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Giovanni Ferrari sulla Conurbazione Corigliano-Rossano

COMUNICATO STAMPA

Rossano CoriglianoFacendo seguito al mio precedente intervento sul tema, è doveroso fare alcune precisazioni e chiarimenti sui significati etimologici e linguistici dei termini “FUSIONE e CONURBAZIONE”, in quanto molta confusione si sta generando nel dibattito in corso. (vedi l’ultimo intervento di Gianfranco MACRI’, sulla fusione CORIGLIANO/ROSSANO).
Linguisticamente parlando il termine FUSIONE (fu-ʃió-ne), significa:
a).unione di più elementi in un tutto unico: fusione di due partiti, di stati, di società commerciali / coesione, accordo: fusione di suoni, di colori.
b).l’operazione di fondere i metalli e la conseguente colata del metallo fuso nella forma: fusione di una statua in bronzo.
c).(fis., chim.)il passaggio di una sostanza dallo stato solido allo stato liquido.
Etimologia: dal latino. Fusiōne(m), deriv. di fūsus, part. pass. di fundēre “fondere”.
Al contrario il termine CONURBAZIONE (co-nur-ba-ziò-ne),  in senso urbanistico assume il significato di una città, espandendosi, ingloba i centri urbani adiacenti;  anche, l’agglomerato urbano sorto in conseguenza di questo fenomeno.
Etimologia: dall’inglese conurbation, comp. del lat. cūm ‘con’ e un deriv. di ūrbs ūrbis ‘città’.
Il concetto di CONURBAZIONE è il contrario di FUSIONE, infatti nel mio precedente intervento mi riferivo a quell’area urbana comprendente diverse realtà territoriali della sibaritide  che attraverso la  crescita delle popolazioni e l’espansione urbana, si sono saldate tra di loro, formando un’area uniforme e continua.
La conurbazione è dunque una forma policentrica di area urbana, differente dalla fusione, che, invece, nasce su un forte nucleo centrale formato da una città più grande delle altre, che nella sua espansione va ad inglobare centri minori. La conurbazione, al contrario, si forma dall’espansione di diversi nuclei più o meno della stessa importanza che vanno a fondersi. Attorno ad una conurbazione può organizzarsi un’area metropolitana. In Italia vi sono diversi esempi di conurbazione, il più eclatante è l’Area Metropolitana di Napoli in cui vi è una forte conurbazione dei comuni limitrofi con la città di Napoli formando un’Area Urbana di circa 4 milioni di abitanti.
L’interesse del concetto di conurbazione della sibaritide, risiede soprattutto nelle implicazioni economiche della contiguità fisica, con riferimento sia al configurarsi dell’offerta, sia alle retroazioni sulla domanda. La vicinanza crea infatti vantaggi che vanno molto al di là dell’ovvia riduzione dei costi del trasporto: aumenta le opportunità di specializzazione, ma soprattutto crea un’atmosfera di concorrenza-emulazione-collaborazione che in presenza di altri fattori culturali e storici, porta alla formazione di veri e propri distretti industriali.
Nelle relazioni economiche, si creano, sia particolari strutture di offerta, sia nuove configurazioni di domanda, man mano che la conurbazione si espande e il prodotto diventa reddito e domanda.
Il processo di conurbazione dei comuni della sibaritide deve essere collocato all’interno del più ampio quadro dell’autonomia degli enti locali. Nell’attuale momento storico, fortemente caratterizzato da una profonda crisi economico-finanziaria, il legislatore, mosso dall’esigenza di una razionalizzazione delle spese, ha messo in atto un processo di ridefinizione dei territori, indicando un percorso autenticamente “democratico”, proveniente dai livelli territoriali coinvolti e non discendente “dall’alto”, secondo parametri quantitativi predefiniti e senza alcuna riflessione sulle peculiarità dei territori di riferimento. Infatti, i Comuni della sibaritide, depositari di una tradizione millenaria, sono il frutto di una sedimentazione culturale sviluppatasi nei secoli. Al tempo stesso, bisogna riconoscere che, soprattutto di fronte al fenomeno di svuotamento demografico delle aree interne e di quelle montane, la realtà di tanti piccoli Comuni, senz’altro depositari di culture e tradizioni secolari, viene a trovarsi privata dell’elemento fondamentale della popolazione, ossia di un numero di donne e uomini sufficiente a dar vita ad una comunità che possa essere in grado di svolgere in maniera adeguata le funzioni assegnate all’ente comunale. Di fronte ai grandi cambiamenti registrati negli ultimi decenni, si appalesa necessario ripensare i territori, al fine sia di escogitare soluzioni che , conferendo una dimensione maggiore alle piccole comunità, possano, da un lato, consentire all’ente comunale di svolgere adeguatamente le funzioni conferitegli e, dall’altro lato, anche incentivare la residenza presso tali territori al fine di controbilanciare la tendenza al trasferimento in aree urbane di alta densità demografica.

La politica ma soprattutto i politici del comprensorio della sibaritide, in  particolare gli improvvisati politici coriglianesi, si sono rivelati, purtroppo in questi ultimi anni incapaci ad elaborare progetti e programmi di sviluppo socio-economico, volti a ridurre la tendenza all’abbandono delle aree interne e montane ed il conseguenziale incremento  demografico delle aree urbane.
La valorizzazione del principio di autodeterminazione delle autonomie  locali, nel quadro di principi fissati dalla legislazione statale e regionale, non può non essere collegata al tema della quantità e qualità dei servizi.  Riorganizzando i territori, si intende investire in politiche di tutela delle aree rurali ed in cui le forme di aggregazione degli enti locali sono volte a fornire ai cittadini un idoneo livello quantitativo e qualitativo di prestazioni.
Le norme statali adottate negli ultimi anni incidenti sulle forme di esercizio associato di funzioni risultano ispirate quasi esclusivamente da esigenze di finanza pubblica.
Seguendo l’insegnamento del noto giurista Massimo Severo Giannini:”l’autonomia locale si fonda sulla possibilità, per la comunità locale, di darsi un indirizzo politico proprio, in “Autonomia (teoria generale e diritto pubblico), in Enc. Dir.,IV, Milano, Giuffré, 1959, p. 356.

Giovanni Ferrari

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