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IFEL/ANCI: “Nuova fusione in Calabria e i comuni scendono a 7954”

Di seguito il contributo di IFEL fondazione ANCI, l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale sulla prossima fusione del 31 marzo 2018. Quando sarà prevista l’istituzione del nuovo comune di Corigliano-Rossano (prov. Cosenza) mediante la fusione di Corigliano Calabro e di Rossano. Si tratta di un nuovo comune con oltre 70mila abitanti che diventa più popoloso di città capoluogo di provincia del Sud come Caserta, L’Aquila, Potenza, Matera, e del Nord come Asti, Pavia o Cremona. Con l’istituzione di Corigliano-Rossano il numero dei comuni raggiunge le 7.954 unità.

Il Dipartimento Studi Economia Territoriale di IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale) analizza il trend crescente del ricorso alle fusioni intercomunali (si veda l’Appendice statistica) e sintetizza le nuove forme di incentivazione statale previste dalla Legge di Bilancio 2018. Il trend delle fusioni in Italia con l’istituzione del comune di Corigliano-Rossano (CS), prevista per il 31 marzo 2018, nasce la terza città con più abitanti di tutta la Calabria (dopo Reggio Calabria e Catanzaro) e allo stesso tempo si riduce il numero delle amministrazioni comunali a quota 7.954.

IFEL/ANCI: UNA MEDIA DI 45 COMUNI IN MENO NEL PASSAGGIO DAL 2015 AL 2016

Negli ultimi 5/6 anni l’universo dei comuni si sta contraendo in media di una ventina di comuni all’anno, con un picco di 45 comuni in meno nel passaggio dal 2015 al 2016 (Figura 1). Il ricorso all’istituto della fusione è volontario, ancora episodico e coinvolge un numero di enti “modesto”, prevalentemente nel nord-est e di piccola taglia demografica. Tuttavia si tratta di un fenomeno senza precedenti: l’ultima riduzione di rilievo del numero dei comuni in Italia risale infatti al periodo del regime fascista, durante il quale i municipi più piccoli venivano accorpati per legge a quelli più popolosi.

Gli incentivi alle fusioni nella Legge di Bilancio 2018 La Legge di Bilancio 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205) prevede forme di incentivazione statale pro-fusioni: il comma 868 dell’articolo 1 incrementa il parametro sulla base del quale è commisurato il contributo straordinario per favorire la fusione dei comuni (a partire dal 2018 sarà pari al 60%, e non più al 50%, dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010) ed il comma 869, a fronte dell’incremento dei contributi per le fusioni di comuni, accresce la dotazione finanziaria destinata a tale finalità per un importo pari a 10 milioni annui.

IFEL/ANCI: ORIENTAMENTO NORMATIVA NAZIONALE É LA  PROMOZIONE  DEL RICORSO ALLE FUSIONI DI COMUNI

L’orientamento della normativa nazionale è chiaro: promozione del ricorso alle fusioni di comuni, e quindi riordino del territorio, con un obiettivo di lungo periodo legato ad un rafforzamento dell’offerta dei servizi erogati ai cittadini. La scelta di fondersi, oltre gli incentivi Per le casse dei comuni, gli incentivi finanziari statali, integrati con quelli previsti dalle singole regioni, rappresentano sicuramente una ragione in più per considerare l’opzione della fusione. Tuttavia, sono molteplici gli aspetti da considerare prima di intraprendere un percorso finalizzato ad una fusione intercomunale. 2 Restando nel campo finanziario c’è da dire che è difficile valutare ex ante i benefici in termini di recupero o incremento di efficacia ed efficienza nell’erogazione dei servizi. Non esiste una regola d’oro ed ogni progetto di fusione, per la tipologia degli enti coinvolti e per eventuali esperienze precedenti di gestioni associate di funzioni/servizi, costituisce un caso a sé.

Della fusione va poi considerato l’aspetto antropologico del fenomeno. A dispetto di una teoria dell’impasse istituzionale derivante da un’immagine distorta del municipalismo che vorrebbe ciascun cittadino legato al proprio campanile, e pertanto non interessato a processi riformatori che ne modificano il proprio attaccamento territoriale, il fenomeno (come detto, volontario) a cui stiamo assistendo sembra andare verso un’altra direzione. Ovvero la fusione dei comuni si sta affermando per una razionalizzazione degli enti e della loro rappresentanza politica, non del territorio con le sue tradizioni e la sua identità storica. È questo un passaggio molto importante per l’evolversi delle trasformazioni in corso. Ridefinire i livelli locali di governo, a partire anche dal loro numero, è tanto più possibile quanto maggiore è la partecipazione dei cittadini al processo riformatore, e la loro convinzione che il senso di appartenenza alla loro comunità non viene messa in discussione, ma anzi salvaguardato, e tutelato, come valore della memoria e quindi patrimonio del Paese. (*)Ifel-Dipartimento Studi Economia Territoriale. ( di Giorgia Marinuzzi, Walter Tortorella)

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