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I giovani scappano dalla nostra terra lasciando vuoto e solitudine

Analisi cruda e vera del centro pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano-Cariati che traccia un bilancio allarmante

DESOLATA – Via Nazionale (Rossano) lo scorso sabato sera (foto giandomenico santella)

«Anni 80-90-2000, non è nostalgia ma chi ricorda quelle bellissime passeggiate sulle nostre vie principali, le nostre parrocchie piene di ragazzi che stavano insieme a parlare dei loro progetti, dei loro sogni, del loro futuro? Oggi il sogno è quello di andare via da questi territori alla ricerca di un futuro migliore magari all’estero».  Parte da qui un’analisi cruda, nostalgica quanto vera del centro pastorale Migrantes della Diocesi di Rossano-Cariati sulla fuga dei giovani.

Un’analisi che parte dai dati dei nostri concittadini all’estero: «Non lo diciamo per sentito dire – scrivono dalla Diocesi – ma i numeri che ora andremo a scoprire insieme sono quelli forniti dal rapporto della Migrantes Nazionale “Italiani nel Mondo 2019” con fonti ISTAT e AIRE e che come ben sapete i numeri li conoscono bene».

Il campione è quello della città di Corigliano-Rossano, dove a fronte di una popolazione di circa 77.119 abitanti «ben 13.389 persone si sono iscritte all’AIRE che  -spiegano – tra altro, non raccoglie i dati di quelli che, nonostante trasferiti e che lavorano, non hanno spostato la loro residenza. Il comune di Cariati – precisano ancora – con una popolazione residente di 8042 abitanti presenta ben 4.474 iscritti all’AIRE (più della metà!, ndr) come anche Scala Coeli 1319 iscritti AIRE su una popolazione residente di 941 abitanti e infine Paludi 1835 iscritti AIRE su una popolazione residente di 1054 abitanti e cosi via dicendo».

«Sono numeri – dicono dal centro pastorale Migrante – che tracciano una situazione tragica e irreversibile con danni incalcolabili se non facciamo qualcosa adesso. Diverse sono le domande che l’equipe della Pastorale Migrantes si pone in seno alla  nostra Chiesa Diocesana in preparazione al Convegno Ecclesiale Regionale, come per esempio: quale accompagnamento a coloro che partono? In che modo dobbiamo adoperarci per non farli partire oppure quali condizioni sono necessarie per farli tornare? Quale sostegno ed accompagnamento alle nostre comunità che vivono all’estero?»

A commentare i dati è Giovanni Fortino, direttore della Pastorale Migrantes Diocesana: «Queste domande ci interrogano e vanno considerate come sfide, una sfida di Chiesa Diocesana ed anche una sfida sociale dove tutti siamo tenuti a “scomodarci” e impegnarci in tutti i modi possibili verso questi nostri fratelli con risposte precise, sicure e le più immediate possibili, dobbiamo impegnarci sul serio prima che sia troppo tardi».


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