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In Calabria sistema di trasporti criminale

di MARTINA FORCINITI

metro-leggeraMettiamola così: noi – uomini e donne di Calabria – siamo vessati da un sistema di trasporti criminale, che ci tratta e ci rimorchia peggio delle bestie da soma. Lo diciamo senza giri di parole, perché la dura verità è che sappiamo cosa voglia dire essere cittadini di serie B solo una volta che lo siamo diventati. Quando incominciamo a contare sulle dita, in maniera quasi irrealistica, gli sprechi e le ruberie a titolo vario che abbiamo subito negli ultimi anni. E che, in fin dei conti, abbiamo imparato ad accettare, quasi come se ridurci ad un grumo di case inframmezzate qua e là di qualche castello-fortezza ci bastasse.
Un coagulo di storia, cultura e paesaggi certamente bello da vedere ma lontanissimo, ormai inaccessibile. Ed è difficile dire dove e quando si fermerà questo spettacolare attacco di mannaie alla nostra terra. Mentre la classe dirigente guarda a questo contesto un po’ a braccia conserte in quello che sembra, a tutti gli effetti, un varietà di inettitudine politica davvero avvilente.
La Calabria è nuda, lo è completamente. E ogni ragionamento assume sempre più la forma e la sostanza di una coperta troppo corta per poter riuscire ad ammantare e, così, nascondere le ecchimosi e le tante piaghe infette. Siamo la regione più povera d’Italia – è notizia recente – unica tra quelle del mezzogiorno d’Italia a non mostrare miglioramenti rispetto a tutti gli indicatori economici di sviluppo economico e sociale; una terra che ha fame di lavoro perché si trascina sul groppone uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile in Europa; la nostra sanità viaggia a passo di gambero e le famiglie calabresi rinunciano – è paradossale – a curarsi.
Una Calabria sospesa, marginale, attraversata da mille e più contraddizioni. Che fa i conti – e qui veniamo al nostro nocciolo duro – con l’essere la scassatissima periferia del regno.  Una Cenerentola ben vestita ma mai pronta ad andare al ballo. Perché abbandonata a sé stessa, rimasta a piedi.
Con le vie dell’aria che oggi vivono l’addio doloroso e forzato a Sibari se è vero, come lo è, che in terra lucana la “Pista Mattei” di Pisticci (Matera) ha ricevuto l’ok per diventare l’aeroporto della Basilicata; con le vie gommate indebolite dal disordine e dalla disorganizzazione, spezzate da lavori eterni, cimiteri a cielo aperto (è il caso della statale 106 jonica, su cui la mancanza di interesse politico – come testimoniato dalla Cgil territoriale – si è definitivamente palesata con l’assenza nella legge di stabilità delle risorse necessarie al finanziamento totale dell’ opera e con l’indeterminatezza del progetto che a causa di carenze progettuali non permetterebbe al CIPE di poterlo approvare nella fase istruttoria), incapaci a rispondere all’attuale domanda dei residenti, figuriamoci dei turisti; con la comunicazione via mare, ai fatti, quasi immaginaria se porti come quello di Corigliano sono buoni ad essere solcati solo dagli scafisti e, una tantum, da frettolosi crocieristi che si trattengono per il tempo di un caffè; veniamo, infine, al trasporto su ferro squalificato dai tagli, dall’impoverimento dei servizi, da costi affatto friendly e da quel degrado fatto di sporcizia, soppressioni e ritardi contro cui i pendolari jonici, lungi dall’imparare a conviverci, protestano a suon di urla (è del 24 ottobre scorso l’iniziativa “Ridatemi il treno”, con doppio appuntamento a Crotone e Rossano, con cui si sono contestati i tagli ai treni di lunga percorrenza). Così van le cose in Calabria, dunque, fra statali maledette, scali che annaspano e collegamenti ferroviari terzomondisti. Eppure qualche soluzione, periodicamente rispolverata ma quasi subito rinfilata nei cassetti di qualche vecchio archivio, ci sarebbe per tirarci fuori dall’immobilità.

Quel progetto, per alcuni forse troppo rivoluzionario, di una metropolitana leggera di superficie sulla tratta Crotone – Sibari che proprio L’Eco ha più volte rilanciato. Una bella intuizione di cui approfittare non solo per la notevole riduzione dei tempi di percorrenza (sessanta minuti fino al capolinea), per la quantità di utenti pendolari che potrebbe assorbire e per la conseguente ristrutturazione delle stazioni esistenti. Ma anche e soprattutto per le potenzialità legate alla capacità di cambiare le sorti di un aeroporto, il Sant’Anna di Crotone, che potrebbe avere sviluppi ben diversi da quelli attuali. E su cui, in effetti, la Regione ha deciso di puntare tutto con l’emissione del decreto di liquidazione, a favore dei Comuni interessati della provincia di Crotone, con cui è stato anticipato l’8% dell’annualità 2011 ed il 15% delle somme relative all’annualità 2012, provenienti dalle royalties idrocarburi, per un ammontare di circa due milioni di euro, finalizzati alla proroga dell’esercizio provvisorio dello scalo aeroportuale.
Questa è mobilità sostenibile, a favore di un miglioramento della qualità della vita e, soprattutto, che incoraggia quello sviluppo di un’industria del turismo che la nostra area ha potenzialmente in sé. Ma i bastian contrari è inevitabile che non manchino. Forse è per questo che abbiamo ancora la statale 106 e le littorine diesel degli anni ’40.

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commenti

1 Commento

  1. Non né vale poi più di tanto il mio commento.
    So per certo ,che tutto il gran parlare ,su come viviamo noi del Sud. Non interessi al resto del mondo.
    Noi cittadini ,onesti, lavoratori,siamo quelli più danneggiati.
    La politica corrotta, da quattro mafiosi senza scrupoli.
    Io oramai non ho nulla da perdere.
    Il mio rammarico è per i giovani che non avranno un futuro dignitoso.

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