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Graziano-Caracciolo? Autunno caldo alle porte

di LENIN MONTESANTO

L'ospedale della Sibaritide

L’ospedale della Sibaritide

Sono passati oltre 50 anni dal primo governo definito balneare del Presidente Giovanni Leone. La chiamano Prima Repubblica. Molti esecutivi nazionali, elezioni a prescindere, venivano formati durante il periodo estivo, con il solo compito sostanziale di gestire gli affari correnti e approvare la legge di bilancio, nell’attesa di un successivo chiarimento tra le forze politiche in Parlamento. Ne sarebbe seguita la formazione di un nuovo gabinetto, con un preciso indirizzo politico e un programma di lavoro meglio definito.
L’estate insomma era un vero e proprio laboratorio politico e di tatticismi da manuale, tutti rigorosamente sotto l’ombrellone. Seppur poco decisivo, nei fatti, per le sorti del Paese. In un sistema di democrazia sostanzialmente bloccata, concentrato sull’equilibrio geometrico (romano ed internazionale) tra Piazza del Gesù, Via del Corso e Via delle Botteghe Oscure tutto si risolveva ed era finalizzato a rituali e speso prevedibili giri di poltrone ministeriali e di sottogoverno per quello che sarebbe poi diventato il Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli), esattamente corrispondente al giro di walzer dei primi ministri e proporzionato al peso delle rispettive correnti di partito di riferimento.
Con obiettivi del tutto diversi e nonostante i 40 gradi fissi di questa estate, l’atmosfera brulicante di quelle stagioni politiche balneari sembra essere più o meno la stessa di quella che sta vivendo, nonostante la calma apparente, l’affollata spiaggia pre elettorale rossanese. A livello regionale, in attesa che il Governatore Oliverio metta la parola fine ad una stagione di iniziale e sostanziale rodaggio su diverse questioni aperte, partita ormai a novembre 2014, risuonano come pietre le prime affermazioni del trentatreenne architetto reggino Nicola Irto, eletto nei giorni scorsi neo Presidente del Consiglio Regionale: in questi ultimi 40 anni, che stando all’ultimo drammatico Rapporto Svimez decretano il fallimento plateale del regionalismo, si può dire che in Calabria nessuno ha governato veramente. Detto diversamente: tutti responsabili dello sfacelo e del ritardo prodotto. Parole forti, da trentenne certo. Che noi del resto andiamo ripetendo da anni (anche invocando non tanto provocatoriamente la sospensione delle elezioni regionali in Calabria!). Affermazioni che ci auguriamo possano servire anzi tutto ai diretti interlocutori di Irto nell’aula di Palazzo Campanella. Qui, nel quadrante territoriale della Sibaritide, a parte il solito circo del caos estivo per riempire di nulla piazze e stadi, tra l’ordinaria emergenza rifiuti per strada, l’assurda mancanza di acqua nelle case dovuta all’incapacità delle amministrazioni comunali di gestire la dispersione interna e l’incomprensibile stallo sullo sblocco dell’iter per la realizzazione del nuovo Ospedale (pare a causa della pendenza, presso la Procura di Salerno, di una interdittiva antimafia in capo ad uno dei due soci della società aggiudicataria, il che impedirebbe la firma del protocollo di legalità e, quindi, la decorrenza dei termini per la progettazione), il dibattito mediatico che sembra resistere di più anche al caldo tropicale è, paradossalmente, proprio quello sul progetto di fusione (calda o fredda?) tra le due città dell’Area Urbana.
C’è molta attesa, in effetti, per il consiglio comunale monotematico che dovrebbe tenersi a Corigliano a metà settembre. E che, con una maggioranza molto probabilmente trasversale, dovrebbe licenziare positivamente l’atto di impulso per la fusione sospeso a gennaio scorso, seppur integrato nei suoi contenuti. Eppure, sotto la sabbia rossanese, sono ben altre le preoccupazioni del momento.
Nonostante siano passati ormai otto mesi dalle prime e continue anticipazioni fatte in esclusiva da L’Eco dello Jonio sulle possibili candidature a sindaco e sui diversi e possibili scenari elettorali in vista della Primavera 2016, non soltanto nessuna smentita di nessun tipo è stata mai fatta da quanti abbiamo di volta in volta chiamato in causa (Leonardo Trento, Giuseppe Antoniotti, Flavio Stasi, Tonino Caracciolo, Giuseppe Antoniotti,  Ernesto Rapani e Giuseppe Graziano), ma è di fatto partito ed è in pieno svolgimento un lavorio sotterraneo, stile Prima Repubblica, per tentare di accreditarsi come candidati effettivi in vista della non più rinviabile apertura dei giochi a settembre. Soprattutto a sinistra.
C’è un viavai incessante di aspiranti candidati a sindaco, con la stelletta in petto da segretario o dirigente del Pd, in fila presso ex assessori di centro sinistra ed ex dirigenti di partito, per costruire sulla base di tessere o pacchetti di voti una consistenza elettorale a sostegno delle proprie ambizioni personali, più o meno misurabile, almeno sulla carta. Vi è anche chi ha le idee più chiare (si fa per dire!) e sta già presentandosi come sicuro candidato a sindaco, sotto un simbolo di partito, col solo dichiarato obiettivo di arrivare quanto meno a fare il consigliere comunale. Sic!
Peccato che in queste dinamiche latitino visioni, programmi e progetti di sviluppo alternativi o durevoli. Manco l’ombra. Se non quella, che sembra prendere sempre più consistenza, dei due candidati di superamento. Dei rispettivi stalli. Nella sinistra e nella destra storiche di questa città. Sono insistenti il ragionamento e l’ipotesi del faccia a faccia finale Graziano-Caracciolo.
Tutti ingredienti per un autunno che si annuncia caldissimo.


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