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Giovani e politica: tra fiducia e disaffezione, le opinioni degli studenti sulle prossime amministrative

di MARTINA FORCINITI e SAMANTHA TARANTINO

giovani e politicaCosa pensano i giovani della politica e quanto in realtà si sentono rappresentati da chi governa sia sul piano nazionale che locale? È ciò che è stato chiesto ai giovani delle ultime classi degli Istituti Tecnici e dei Licei di Rossano che, appena 18enni, affronteranno quest’anno, per la prima volta, le amministrative forse più roventi della storia rossanese. E come spesso accade quando si ha a che fare con il multisfaccettato mondo giovanile, si resta piacevolmente colpiti, convinti ancora una volta che “il dare per scontato” sia la pratica più deleteria che possa esistere con chiunque, figuriamoci con le nuove generazioni.
«Se non diamo noi la scossa che serve per il vero cambiamento, allora come si farà a svoltare davvero? Approfittiamo della possibilità offertaci e andiamo a votare – dice Noemi allieva liceale –. Eviteremo così tanti pentimenti e recriminazioni».
«Paliamoci chiaro, la politica regola il territorio – ci dice con rassegnazione uno studente dell’istituto tecnico – e chi lo amministra il più delle volte lo fa per fini personali e familiari. Ne sono certo. Corruzione, malaffare, interessi personali, non possiamo negarlo, sono davanti agli occhi di tutti. Per questo io credo – continua il ragazzo – che la garanzia che può dare una persona di esperienza sia necessaria».
«I giovani rossanesi ultimamente si stanno interessando maggiormente alla politica locale – dice Carmine –. Io stesso sono sceso in campo in prima persona, convinto che l’esperienza in politica sia importante purché la si integri con un pizzico di rinnovamento». Ma la malattia della disaffezione, lungi dall’esser stata contratta solo dai nostalgici della prima Repubblica, sembra aver contagiato anche una gioventù già stanca delle cattive abitudini dure a morire.
«La politica regola la nostra vita – ci spiega Gianfrancesco – ma il più delle volte è fine a se stessa. Per questo sono certo che chiunque venga eletto penserà prima a soddisfare i propri interessi e poi quelli della cittadinanza. Qui vige la paura del cambiamento, la consuetudine del quotidiano. Per questo a un giovane come me questo territorio non può e non potrà mai offrire nulla».
Ma una soluzione sembrerebbe esserci. «I giovani sono la svolta, per questo vanno premiati con un voto che inneggi alla rivoluzione, alla voglia di fare che non ha bisogno di competenze».
Esperienza o rinnovamento? Una questione delicata, tale da diventare l’oggetto di un acceso e quanto mai proficuo dibattito tra compagni.

«Certo che va attuata una rivoluzione – esordisce Lorenzo – ma chi ha poche competenze non ha i requisiti per andare al comando. Bisogna premiare le proposte d’esperienza che accolgano però gli apporti innovativi dei giovani che devono essere sempre più partecipi della vita politica». I rimproveri vengono lanciati non solo nei confronti di una classe politica troppo spesso sorda alle esigenze delle nuove generazioni, ma anche dei cittadini stessi, quelli che in maniera ingiustificata scelgono di arrendersi all’immobilità. «Sono angosciato dalla mancanza di interesse dei miei concittadini. Da scrutatore dell’ultimo referendum contro le trivellazioni, non posso che rimanere deluso di fronte a un astensionismo che ci ha lasciato le catene al collo. È chiaro che, con questi esempi, molti giovani si sentono naturalmente spinti alla repulsione, ma la partecipazione sociale è un nostro diritto ed è fondamentale».
Una consapevolezza condivisa anche da una appassionata studentessa liceale. «Ho conosciuto molti ragazzi che scelgono di non votare perché si sono arresi alla staticità. Non c’è voglia di cambiamento, solo accettazione passiva. È arrivato il momento che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità».
«Abbiamo perso fiducia, non c’è dubbio – le fa eco Angela – ma è prioritario esprimersi scegliendo qualcuno che prenda in mano le redini del nostro futuro. Che agisca e faccia qualcosa di concreto».

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