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Guglielmelli: poche donne e nessun giovane Democratico, è il gabinetto del commissario

Le primarie intese come una sorta di conta interna al PD e come elemento di divisione della stessa coalizione di centrosinistra

guglielmelliSecondo Luigi Guglielmelli, del Coordinamento regionale Azione Riformista – PD Calabria, “la nomina commissariale del coordinamento regionale del PD calabrese è un atto di grave faziosità e rottura politica. L’assenza di giovani e donne, inoltre, ci fa ritenere che siamo di fronte al varo del gabinetto del commissario e non di un coordinamento politico. Invece che finalizzare la propria azione alla laboriosa ricostruzione della unità politica dei gruppi dirigenti del partito, la mission commissariale si dedica prevalentemente a generare divisioni, spaccature e, persino, fomentare odio e avversione tra i dirigenti e i militanti del nostro partito. È, dunque, evidente che tale coordinamento non è affatto funzionale allo svolgimento del congresso in tempi brevi ma è sostanzialmente un artificio per accentuare il conflitto della dialettica interna e creare le condizioni per un allontanamento sine die dell’appuntamento che dovrebbe sancire il passaggio dalla gestione commissariale a quella degli organismi ordinari. Del resto, ampia dimostrazione di tali intenti è stata già data attraverso le modalità indicate per la organizzazione della campagna di tesseramento e ancor peggio dalla gestione della preparazione della fase elettorale amministrativa, in vista delle elezioni comunali del settembre prossimo. Basti pensare, a questo proposito, alla grave spaccatura provocata nel PD di Crotone o alla indizione delle primarie a San Giovanni in fiore tra soli due candidati del PD, il sindaco e il presidente del consiglio comunale entrambi della stessa maggioranza di governo uscente.
Le primarie intese come una sorta di conta interna al PD e come elemento di divisione della stessa coalizione di centrosinistra. La nomina odierna del coordinamento regionale, la gestione discrezionale e poco trasparente del tesseramento, la linea di caratterizzazione del PD alle prossime elezioni comunali sono azioni tutte ispirate da un unico principio, quello della fidelizzazione verso il nucleo di comando romano del Nazareno, sempre più arroccato su posizioni difensive e precarie. Tutto ciò, ovviamente, alla luce delle scelte che sono state imposte nelle elezioni regionali, sia per quanto riguarda la nomina del candidato presidente della giunta che per quanto concerne i criteri per la selezione delle candidature e le liste al Consiglio regionale. Ciò che è grave, però, che le pesanti sconfitte subite, la clamorosa sconfessione e demistificazione operate con le dimissioni di Callipo, la linea del PD a trazione Zingaretti invece di pervenire ad una rigorosa autocritica accentua la cura, quasi quasi con l’obiettivo, non dichiarato, di ridurre il PD calabrese ad una scuola di ascarismo di provincia. La composizione del coordinamento regionale, aldilà della presenze istituzionali, anch’esse scelte con lo sterzo discriminatorio, registra una presenza non pluralista ma in grandissima parte espressione della fazione degli “ossequiosi al capo”. Tutto ciò, ovviamente, sacrificando competenze, esperienze amministrative locali ed espressioni significative della presenza del PD sul territorio.
SACRIFICATI RINNOVAMENTO POLITICO E PRESENZA FEMMINILE
È stato, così, sacrificato un autentico e sano rinnovamento politico e anche la presenza femminile non è quella presente in tutti gli organismi democraticamente eletti del cinquanta per cento ma sono state scelte solo poche unità. Parimenti, è stata discriminata e cancellata la rappresentanza del movimento giovanile. Non è da escludere che ciò sia un atto ritorsivo, dovuto al fatto che i giovani democratici calabresi nei giorni scorsi sono stati refrattari verso le pressioni indebite che componenti della segreteria nazionale del partito hanno esercitato per impedire la libera ed autonoma espressione del congresso dei GD della Calabria, che ha fatto registrare il successo della candidata alla segreteria nazionale Caterina Cerroni. Insomma, ce ne è abbastanza per convenire che la forza che la segreteria nazionale del PD è capace di esercitare non è quella della autorevolezza ma quella della coercizione e dell’autoritarismo.Un partito così diretto, è evidente, che non ha futuro.

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