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Fusione. Tentativi di aggressione, si rischia la degenerazione

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneFusione: sì, no, incerti. Si avvicina la data del referendum, ma contestualmente aumenta anche il clima di tensione. Questo rischio lo avevamo paventato in un precedente editoriale e non caso avevamo invitato un po’ tutti ad attenersi al merito della proposta, evitando di giungere a forme di degenerazione. Come è accaduto questa mattina in Piazzetta Portofino a Schiavonea, a margine di un dibattito pubblico: uno scontro ai limiti dell’aggressione fisica tra persone distinte, professionisti che meritano tutto il rispetto per ciò che hanno rappresentato e rappresentano. Eppure si trascende, e si arriva quasi alla rissa.

Non è questa la strada da percorrere. Le due città hanno una storia, una cultura, una civiltà da tutelare. Certi comportamenti non nobilitano né le attuali né le precedenti generazioni. L’appello è quindi rivolto a noi tutti, al rispetto delle posizioni, l’una non necessariamente migliore dell’altra e viceversa. Ognuna meritevole di attenzione: il Si come il No. Così come i tanti incerti che chiedono di capire e di sapere. Il problema è la verità che, spesso, è poliedrica e viene interpretata a seconda della convenienza di ciascuna delle componenti in campo. C’è molto Si, ma c’è anche tanto No. Un “No” che conserva delle ragioni legittime, tra queste l’impreparazione all’appuntamento referendario. Poco o nulla, su questo fronte, è stato fatto dalle due amministrazioni comunali, in materia di divulgazione e di sensibilizzazione. L’idea di far capire l’importanza della fusione, se propinata dalle due amministrazioni, avrebbe scalzato ogni dubbio circa la validità della proposta.

Fusione, il problema è rappresentato dal doppiogiochismo

Il problema è che in alcune rappresentanze, con ogni probabilità, ha preso corpo il doppiogiochismo, così da apparire taluni fusionisti ma in realtà sono su tutt’altre posizioni. E allora sarebbe stato più utile dire sin dall’inizio di essere contrari alla città unica e non dare avvio all’iter referendario. Il decreto che ha portato al referendum ha spiazzato chi oggi assume atteggiamenti come il gambero “un passo in avanti e due indietro”. E dunque il “No” si veste di “metodo” errato, ma in realtà la verità è altra. Mettendo da parte le ingerenze di altri territori, forse è il caso di dire che non si è pronti culturalmente alla realizzazione di un progetto del genere. Ciò non significa doverlo abbandonare, ma sicuramente si pone una questione anche elettorale. Il consiglio comunale di Corigliano è diviso, segnale importante che non può essere sottaciuto, anche perché molti dei consiglieri comunali dissidenti sono gli stessi che il 22 ottobre votano e farebbero votare per il No.

Incluso il sindaco Giuseppe Geraci che ha proposto la revoca della delibera. Parliamo di persone elette dal popolo, e che quindi possono contare su un bacino di voti non indifferente. Il progetto di fusione ha bisogno invece del più ampio consenso possibile, non può essere espressione di una sola parte. Ciò che spiace è che, al di là del merito della proposta, tendenzialmente si ha una scarsa considerazione dell’elettore, trattato non come essere pensante, quasi incapace di sapere distinguere le due tesi contrapposte.

Tra i fautori del “No” personaggi navigati

Tra i principali fautori del “No” che si nascondono dietro il famoso “metodo”, gente navigata, con lunga esperienza amministrativa alle spalle. Viene da chiedersi: se le stesse non hanno portato avanti le tesi della fusione negli ultimi 30anni, anche da ruoli di governo, si può pensare che prorogando il referendum di 90 giorni si possa ottenere un risultato tale da giungere al risultato? Il sospetto è il solito: si cercano pretesti per far saltare tutto…

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