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Fusione e referendum, distendere i toni…

L’EDITORIALE DI MATTEO LAURIA

fusioneDistendere i toni! E’ l’imperativo categorico a cui ognuno dovrebbe attenersi in questo processo di grande innovazione sociale, culturale, istituzionale, politica, economica e finanziaria. Il rispetto tra opposte posizioni è segno di civiltà e di democrazia; l’alterazione del dibattito, le offese, le contrapposizioni esasperate non solo dimostrano il contrario, ma rischiano di determinare effetti dirompenti circa il rischio che le due città possano allontanarsi definitivamente e indebolirsi reciprocamente. Non passa in Consiglio comunale a Corigliano il tentativo di revocare la delibera di revoca dell’atto d’impulso (pericolo non del tutto scongiurato), poiché il sindaco Geraci non ha i numeri in Assise. Bene.

Sarà anche stata una strategia poco gradita al popolo del “Sì”, non per questo occorre additare o accusare a tutti i costi. Che si mettano da parte personalismi, velleità o carrierismo politico utilizzando questa tematica. La proposta Geraci, quand’anche controversa, segue un iter legittimo, seppure contrastante all’esigenza di non perdere altro tempo (prezioso) per poter giungere al referendum e, si auspica, alla fusione.

 L’APPELLO DEL VESCOVO MONS. SATRIANO, A TRATTI INASCOLTATO…

diocesi di rossano-cariatiIn tutto questo, significativo e importante è da ritenere l’intervento del Vescovo Mons. Giuseppe Satriano, sensibile, come è giusto che sia, a tutto ciò che può rappresentare un’occasione di sviluppo e di crescita del territorio. Chi svolge ruoli elevati è consapevole della crisi che attraversa una o più comunità, con riferimento anche e soprattutto alla grave crisi occupazionale. Purtroppo, in queste nostre realtà, c’è il sotto traccia, ciò che non si vede, ossia, l’enorme povertà che travolge alcune fasce sociali. Una miseria strisciante, trasversale, che a volte è visibile mentre altre è mascherata dalla dignità che ciascun individuo tenta di conservare. Diremmo erroneamente, perché a vergognarsi dovrebbe essere chi promette, durante le campagne elettorali, i posti di lavoro speculando sulla povera gente.

I toni accusatori da una parte e dall’altra non aiutano il processo di crescita. Occorre fermarsi e ripartire proprio da quanto è emerso dal Consiglio comunale di Corigliano. Senza andare alla ricerca dei perché o dei responsabili. Basta con la caccia alle streghe, da ambo le parti. L’indirizzo politico risultante dal Consiglio va nella direzione del referendum, quel che si suppone e si pensa dietro le quinte appartiene alle ipotesi e alle strategie.Anche se i tempi e il periodo estivo non sono agevoli, da qui a settembre è necessario avviare un tavolo istituzionale congiunto tra i comuni di Corigliano e di Rossano, i cui rappresentanti parlano di fusione ma non s’incontrano mai! Ora è tempo di finirla. Che si tenga in considerazione lanciato dall’alto presule…

 I TEMPI RISTRETTI E LO SFORZO DI PROVARCI

 L’invito è quello di confrontarsi legittimamente sui bilanci, varare uno studio di fattibilità, introdurre il quorum del 30% al referendum. Questioni che non possono essere liquidate in un batter d’occhio, sicuramente. Ma è il caso almeno di provarci, insieme, se non altro per evitare dinamiche che l’uno possa accusare l’altro di scarso attivismo.   Ed è qui che entra in campo la responsabilità del Comune di Rossano, i cui rappresentanti hanno affrontato la tematica della fusione, almeno fino a questo momento, solo ed esclusivamente a botta di comunicati stampa o mediante la presenza fisica (sindaco o delegati) in qualche riunione organizzata dai comitati. Ora è tempo di dimostrare operatività!

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