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Fusione. Rossano in rosso, Corigliano travolta da inchieste giudiziarie. Chi dei due deve preoccuparsi?

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusione

I Sindaci di Corigliano e Rossano, Geraci e Mascaro, con il consigliere regionale Graziano in Prima Commissione

Coerenza e rispetto per le istituzioni. Sono i valori su cui inciampa, e di brutto, il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci che, forse, passerà alla storia non tanto come il sindaco della fusione, piuttosto della confusione. Mai tante contraddizioni accumulate in un breve lasso di tempo. Con ogni probabilità, il primo cittadino jonico si sarà reso interprete di una serie di umori pur presenti nella città che vanno nella direzione opposta alla fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano. Il centro ausonico si recherà alle urne nel 2018, larga parte della classe politica non ha interesse al comune unico perché accecata dalla sete di potere di tipo municipalistico. La miscela diventa poi esplosiva quando al potere politico si aggiunge quello burocratico. Il Garopoli (sede comunale di Corigliano) non ha le dirigenze, funzioni che ha in dotazione organica il comune di Rossano.

Ragion per cui, in una eventuale fusione, il personale comunale coriglianese dipenderebbe dalle dirigenze bizantine. Si pensi, solo per un attimo, a quali e a quanti interessi la burocrazia comunale coriglianese dovrebbe rinunziare.

FUSIONE, ALLE LOBBY NON CONVIENE

La “fusione” quindi a talune lobby di potere non conviene. Le conseguenze alla mancata attuazione  di un tale progetto potrebbero produrre danni irreversibili alle comunità. Soprattutto ai tanti giovani e meno giovani disoccupati. Una responsabilità enorme. Di cui, però, nessuno pagherà pegno, se non politicamente. Dire “no” alla fusione è legittimo per chi non crede in questo processo. Per ragioni culturali o di altro tipo. Ciò che non può trovare ospitalità è l’atteggiamento controverso di un sindaco. Che a titolo personale può decidere quel che ritiene. Ma da amministratore deve dar conto delle proprie azioni. A tal riguardo, ci si chiede come si possa  andare in Consiglio comunale impreparati e deliberare un atto d’impulso pro referendum su un progetto perorato solo a parole e non nei fatti?

GERACI CADE NEL LIMBO DELL’EQUILIBRISMO

Ed è qui la prima pessima figuraccia del sindaco Geraci, da cui ci si aspetta altro, almeno un minimo di decisionismo, senza tentennamenti, se non altro per la rilevanza storica di un personaggio eletto ben tre volte sindaco e una volta deputato della Repubblica, negli anni d’oro della Destra di un tempo. E invece Geraci cade  nel limbo dell’equilibrismo. Nel 2015 i due consigli comunali sono chiamati a deliberare contestualmente: Rossano risponde, Corigliano prende tempo e licenzia l’atto a distanza di un anno, perché- secondo Geraci- occorreva sensibilizzare l’opinione pubblica. Nel 2016 porta la pratica in consiglio, in tanti pensano che il monitoraggio abbia prodotto esiti positivi, e finalmente l’assise approva. Poi si ricade in una fase di stand-by che solo il comitato delle cento associazioni riesce a spezzare.

E attraverso una serie di incontri aperti a sindaci e parlamentari si approda a un disegno di legge presentato dal consigliere regionale Giuseppe Graziano, il cui impegno- va detto- ha dato un maggiore impulso alla pratica. Si arriva quindi all’approvazione del referendum, senza però una data. Sul punto si rimane in attesa delle decisioni del presidente Oliverio. Qui entrano in gioco tutti: il sindaco di Cassano e Villapiana che d’un tratto si scoprono favorevoli a una fusione a quattro, puntando sull’area vasta ( senza l’abolizione delle province non è prevista); i consiglieri regionali Mimmo Bevacqua e Orlandino Greco, pronti a investire sulla realizzazione della grande città di Sibari. Che, come è noto ai più, non è affatto impedita qualora si dovessero fondere i comuni di Corigliano e di Rossano. In quanto potrebbe essere integrata per incorporazione successivamente.

GRAVE ASSUMERE NOTIZIE DALLA STAMPA

Geraci strizza l’occhio alla grande città di Sibari. Una vecchia idea la sua,  sin dagli anni Novanta. E tra politica locale, lobby burocratiche e sponde cosentine, cerca di trovare elementi motivazionali. Per prendere tempo e far cadere la nascita della terza città della Calabria “Corigliano-Rossano”. Lo fa, però, nel peggiore dei modi. Calpestando il lavoro/sacrificio di quei tanti che da oltre un decennio credono in questo progetto. E, soprattutto, mettendo sotto i piedi decisioni assunte da due consigli comunali e dalla Regione Calabria. Nel giorno in cui Oliverio convoca i due sindaci per discutere della data per la celebrazione del referendum, Geraci non solo comunica l’indisponibilità a presenziare. Invia addirittura una lettera dove chiede al Governatore il rinvio del referendum e l’ingresso di Cassano.

L’aspetto più grave è che assume notizie raccolte dalla stampa per ricordare le condizioni di cassa del Comune di Rossano. Assemblando dichiarazioni da una parte e dell’altra. Senza mai sentire il dovere di rispondere alla richiesta dell’assessore al bilancio del comune di Rossano Nicola Candiano di continuare la serie d’incontri, voluti dallo stesso Candiano, proprio in tema di finanze. Geraci però decide di colpire l’immagine di una città, nella consapevolezza che, qualora l’ente rossanese dovesse trovarsi con i conti in rosso,  lo Stato interverrebbe a colmare il presunto gap  con apposite agevolazioni. Quindi, alla fine,  la questione “finanze” risulta un “non problema”. Ma pur di “non fare” Geraci entra nella casa altrui, distogliendo l’attenzione sui propri conti soprattutto in materia di contenziosi legali da onorare (sentenze passate in giudicato) che presentano cifre da capogiro.

ALTO IL RISCHIO DI ALIMENTARE FOCOLAI

Non è il caso di trascendere, né di mettersi sullo stesso piano, poiché il rischio di alimentare focolai marginalmente sopiti è alto. Di certo, se il sindaco Geraci esterna prudenza sui conti pubblici, il sindaco Mascaro, se dovesse usare lo stesso metro di misura, potrebbe altrettanto eccepire sul piano etico, morale e dell’immagine. Non dimentichi, il sindaco Geraci, che egli amministra una città sciolta per mafia nel 2011; che la procura della repubblica indaga su appalti sospetti; che tutti i faldoni inerenti le pratiche edilizie sono state sottoposte a sequestro; che tempo fa furono rinvenute registrazioni audio del segretario comunale dai contenuti estremamente gravi e che il tempo sembra abbia cancellato; e tanto altro ancora, di cui più o meno si parla e che non esclude amare sorprese.  A conti fatti sono forse più preoccupanti i temi giudiziari che quelli delle finanze su cui tra l’altro interviene lo Stato.

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