampa unitaria dei sindacati Cgil-Cisl-Uil, si parte dalla consapevolezza pressoché certa che la chiusura del centro medico legale accompagnerà gradualmente verso lo smantellamento dello stesso Inps.
«Con il trasferimento delle attività del Cml a Cosenza – continua Casciaro – verrebbe infatti meno la funzione fisica dell’INPS di Rossano, il cui ruolo si espleta proprio in quella centralità che gli permette di essere raggiunto fisicamente da decine di utenze quotidiane. Tutto il resto delle prestazioni, ad oggi, si può fare in remoto. E’ evidentemente in atto un tentativo che mira a destrutturare i servizi istituzionali».

INPS, CASCIARO: IN GIOCO I BISOGNI DELLE PERSONE PIU’ BISOGNOSE

Una circostanza che ha trovato ulteriore riscontro nell’incontro dei sindacati con la RSU dell’INPS di Rossano. «Ciò che è emerso – sottolinea ancora Casciaro – è che il centro medico serve un’utenza di 220 mila persone, cioè vasta parte della popolazione della provincia cosentina, distribuita su una fascia di territorio pari a 130 km di costa che parte da Rocca Imperiale per finire a Cariati. E in questo contesto la baricentricità di Rossano è di immediata evidenza. Senza contare il fatto che in gioco c’è la sorte di un ufficio strettamente legato ai bisogni della collettività (con la gestione di domande di pensione di invalidità, accompagnamento, assegno per i minori). Ad essere intaccate sono quindi le fasce sociali più deboli economicamente e anche fisicamente. È oltremodo ripugnante che lo Stato, ogni qualvolta debba ridurre la spesa, non lo faccia efficientando i servizi ma caricandone il peso sulle spalle dei cittadini. A partire da oggi con questa iniziativa sindacale unitaria, sottolineeremo la necessità del più ampio coinvolgimento istituzionale. Che non riguardi, però, solo la difesa dell’Inps, ma che implichi il suo rafforzamento e rilancio rispetto a una serie di servizi tolti o mancanti.

INPS, CASCIARO: LA NOSTRA SEDE DIVENTI AGENZIA PROVINCIALE

Questa nostra sede ha tutti i requisiti per diventare un’agenzia provinciale. E, in quanto tale, dovrà avere anche il servizio dell’Inpdap che a Rossano non è mai arrivato. Tecnicamente, la riorganizzazione dell’INPS a livello nazionale non ci convince. Se la proposta sottesa alla chiusura è quella di una riduzione dei costi, possiamo replicare senza temere smentite che si tratta piuttosto di un processo di spostamento dei costi sulle tasche dei cittadini. Senza contare i problemi di carattere logistico: la sede di Cosenza non è nelle condizioni di accogliere un’utenza quotidiana di 600 persone bisognevoli. Il risparmio è quindi un falso dato. La priorità è stroncare sul nascere il paventato smantellamento dell’INPS di Rossano.

INPS, SPARATO: OGNUNO SVOLGA IL PROPRIO RUOLO

Pasqualino Sparato (Cisl) ribadisce l’illogicità delle ragioni addotte alla chiusura del Cml sottolineando come si abbiano delle responsabilità «nella misura in cui avremmo dovuto conoscere prima le motivazioni della chiusura. Il rischio è che venga meno quella parte di istituto che fondamentalmente fornisce delle prestazioni. Coinvolti inoltre sono soggetti fortemente disagiati che finirebbero ulteriormente vessati. Si va ad intaccarli economicamente. E il danno finanziario andrebbe a toccare anche il territorio attraverso un ingente spostamento di denaro. Le decisioni non possono essere prese dall’alto senza una profonda conoscenza del territorio in cui si va a operare. Oggi, a latte versato, la necessità è che ognuno svolga il proprio ruolo rispondendo alle necessità del territorio».

INPS, TEMPO: BASTA RINCORRERE, BISOGNA PREVENIRE

«La Sibaritide non può diventare la patria dei diritti negati – fa eco Michele Tempo (Camera del Lavoro-Cgil). È inconcepibile assistere a uno svuotamento dei servizi che costringe la cittadinanza a una marginalità esasperata. È l’ennesimo sintomo della persistente lontananza della politica dalle problematiche territoriali. Se anche esistessero degli effettivi margini di risparmio non si possono certo far ricadere sui cittadini che si trovano in condizioni di maggiori fragilità e debolezza. La politica non avrebbe dovuto permettere che si compisse una riorganizzazione a danno dei cittadini. E che si faccia un’interpellanza è cosa buona e giusta ma la politica non avrebbe dovuto rincorrere il provvedimento, avrebbe piuttosto dovuto prevenirlo. La chiusura del Cml da quanto abbiamo appreso, insomma comporterebbe nella migliore delle ipotesi solo il risparmio dell’indennità del dirigente. Può l’INPS di cui la cittadinanza è socio maggioritario attivare una politica di risparmio a danno dell’utenza?».

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