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I fasti del passato: dalla Piana di Sibari insegnamenti di civiltà

piana-sibariLa costa jonica dell’intera Calabria è stata custode della Magna Grecia, la riproduzione della madrepatria greca che attraverso divinità leggendarie, templi e teatri riproponeva la propria identità, nelle colonie. Tra l’VIII ed il VI secolo si svolge la storia delle colonie, quando le città di Locri e Crotone riportano la testimonianza di un passato forte e radicato della Grande Grecia che parla di Capo Colonna e di un tempio maestoso, di Bronzi scultorei e di vasi a figure nere e rosse.
Dal fiume Traente a sud, a Capo Spulico fino alla distesa valle della colonia di Metaponto in Basilicata, l’intenzione dei Greci era quella di dominare il golfo di Taranto. Intanto la terra che era stata occupata dal popolo degli Enotri, l’alta valle del Crati fino a Cosenza, sulla costa e nell’entroterra, era la zona della grande colonia di Sibari (la prima fondata) aperta alla grecizzazione di altre zone quali Amendolara e Francavilla. Dunque, prendeva forma un territorio molto vasto in cui esisteva una forma di governo ed una città capo (Sibari) che doveva tessere rapporti e contatti con altre popolazioni vicine. Le colonie della Magna Grecia si distinsero per forme di democrazia a dir poco generose: i Sibariti, infatti, concessero la cittadinanza straniera anche agli indigeni, stringendo un trattato di vera alleanza “Per un’amicizia fedele e senza inganno per sempre”. La città stato di prestigio che con civiltà, unione e patti stringe legami nel nome di Zeus, Apollo e delle altre divinità.
Un luogo d’incontro in cui si uniscono religione e politica da far impallidire molti capi di stato odierni ed una situazione internazionale che di conflitti religiosi fa motivo di guerre. L’arco jonico della piana cresce e diventa anche terra di campioni olimpici come l’atleta Cleombroto il cui nome è ricordato su una lamina di bronzo. La Sibaritide è terra di scambi commerciali fondati su l’esportazione del vino e sull’importazione della porpora senza il peso delle tasse, quindi una prima forma di vendita senza dogana.
La ricchezza della piana risiedeva nei propri prodotti, legname, metalli, capi bestiame prodotti della terra e artigianato. Per questo motivo tra il V ed il VI secolo questa zona fu dotata di zecca per battere moneta: in particolar modo dalle fucine sibaritide uscivano Stateri (la moneta più diffusa). Ovvio che in un luogo diventato così importante giungevano le più importanti personalità del periodo: ed ecco che Pitagora il noto matematico crotoniate si trovò nella piana a parlare e discutere di aritmetica, geometria ed armonia elaborando sistemi matematici, passando a discutere anche di misticismo e scienza e a inserirsi in questioni politiche. Non era strano veder passeggiare tra le strade delle antiche colonie dello Jonio, medici greci tradizionalisti discutere di medicina orientale, iraniana ed indiana. Una lezione che ci viene dalla nostra terra che possa essere da esempio per chi non sa ancora dove sia nata la civiltà.

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