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Gestione migranti: prendiamocela con i forti… Se abbiamo il coraggio!

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

gestione migrantiDai forti flussi migratori si ha il polso del livello di civiltà di un popolo, del rispetto che si ha verso la vita o nei confronti degli individui in stato di sofferenza e di povertà. E, come al solito, abbiamo la pessima abitudine di puntare il dito contro i più deboli, forse perché è la strada più agevole e facile da percorrere, oppure per mancanza di coraggio. D’altronde, meglio prendersela con chi non ha armi da impugnare, poiché non si corrono né rischi né pericoli.

I SILENZI SUI VERI POTERI

Nulla si dice, al contrario, sia contro l’esito del G7 (le sette potenze mondiali) dove è prevalsa la linea “Trump” che invoca l’elevazione di barriere (vedi Messico), sia sulla linea adottata dalla commissione europea che scarica in larga parte sull’Italia l’onere di gestire l’enorme flusso di migranti inghiottiti dalla disperazione.

DAI  SOCIAL  L’OPPOSIZIONE  AI MIGRANTI

Il dibattito segue la scia nazionale ed internazionale, ma è molto attuale dalle nostre parti, dopo l’ennesimo sbarco delle ultime ore nel Porto di Corigliano. Il popolo dei social si oppone all’arrivo di nuovi disperati, si dichiara in larga parte contro gli hotspot. Chi è di destra punta l’indice contro il governo di centrosinistra, i salviniani e i forzisti se la prendono con il ministro Minniti, con Gentiloni o con Renzi. Che avranno le loro responsabilità per gli interventi emergenziali tardivi, ma non possono ritenersi unici responsabili.

IL DISSENSO E’ IL FRUTTO DI UNA SCONFITTA UMANA

Un dato è certo: la vera sconfitta è umana! E qui non c’è una differenziazione di colori politici come volgarmente si tende a proporre. Basta guardare gli occhi, sguardi persi, di chi approda con i barconi della speranza per comprendere il dramma di persone nate, non certo per scelta, in luoghi di guerra e di povertà. E’ il caso di dire: è questione di fortuna! Nessuno di noi può conoscere i nostri destini, né se ci sarà un’altra vita. Attenzione però, la povertà può colpire tutti (gli italiani e il Sud non sono esenti) e la solidarietà (o la sussidiarietà) non può certo essere predicata solo quando si vive in uno stato di bisogno personale.

La levata di scudi, dunque, è opportuno elevarla contro i cosiddetti “grandi” poteri economico/finanziari del mondo che su questi temi volgono lo sguardo altrove. E quando prestano attenzione è perché fiutano l’affare! Come il business delle armi e degli scafisti.

LE RESPONSABILITA’ IN CHI NON PROGRAMMA

Spesso si sente dire: dove li mettiamo (i migranti)? Quasi fossero delle bestie… Espressioni e comportamenti quasi di matrice razzista. Non è questa la Calabria che conosco! Che al contrario si distingue per senso di ospitalità e di accoglienza. Sono troppi, dove li ospitiamo? Una domanda che conserva nelle risposte le soluzioni. Appare inutile osservare come, sulla questione, sia assente la politica preventiva di comuni, di province, di regioni, del governo nazionale. Quanti immobili sfitti di proprietà pubblica insistono su tutto il territorio? Tanti, ma ci accorgiamo dell’emergenza solo al momento dello sbarco.

In sostanza si paga lo scotto della negligenza, della superficialità, della mancata programmazione preventiva. Ed è chiaro che in questo stato di disordine (voluto?) poi c’è chi ci sguazza. Sul punto non sono mancate le inchieste giudiziarie scoppiate proprio in Calabria.

L’ONDA DEL POPULISMO

Chi dice “aiutiamoli a stare in casa propria” sa che siamo di fronte a una affermazione da un lato veritiera, dall’altra populista. Veritiera perché si tratta di progetti a lungo termine, che richiedono una politica seria da affrontare in sede di G7; populista perché si è consapevoli di vivere uno stato emergenziale ed occorrono risposte immediate e concrete.  E’ tempo di tendere una mano a chi chiede aiuto. Mostrare i muscoli contro i poveri è gesto vile, tipico di chi vive nell’egoismo o nell’io o che non sa andare oltre gli interessi che lo circondano. Il momento è difficile. E lo è per tutti. Occorre fare squadra e dimostrare che l’Italia sa essere un popolo altruista che mette al centro la PERSONA e non certo gli interessi o il materialismo.

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