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In alcuni comparti del cosentino non si trovano più giovani lavoratori

Quando si parla di lavoro c’è sempre il rischio di ritrovarsi in un campo minato, in cui ogni passo falso per chi scrive e chi legge potrebbe rivelarsi fatale. Se da un parte esiste una reale emergenza occupazionale – che costringe le migliori e forti generazioni a fare le valigie – è anche vero che la Calabria ha abbandonato la téchne a favore del logos, in questo caso lo studio e l’Università.

Lungi da essere un attacco nei confronti delle lauree e delle specializzazioni, ma una larga fetta di giovani preferisce le aule degli Atenei al catapultarsi nel mondo del lavoro o nell’apprendere un mestiere. Ed ecco che escono fuori dei rapporti come quelli relativi al “Lavoro-Resilienze dei territori, giovani e apprendistato” curato direttamente dall’Ufficio studi di Confartigianato.

In pratica, quasi non si riescono più a trovare più meccanici e montatori di macchinari industriali e assimilati; acconciatori; cuochi, autisti di taxi, conduttori di automobili, furgoni e altri veicoli.

Ne esce fuori una maggiore difficoltà a reperire gente per lavori specializzati e per quelli nell’ambito del Digitale e Ict5 e dei macchinari, tanto che le entrate nelle imprese cosentine erano previste in 35.560 unità, molte delle quali, però, rimaste vacanti.


 

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