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Fusione, il ruolo delle due amministrazioni… E la trappola della proroga

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneLa data del 22 ottobre si avvicina, a poco meno di un mese gli elettori di Corigliano e di Rossano saranno chiamati alle urne per decidere sulla proposta di fusione dei due comuni. Al momento a parte gli atti deliberativi e qualche comunicato stampa in odor di polemica le due amministrazioni comunali, che dopo l’approvazione dell’atto d’impulso balzavano agli onori della cronaca quali protagoniste di un evento storico, non stanno svolgendo alcun ruolo né di sensibilizzazione, né di informazione, né di divulgazione. Sono in stand by. Eppure entrambe, sulla carta, sono per il SI. Doppiogiochismo, inconsapevolezza dell’importanza del momento o un retro pensiero che nasconde un NO?

Dell’attuale disordine e del crescente clima di tensione in atto si possono ritenere moralmente responsabili le due amministrazioni comunali in carica, i cui componenti hanno deciso di restare alla finestra. A Corigliano poi, siamo di fronte a una schizofrenia politica comportamentale che non ha precedenti storici. Per come si sta ponendo la giunta Geraci, sarebbe stato più opportuno schierarsi per il NO sin dall’inizio, senza perdere tempo e risparmiandosi figuracce oltre confine.

LA RICOSTRUZIONE

Nel 2015 i due consigli comunali avrebbero dovuto deliberare contestualmente. Rossano lo fa all’unanimità, Corigliano si adegua a maggioranza dopo 13 mesi, che avrebbero potuto essere utili per affrontare tutte le rivendicazioni che si pongono oggi a pochi giorni dalla data referendaria (studio di fattibilità, quorum, bacino, finanze). Tutto questo, invece, non avviene. Proceduralmente arrivano sul tavolo della presidenza Oliverio le delibere d’impulso, ragion per cui la Regione procede d’ufficio e convoca in audizione i due sindaci di Corigliano e di Rossano al fine di validare la procedura referendaria. Tutto ok. Va da sé che il presidente Oliverio dia seguito formalmente alla emanazione del decreto per la fissazione della data. Non convinto, dopo l’audizione, il sindaco Geraci chiede ed ottiene una proroga di 90 giorni, al fine di verificare le condizioni che lo inducono a nutrire alcuni dubbi.

Oliverio accoglie la richiesta di Geraci, tanto è che fissa il referendum al 22 ottobre del 2017. Anche in questo lasso di tempo nulla si fa e nulla si ottiene rispetto alle rivendicazioni, né da Corigliano né da Rossano. Bocce praticamente ferme. Poi il duplice tentativo andato a vuoto del sindaco di Corigliano di revocare la delibera dell’atto d’impulso in consiglio comunale. E infine la richiesta ultima all’amministrazione comunale di Rossano (che nel frattempo ha rinnovato una delibera favorevole alla fusione) di convocare un consiglio comunale congiunto al fine di chiedere al presidente Oliverio una nuova proroga di 90 giorni termine entro il quale stilare lo studio di fattibilità, chiarire il punto sul bacino, e la questione del quorum.

A CORIGLIANO IL NO GODE DI FORTE SUPPORTO

Tre elementi fondamentali per il sindaco Geraci senza i quali lo stesso si schiererà dalla parte del NO. Di certo Geraci non è l’ultimo arrivato, gode di esperienza e di seguito elettorale. Con lui altri personaggi elettoralmente pesanti perseguono la strada del No. Tra cui ex parlamentari, ex sindaci, e candidati a sindaco per le prossime amministrative. Insomma allo stato attuale il NO può godere di un forte supporto a Corigliano. A Rossano, il NO c’è ma viene sottovalutato.

FUSIONE, DIETRO LA RICHIESTA DELLA PROROGA, LA TRAPPOLA?

A questo punto viene da chiedersi: conviene andare alle urne con il rischio che la proposta possa non passare? Questo è il quesito attuale, anche se le maggiori responsabilità ricadono proprio su chi che ha creato il disagio. Quali le resistenze che invece fanno pensare a una trappola per non fare nulla? Intanto l’atteggiamento di Geraci e dei seguaci: sembra che ogni pretesto sia buono per far saltare tutto. Dai debiti di Rossano, all’introduzione di Cassano e Villapiana; dal quorum referendario al bacino; dallo studio di fattibilità all’area vasta; dall’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Rossano ai toni assunti dal comitato delle 100 associazioni. Magari a proroga ottenuta usciranno fuori altri mille nuovi pretesti per far crollare il progetto.

Ma, l’aspetto più insidioso, appare quello dei poteri oltre confine che non vedono di buon occhio questa fusione per timori su cui ci siamo soffermati ampiamente in occasione di altri editoriali. Siamo proprio sicuri che in Regione sarà poi cosi facile incassare una nuova data referendaria? L’iter è ormai avviato. Che si vada alle urne pronunziandosi sull’idea di base di fusione, una volta colto l’orientamento dei cittadini vale la pena spendersi in risorse umane ed economiche (redazione studio di fattibilità). Con il percorso inverso, se dovesse vincere il NO, si rischia di disperdere solo energie e denaro.

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