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Il consigliere Mimmo Bevacqua sul 25 aprile

domenico-bevacqua-2In occasione del 70° anniversario del 25 aprile 1945, il consigliere Bevacqua intende fare proprie le parole del Presidente Mattarella “La nostra Costituzione è il frutto della lotta antifascista contro la dittatura e la guerra. La qualifica di resistenti va estesa non solo ai partigiani ma ai militari che rifiutarono di arruolarsi nelle brigate nere e a tutte le donne e gli uomini che, per le ragioni più diverse, rischiarono la vita per nascondere un ebreo, per aiutare un militare alleato o sostenere chi combatteva in montagna o nelle città”.
“Il moto di rifiuto e di ribellione organizzata al fascismo e al nazismo – afferma Bevacqua –  rappresenta un elemento fondamentale nella storia morale dell’Italia. Quell’esperienza parziale ma decisiva di ribellione nazionale, italiana, alla dittatura fascista è infatti il nucleo autonomo e sufficiente per rendere la nostra democrazia e la nostra libertà non interamente “concesse” dagli Alleati che hanno liberato gran parte del Paese, ma riconquistate”.
“Aldo Moro  – prosegue Bevacqua – definiva il suo partito, oltre che popolare e democratico, come “antifascista”: per lui si trattava di un elemento caratterizzante, appunto identitario, della politica italiana. Naturalmente nella nostra democrazia confluiscono anche altri elementi storici nazionali, ma quello dell’antifascismo ne costituisce elemento fondante”.
“Vorrei anche contribuire a sfatare il luogo comune che vuole i partigiani tutti settentrionali e sottolineare come le analisi storiche più recenti consegnano ai partigiani del Sud, e anche della Calabria, un ruolo da protagonisti: sono centinaia i partigiani calabresi dei quali si trova traccia nei fascicoli del fondo ANPI. In particolare, voglio rivolgere il mio pensiero al sacrificio di Guarino Ciardullo, di Laurignano, fucilato a Busca (CN) e citato in un bel libro di Aldo Cazzullo. Una storia dimenticata dalla storia, simile a quella di tanti giovani dei nostri piccoli paesi e che dà conto del contributo di sangue che anche il nostro Mezzogiorno ha versato alla causa dell’Italia libera”.
“Il dovere di ricordare, il dovere della memoria – conclude il consigliere regionale – , non sono una mera ritualità, ma la riattualizzazione che attraverso l’operato di ciascuno riconferisca quotidianamente senso al sacrificio di chi amò la libertà più della vita stessa e permise la rinascita di una nazione nel segno di una costituzione e di una democrazia che non ci sono state concesse una volta per tutte, ma necessitano della consapevolezza e dell’impegno costante di tutti e di ciascuno. Quel sangue versato, quella lotta inesausta e senza compromessi possono essere onorati e meritati in un solo modo: compiendo ogni giorno il nostro dovere di cittadini.Perché quegli italiani combatterono insieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro”.

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