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Graziano: Enel si confronti con il territorio altrimenti sarà mobilitazione

grazianoL’iter progettuale di Futur-E sarebbe in dirittura d’arrivo. Con la disponibilità di Enel a concedere una residuale porzione dell’area per l’attuazione di una sola proposta. Una circostanza che allarma e non poco il presidente nazionale de Il Coraggio di Cambiare l’Italia, Giuseppe Graziano. Che commentando l’esito dell’incontro programmatico tenutosi nei giorni scorsi tra Enel, sindacati e istituzioni locali, invoca la mobilitazione generale. L’unica strada attraverso cui “far capire alle Istituzioni e a Enel, così come anche alle parti sociali interessate, che sul sito di Sant’Irene-Cutura serve un progetto di prospettiva e occupazionalmente forte. È inaccettabile, infatti, che si possa discutere del futuro dell’ex centrale termoelettrica, che tanto ha dato e altrettanto ha preso dal territorio, sulla base di un solo progetto; che riguarda la coltivazione delle alghe e che solo in partenza garantirebbe qualche posto di lavoro.

È sparito, invece, ed Enel non dice il perché, l’altro progetto relativo al polo turistico.  Torniamo a ribadire, allora, che se non c’è più il piano di prospettiva turistica sarebbe opportuno riaprire i termini del programma Futur-E. Garantendo ai potenziali acquisitori dell’area la bonifica del sito, di cui purtroppo nessuno parla. La tanto annunciata concertazione e condivisione con il territorio dove sta? È stata aperta una discussione con i cittadini, le associazioni e tutti gli attori sociali, anche nella prospettiva della nuova città? Oppure la fuga di Enel dal territorio deve essere repentina? Siamo pronti – annuncia il presidente del CCI – alla mobilitazione generale. Per pretendere chiarezza e avere tutte le rassicurazioni sulle prospettive occupazionali e di sviluppo che sono state riservate per quell’area.

GRAZIANO: COLTIVAZIONE ALGHE OCCUPEREBBE SOLO UNA PARTE MINIMALE DELL’ATTUALE IMPIANTO

Anche perché la produzione e coltivazione di alghe, per quanto avveniristica e rispettosa per l’ambiente possa essere, occuperebbe solo una parte minimale dell’attuale impianto (circa il 10%). Mentre la restante superficie del complesso industriale nessuno sa che destino avrà. Probabilmente la società energetica, che ha garantito ricadute in termini di lavoro e benessere economico negli ultimi decenni al territorio ma che richiamiamo alla responsabilità per aver condizionato e bloccato ogni altro tipo di sviluppo commerciale,è consapevole di non voler affrontare il vero cuore della questioneChe è la bonifica della centrale.

Qui rischiamo di barattare un centro di coltivazione di alghe con gli interessi generali del comparto turistico e agroalimentare. Che stranamente sono spariti. Chi bonificherà l’ammasso di rottami e cemento che sorge a dieci metri dal mare? Il cui impatto ambientale è percepibile in un raggio visivo di cento chilometri? Chi mai sceglierà di investire in turismo se in ogni cartolina del nostro territorio emerge, come un pugno in un occhio, la grande centrale di Sant’Irene-Cutura? Allora Enel dal momento che ha deciso di togliere le tende dalla Sibaritide senza nemmeno aver voluto dialogare su una prospettiva comune di sviluppo, inizi a programmare la bonifica del sito. E siamo convinti che saranno tante le proposte e le prospettive che si apriranno per il riutilizzo dell’area in cui sorge l’impianto.


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