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Fusione, referendum: poco rispetto nei confronti degli elettori

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

ReferendumFusione Corigliano-Rossano: il disordine regna. È in atto una vera e propria corsa ad essere ascoltati in Prima Commissione affari istituzionali al fine di perfezionare la legge regionale che formalizzerà la città unica. Le richieste a essere auditi aumentano di giorno in giorno da parte di rappresentanti istituzionali e soggetti privati. Nel frattempo il 22 gennaio 2018 scadono i 60 giorni previsti dalla legge Del Rio per la sua approvazione. Su quest’ultimo punto ecco la solita interpretazione in salsa italiana che gioca sull’equivoco dei termini ordinatori o perentori circa la scadenza: la differenza consta nell’introduzione di sanzioni nel caso il consiglio regionale non dovesse adempiere. Il clima è di totale caos, ma ciò non ci deve meravigliare più di tanto, le dinamiche si conoscono. Il problema è saper individuare il giusto antidoto. Che non è affatto semplice, perché occorre combattere una mentalità che si nutre di fattori culturali troppo radicati.

Tra sceneggiatori e teatranti si sta dando luogo a un pessimo spettacolo che, purtroppo, ci vede tutti coinvolti, anche chi sta abitualmente alla finestra senza esporsi. Eh si, questa vicenda non risparmia proprio nessuno poiché rappresenta una fase storica che interviene su un cambiamento epocale irripetibile. Non sono ammessi alibi per poter giustificare la propria latitanza. Dopo il referendum favorevole al Si del 22 ottobre scorso, la parola d’ordine avrebbe dovuto essere “UNITÁ”. Tutti insieme a governare un processo che richiede una moltitudine di fattori: il coraggio delle scelte, la conoscenza del territorio, la competenza.

FUSIONE, SI ASSISTE A UN DISASTRO COMPORTAMENTALE

Ci saremmo aspettati il coinvolgimento unanime delle istituzioni locali, della classe dirigente, delle organizzazioni sindacali, dell’associazionismo sociale e di categoria, di tutti i sindaci del comprensorio. I vari protagonisti in campo, nessuno escluso, avrebbero dovuto mettere da parte tutto quello che è stato fino alla data del referendum. Sarebbe stato un gesto apprezzato in quanto espressione di quell’umiltà necessaria a saper fare un passo indietro quando si tratta di tutelare gli interessi della comunità. Un atto di maturità, ma anche e soprattutto di rispetto nei confronti degli elettori.  E invece si assiste a un disastro comportamentale provocato da una miscela pericolosa: da un lato interessi e velleità personali, dall’altro le note forze esterne che non vogliono la fusione.

SCONCERTANTE L’ANALISI NEL SUO COMPLESSO

L’analisi dell’esistente fotografa la seguente realtà: i promotori del Si sono divisi per questioni anche di primogeniture; quelli del No non vedono l’ora che il progetto abortisca per poter dire “l’avevamo detto”; la classe politica si muove come un avvoltoio nel tentativo di beccare ciascun componente la strategia giusta; i due sindaci e le due amministrazioni sono ben saldi nel continuare a mantenere  un rapporto freddo che non si scongela e su cui si annida il tentativo di prendere ulteriore tempo prima di dar luogo alla nascita della nuova città.  Con le incombenti elezioni politiche, infine, c’è già chi sgomita nell’adottare tutte le strategie pur di affermarsi, noncurante del sentimento diffuso di malcontento che esiste nelle nostre realtà. Sono solo alcuni aspetti che si colgono, ve ne sono altrettanti su cui è meglio sorvolare, almeno per il momento.

MENTRE IL MEDICO STUDIA IL MALATO MUORE…(VECCHIO ADAGIO)

Se si vuole che il processo di fusione NON naufraghi, occorrerà evitare che la città di Corigliano possa essere inserita nell’elenco dei comuni in cui si andrà a votare per scadenza naturale. Se questo accadrà sarà tutto più difficile in futuro, soprattutto perché i governi ormai cambiano in un batter d’occhio e ci si potrebbe ritrovare un governatore regionale che non sprizza gioia quando si parla di città unica. Attenti, dunque, a non regalare altro tempo a chi gioca sporco su più fronti (la sanità su tutti). Si tergiversa troppo. Viene in mente un vecchio adagio popolare: “mentre il medico studia, il malato muore…”.  Il vero dramma è che continua a non passare il messaggio del NOI, si afferma purtroppo l’IO che tanti danni ha procurato al nostro territorio. Stiamo dimostrando, noi tutti, nessuno esente, inadeguatezza.

Ci siamo battuti per avere collegi elettorali territorialmente omogenei, che comprendono Corigliano e Rossano unite. Vedremo quanti candidati contrapposti, espressione della stessa area, ci saranno! Auspici e appelli d’altronde si perdono nei meandri dell’ignavia. Ed è finanche inutile farli in un tessuto sociale che assiste in silenzio, talvolta vegeta, che a tratti trova punte d’orgoglio sui social ma che si rivela poco incisivo nella realtà. C’è crisi, miseria, povertà, abbiamo perso importanti posti di lavoro determinati dalla dismissione della centrale Enel, dal blocco dell’edilizia, dalla chiusura del tribunale, etc etc. Se poi si muove un minimo di iniziativa privata subito si è pronti a gridare “a lupo a lupo” determinando nuove forme di paralisi. Per non parlare di un certo conservatorismo, pur presente in alcune fasce sociali economicamente importanti, che frena lo sviluppo e alimenta l’economia a ciclo chiuso. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi…

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