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Giustizia, Bruno Bossio (Pd): «È arrivato il tempo per la riforma del Csm»

La parlamentare del Partito democratico aggiunge: «Tempi maturi per la separazione delle carriere dei Magistrati»

bruno bossio
«Già all’indomani della pubblicazione delle prime intercettazioni relative alle indagini della Procura di Perugia, risultò evidente quanto fosse illusorio pensare di liquidare quello che stava emergendo come un isolato episodio di malcostume di qualche singolo magistrato, magari con la complicità dei soliti politici corrotti».

Ad affermarlo è la parlamentare Pd, Enza Bruno Bossio, che aggiunge: «Oggi non ci sono più alibi: è tempo di affinché sia affrontato il vero cancro nella amministrazione della giustizia italiana: il ruolo spropositato dei pm nel nostro sistema democratico. Lo dice bene l’Unione Camere Penali: “Sappiamo tutti quale immenso, anomalo potere abbiano raggiunto nel nostro Paese gli Uffici di Procura; quanto l’apertura di una indagine, la semplice iscrizione nel registro degli indagati, una richiesta di misura cautelare bastino di per sè sole a determinare le sorti della vita istituzionale, politica ed economica del Paese, e quanto indifferente sia poi l’esito giudiziario di quelle indagini”».

«Per questo – precisa ancora la parlamentare democrat – trovo uno specchietto per le allodole ridurre la questione della riforma del CSM al tema dei collegi uninominali o dei sorteggi! In Commissione Affari Costituzionali – prosegue la deputata – pende il disegno di legge di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati da oltre settantamila cittadini italiani.
Questa soluzione viene chiesta da più parti da decenni, fin dalle prime riunioni dall’Assemblea Costituente stessa. Una soluzione sussurrata prima sommessamente, poi sempre più distintamente e oggi urlata dai garantisti italiani: la separazione delle carriere e due CSM, uno per la magistratura giudicante e uno per quella inquirente, che metta fine al gioco di potere delle nomine dei PM e dei distacchi al Ministero di Giustizia, del potere inquirente che supera e decide al posto di quello giudicante, dell’accusa che diventa difesa e giudizio. Di un potere che spesso si è sostituito al potere legislativo o esecutivo, alla Politica, in generale. Quindi – conclude – agli elettori, ai cittadini».


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