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Il castello di Mirto fra storia ed economia rurale

castello1La zona di Mirto, nel territorio jonico cosentino, conserva nel suo cuore delle interessanti testimonianze storiche che la confermano come centro per le attività economiche e di commercializzazione nelle varie epoche.
Un’origine del nome che risale al periodo della colonizzazione greca (1300 ed 1100 a.C.) in Italia, quando gli abitanti dell’isola di Creta si spostavano nel mare Mediterraneo per riequilibrare il proprio assetto economico, in cerca di nuovi lidi in cui stabilirsi, attratti dal clima mite e dalla fertilità del territorio. Si insediarono in questa zona, nominandola Mirto riproponendo così il nome della loro città di provenienza.
Una colonia, quella di Mirto, dove tutto parlava della leggendaria isola di Creta e dei suoi abitanti, i minoici, che lasciarono le tracce del loro passaggio proprio qui, in una lingua di terra jonica in cui ogni pietra ricorda qualcosa. Posto in una zona strategica, che congiunge in breve tempo mare e montagna, è stata sempre legata alla vicina Rossano, ad esempio nel periodo dei grandi latifondi. Vasti terreni coltivati a cereali e immense distese di uliveti hanno da sempre caratterizzato il paesaggio dell’area di Mirto che, di queste colture, ha fatto una risorsa in particolar modo dal XVI secolo in poi.
Al XVIII secolo risale il cosiddetto “Castello di Mirto”, una costruzione edificata su un sito collinare dove sorgeva una strategica torre di avvistamento normanna, fu opera del barone Giovanni Michele di Mandatoriccio che sul finire del 1700, per esigenze di “strategie di mercato” per dirla nella lingua odierna, aveva bisogno di un grosso complesso che fungesse da magazzino e da posto di stoccaggio per prodotti agricoli di grossa quantità. Una struttura, questa, che ricorda più un podere, una grossa masseria in cui raccogliere forza lavoro impiegata nei campi, residenza per la famiglia dei nobili “Mandatoriccio”.
Ingrandita a poco a poco negli anni successivi, man mano che si espandeva la proprietà terriera, il grosso complesso presenta, visibili ancora oggi, l’abitazione del fattore, la casa per gli operai, grossi magazzini, le stanze del barone. Lo scopo era, dunque, quello di ricoprire un ruolo strategico per l’intera economia del fondo di Crosia, che comprendeva: Calopezzati, Caloveto, Campana, Mandatoriccio, Bocchigliero e Pietrapaola. L’importanza fu tale che, durante il periodo del ritorno dei Borboni, nella Pasqua del 1799, proprio la zona del giardino della Masseria Mandatoriccio fu protagonista dell’episodio del martirio di alcuni ribelli antiborbonici (la cibbia, ndr). Un altro pezzo di storia per attrarre e emozionare i visitatori della nostra terra.

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