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Giovane Italia Rossano: “Tribunale, la Corte Costituzionale cancella le ultime speranze”

Il Tribunale di Rossano

Il Tribunale di Rossano

Apprendiamo da fonti giornalistiche che, nella giornata del 15.01.u.s., la Corte Costituzionale ha nettamente respinto e dichiarato inammissibile la richiesta di referendum abrogativo sulla riforma della giustizia.
Il quesito referendario, avverso la riforma della geografia giudiziaria entrata in vigore il 13 settembre 2013, è stato proposto da nove Consigli Regionali al fine di vedersi ripristinare i propri presidi di giustizia, tra cui anche quello di Rossano.
Orbene, ancora una volta assistiamo a uno scenario del tutto ripugnante e vergognoso a discapito di quell’interesse collettivo depauperato e umiliato da uno Stato che, quotidianamente, sopprime e esaspera il suo popolo.
A tal uopo, una serie di domande sorgono spontanee: ma che fine ha fatto quel famigerato Stato costituzionalmente garantista? Alla luce di ciò, quale pregnante valenza assume ancora il secondo comma del primo articolo della Carta Costituzionale?
La risposta è una sola, semplice e diretta: la democrazia veste i panni della dittatura. Una dittatura sorda e becera, priva di contenuti sostanziali che percorre, come un treno ad alta velocità, gli orizzonti del nulla e il tutto in nome della spending review.
L’inammissibilità del quesito referendario equivale alla totale negazione di un diritto costituzionalmente garantito e, per di più, la complessiva e definitiva disfatta del sistema Stato.
In Italia, oramai, non vi sono più veri STATISTI capaci di risollevare le sorti indegne che la nazione sta patendo in questa fase storica. A ben vedere, l’unico strumento utilizzato, da tali signori, al fine di poter meglio governare il paese, è rappresentato dal decreto legge il quale, in maniera ingannevole, svilisce il ruolo essenziale e centrale del Parlamento.
Sicuramente, tale atteggiamento è sinonimo di grave e greve debolezza da parte di una classe dirigente, ben lontana dal concetto etimologico di politica, la quale è indirizzata, diretta e manipolata dal dicta del Capo dello Stato e, con essa, anche la Corte Costituzionale.
Ebbene, il venir meno di un presidio giudiziario, su un territorio vasto quale quello della sibaritide, non fa altro che incrementare in primis, il fenomeno della micro e macro criminalità organizzata e, in secundis arreca un danno e una totale negazione del diritto ad avere una giustizia giusta ed equa.
Di notevole apprezzamento, politico-intellettuale, è la proposta avanzata dall’On. Caputo il quale, con sentimento di chi ha sempre amato e amministrato la propria Città, ha formalmente espresso la volontà di voler ricorrere alla Corte di Strasburgo al fine di vedersi risolvere questa triste e mortificante vicenda. Noi, ovviamente, ci uniamo e plaudiamo a questa pregevole iniziativa.
Giovane Italia Rossano, in conclusione, esprime il più profondo rammarico per la decisione anzidetta la quale risulta del tutto irrazionale e inammissibile.
La negazione della giustizia equivale alla: decapitazione di un diritto fondamentale, la morte economica di un territorio e, più di tutti, l’annientamento delle speranze di una generazione oramai arsa dagli orrori del fallimento politico.
Vogliamo, in ultimo, ivi postare un principio fondamentale espresso e cristallizzato nella nostra carta costituzionale il quale, oramai, ha valenza di norma dal contenuto meramente sterile: “…L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione…”.

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