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Fusione, Pasquale Magno: “Comuni uniti è molto meglio”

Pasquale-MagnoFusione, conurbazione, area urbana: uguale Corigliano-Rossano. Sembra un teorema matematico ma non lo è. O meglio, potrebbe diventarlo.
Nel numero scorso, abbiamo iniziato ad affrontare l’argomento “fusione”, ascoltando il presidente del Consiglio comunale di Rossano, Vincenzo Scarcello. Questa volta tocca al “collega” di Corigliano, Pasquale Magno.
Abbiamo scritto anche che per un “matrimonio” che funzioni, dovrebbe essere necessario un periodo di fidanzamento. Mettendo da parte metafore “familiari” sembra proprio necessaria una fase propedeutica alla fusione, così da far comprendere alle popolazioni che dovranno decidere – tramite un referendum – se il matrimonio “s’ha da fare”, in modo che Corigliano e Rossano potranno camminare “a braccetto” per sempre.
Due realtà molto vicine nel senso fisico, ma lontane, se si vuole, nel modo di pensare, esprimersi e spesso divise nei secoli da pennacchi e campanili. A cavallo degli anni 2000, area urbana a parte, si era aperto uno spiraglio sulla possibilità di istituire la provincia Corigliano-Rossano nell’ambito di quella riorganizzazione che poi vide sorgere Crotone e Vibo Valentia. Non se ne fece nulla perché non si era pronti “culturalmente”.
Oggi, probabilmente, Corigliano e Rossano hanno compreso che solo “insieme” si possono perseguire gli obiettivi che queste due comunità si prefiggono da sempre: autonomia, capacità decisionale, peso specifico aumentato in modo esponenziale in politica. Anche perché, è bene ribadirlo, le due città che confluiscono in una sola, andrebbero a costituire la terza realtà della Calabria, in termini di abitanti, dopo Reggio e Catanzaro.
Ma tutto dovrà passare dal referendum e dall’effettiva capacità politica di far anche comprendere ai cittadini che da soli non si va da nessuna parte.
«È vero – esordisce il presidente dell’assise civica di Corigliano, Pasquale Magno – solo l’unione fa la forza. Soli non andremo da nessuna parte. È tempo di abbattere i campanili e di camminare insieme. L’idea dei consigli comunali scaturisce dalla sensibilità che gli amministratori delle due città hanno sulla fusione».
Pasquale Magno si dice assolutamente convinto della bontà dell’unificazione amministrativa delle due città che così, pur mantenendo le due municipalità, saranno comune unico con un unico sindaco, un solo Consiglio comunale e una giunta.
«La crisi, gli scippi perpetrati in questi anni in tutte le direzioni, dalla sanità alla giustizia, finendo alle infrastrutture che ci erano state promesse e che non sono state realizzate, ci hanno fatto capire che dobbiamo abbattere gli steccati culturali. Corigliano e Rossano, insieme, meriteranno maggior rispetto da parte di tutti i livelli istituzionali. Ovviamente – aggiunge – i passaggi da fare sono tanti, ma non ci spaventano. Le due amministrazioni si stanno confrontando da tempo sull’argomento».
Magno, insomma, scommette ciecamente sulla necessità dell’“operazione fusione”: «Certamente. E poi anche l’intera Piana di Sibari godrebbe dei benefici dell’unione perché le due città farebbero gli interessi di tutti».
Un esempio: la metro di superficie Alto Jonio-Sibari-Crotone che alleggerirebbe questo territorio dall’isolamento in cui versa da sempre.
«Ma dobbiamo essere noi, le istituzioni, ad offrire un esempio positivo alle popolazioni, dimostrando da subito, di poter camminare insieme. Ed effettivamente lo stiamo facendo su temi importantissimi come tribunale, porto, sanità, infrastrutture. In questi mesi non di rado abbiamo visto, fianco a fianco, i sindaci Antoniotti e Geraci, l’uno insieme all’altro nelle battaglie per il territorio».
Insomma, anche a Corigliano, sono tutti ben consapevoli che l’unione farà la forza. Se sono rose…

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