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Fusione e ricorso al Tar, l’ombra di Jorio

di ROSSELLA MOLINARI
fusioneQuorum, voto ai cittadini comunitari, compatibilità economico-finanziaria. Sono alcuni dei punti contenuti nel ricorso promosso da cinque cittadini coriglianesi (tra cui un consigliere di maggioranza e un ex dirigente comunale) teso a bloccare l’iter referendario per la fusione di Corigliano e Rossano. Ma sono anche dei punti contenuti nella relazione a firma di Ettore Jorio ed Enrico Caterini per Fondazione TrasPArenza. La stessa Fondazione che tra le adesioni annovera pure quella del Comune di Corigliano e che ha collaborato alla proposta per la revisione della normativa regionale in materia di fusioni presentata dai consiglieri regionali Orlandino Greco e Franco Sergio.

Punti ricorrenti nelle tesi di chi sostiene la necessità di sospendere la procedura in corso e di azzerare tutto. Contenuti pressoché simili nelle dichiarazioni di chi ha firmato il ricorso al Tar e del professor Jorio che in un post su un social network, così si esprime: “Occorrerebbe cominciare da capo con una legge che preveda: quorum, studi preventivi, voto ai comunitari, ipotesi di statuti approvati preventivamente e partecipati, compatibilità economico-finanziarie”. Possibile ipotizzare un’unica cabina di regia? Chissà.

FONDAZIONE TRASPARENZA, L’ADESIONE DI CORIGLIANO

La Fondazione TrasPArenza è un “soggetto giuridico senza scopo di lucro” che, come si legge nello Statuto, si propone “di operare presso le Regioni e i Comuni, ivi comprese le Unioni, al fi­ne di garantire ad essi una adeguata formazione del personale impegnato nella sfi­da”. Tra le adesioni alla Fondazione vi è, appunto, anche quella del Comune di Corigliano, sancita con delibera di Giunta comunale n. 116/2015 e con il versamento della quota associativa pari a 500 euro.

FUSIONE, LE PAROLE DI JORIO E DI GERACI

Tornando alla fusione di comuni, è ancora il prof. Jorio, sempre su un social network a dire di essere favorevole ma di non essere d’accordo sul come, ribadendo poi che la soluzione ideale sarebbe quella di sospendere l’iter per ripartire con una normativa regionale modificata aprendo alla “grande città della Sibaritide”, definita “motore di ricchezza e di peso internazionale”. Sulla stessa lunghezza d’onda, in un comunicato stampa dello scorso 25 marzo, appariva il sindaco di Corigliano Giuseppe Geraci.

Che ribadiva “l’opportunità di non perdere l’occasione di estendere la fusione in atto anche ai comuni limitrofi, in modo da generare, previo l’approntamento di un accorto studio di fattibilità, la Città della Sibaritide e, con essa, attrarre interessi e occasioni internazionali, funzionali a produrre un concreto sviluppo e una significativa occupazione”. Sempre lo stesso primo cittadino, in un comunicato del 2 maggio scorso evidenziava i “limiti della normativa vigente in materia”.

FUSIONE, LA NORMATIVA REGIONALE E LA PROPOSTA DI MODIFICA

E sulla normativa regionale, la relazione dei proff. Jorio e Caterini è chiara, citando, dopo il caso ben riuscito di Lametia Terme risalente al 1968, il recente caso di Casali del Manco che ha “sollecitato la predisposizione di un disegno di legge riparatorio delle assurdità contenute nella vigente legislazione di settore un elaborato da considerarsi di buon livello …un’ipotesi legislativa che il consiglio regionale farebbe bene ad approvare a breve, per evitare la commissione di danni ulteriori rispetto a quelli prodotti sino ad oggi…Un simile pastrocchio (in una al pericolo che gli stessi vizi potrebbero inficiare l’altra fusione in atto, riguardante i comuni di Corigliano Calabro e Rossano) bene evidenziato nel dibattito politico, finanche consiliare, ha fatto sì che nella quasi immediatezza dell’approvazione della legge-provvedimento n. 11/2017 istitutiva del nuovo comune, fosse elaborata da alcuni consiglieri una proposta di legge di modifica dell’attuale precario quadro legislativo di settore.

Una proposta di legge redatta con il contributo della Fondazione TrasPArenza di Cosenza che riassume, in modo coordinato, il meglio delle discipline regionali attuali e amplia la gamma degli strumenti preparatori e di consultazione, individuando all’occorrenza un apposito referendum preventivo, in coerenza con quanto previsto dal comma 130 della legge Delrio relativamente alla fusione per incorporazione. Non solo. Prevede il ripristino del quorum per il perfezionamento del decisum referendario e alcune salvaguardie in tema di decisioni sociali, soprattutto di quelle che potrebbero compromettere il futuro che, nel caso delle fusioni dei comuni, è da considerarsi senza ritorno…dunque una legge che, se divenuta tale, individuerebbe puntualmente le procedure e gli strumenti preparativi e istruttori, fra i quali un accorto ed esaustivo studio di fattibilità, dal sapore di un vero “progetto industriale”.

FUSIONI DA PERFEZIONARE CON LE NECESSARIE CURE

E ancora. Prevedrebbe, sempre in coerenza con la legge n. 56/2014, la condivisione preventiva e formale, da parte dei consigli comunali degli enti locali che originano la procedura aggregativa interessati, di una bozza di statuto. Tutto questo nella consapevolezza che con le fusioni non si scherza e che, quindi, vanno perfezionate con le necessarie cure, l’indispensabile conoscenza dei “tesori” dei rispettivi comuni e l’apporto delle competenze occorrenti”.

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