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Il messaggio di Natale di Monsignor Giuseppe Satriano

Il nuovo Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati, Monsignor Giuseppe Satriano

Il nuovo Arcivescovo della Diocesi di Rossano-Cariati, Monsignor Giuseppe Satriano

A tutti voi che siete nella Chiesa di Rossano-Cariati auguri per un Natale di pace e di gioia! Carissimi questo Natale giunge alle porte dei nostri cuori segnato da diverse tragedie e situazioni di dolore: la strage degli innocenti in Pakistan, la guerra in Siria e in altre parti del mondo, la mancanza di lavoro, la povertà dilagante che sempre più divora intere famiglie, la corruzione che intacca la vita e la dignità di molti. Sembra che il mondo, e con esso ciascuno di noi, non voglia saperne di lasciare spazio a Colui che, nel silenzio e nell’umiltà di una mangiatoia, è venuto a rivelarci il mistero di un Dio che rivestendosi della nostra carne si è fatto “pane” per l’uomo, un “pane dal cielo” per nutrire l’uomo e riscattarlo da una vita senza senso in balia delle forze della morte. San Paolo afferma che Gesù Cristo “pur essendo nella condizione di Dio… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,6-7).
Guardiamo alla grotta di Betlemme: Dio si rende piccolo in questo Figlio fino ad essere adagiato in una mangiatoia, avvolto in fasce quasi a prefigurare quelle che lo avvolgeranno nell’ora della sua passione. Egli nasce in una città il cui nome significa “casa del pane”, Betlemme, e viene posto in una mangiatoia, ad indicare che fin dal suo apparire sulla scena umana Egli ha voluto legare la sua vita al tema del nutrimento, quel nutrimento cui sarà sempre sensibile fino a dare se stesso come “pane di vita” (Gv. 6).
Un grande Padre della Chiesa, Cirillo di Alessandria, in una sua omelia afferma: “Mentre eravamo abbruttiti nell’anima, ora, avvicinandoci alla mangiatoia, cioè alla Sua mensa, non troviamo più il cibo, ma il pane del cielo, che è il corpo della vita”. Dalla mangiatoia di Betlemme al sepolcro di Gerusalemme, Gesù illumina la nostra vita di credenti dandole un senso, esprimendo con forza che la vita è dono da condividere. Miei cari fratelli e sorelle, accogliamo il Natale in questo spirito di responsabilità gioiosa e di condivisione del “pane di vita” che è Gesù. Maria, dalla mangiatoia di Betlemme, sembra rivolgersi a ciascuno di noi dicendo: “Favorite!”, così come anche noi ci esprimiamo quando desideriamo rendere partecipe l’ospite delle pietanze buone che allietano le nostre mense.
Favorite!
E’ una forte indicazione a vivere l’incontro con Lui come esperienza che nutre la vita in tutte le sue dimensioni e in tutte le realtà, nelle quali è posta la nostra esistenza. E’ in Cristo Gesù, che la Parola diviene carne, è nel Bambino di Betlemme, che Dio si fa pane per la nostra fame. Solo, nutrendoci di Lui, la nostra vita può trovare l’audacia, la forza, il coraggio di divenire a sua volta nutrimento di speranza per l’umanità, mediante scelte di comunione vissute e condivise, capaci di restituire dignità a chi l’ha persa e speranza a chi vive nell’oscurità. Facciamo nostro l’invito di Paolo alla comunità dei Romani, che esorta con radicale fermezza: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce” (Rom. 13,11-12). E’ nel “nutrirci” della Sua Parola e del Suo Corpo e Sangue, della Sua stessa vita, che possiamo ridonare senso e vitalità ai nostri giorni conformandoli a quella pienezza per cui sono stati pensati. Ecco a che cosa “serve” tutta l’esperienza cristiana: a costruire una comunità di uomini e donne che, mediante la lode liturgica e la vita quotidiana, sappiano giungere, nella responsabilità delle scelte, ad uno stile di vita fatto di sobrietà, di condivisione e di solidarietà. Favoriamo, dunque, … accostiamoci al Dio che si è fatto come noi per farci come Lui, e ritroveremo la forza di rendere la nostra vita credente anche credibile, significativa, capace – come afferma S. Agostino – di “prendere la forma del pane”. Buon Natale a ciascuno, a chi si impegna per il bene comune e a chi è custode della cosa pubblica, ad ogni famiglia, a credenti e non credenti, ad ogni membro di questa comunità ecclesiale e a coloro che sono ospiti della nostra terra, …Favorite! Gesù viene e a noi si offre come pane fragrante, cibo semplice e nutriente, desideroso di alimentare la gioia di ogni cuore.

Buon Natale!
Vostro don Giuseppe

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